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28/01/2026 ore 17.02
Cultura

Pagliacci torna a casa, al Cilea la grande opera tra radici calabresi e scena internazionale

Debutto venerdì 30 gennaio per il capolavoro di Leoncavallo firmato Polis Cultura

di Redazione

Tutto pronto al Teatro Cilea di Reggio Calabria per accogliere il debutto della prima delle due Opere proposte per il 2026 dalla Polis Cultura, meritoria organizzazione culturale reggina che da 41 anni lavora costantemente nel settore dello spettacolo dal vivo con stagioni di successo tra l’estiva presso l’Arena Alberto Neri e l’invernale al Teatro Cilea.

Venerdì 30 gennaio alle 21 sarà il debutto per Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, spettacolo inserito nella sezione «Le Maschere e i Volti 2026», un progetto finanziato dalla Regione Calabria con risorse POC 2015/2020 Az. 6.8.3.

Rappresentata per la prima volta al Teatro dal Verme di Milano nel 1892 con la direzione d’orchestra di un giovane e ancora poco noto Arturo Toscanini, l’opera è un caposaldo del repertorio verista, ispirata a un fatto di sangue realmente accaduto a Montalto Uffugo (CS), dove Leoncavallo visse alcuni anni della sua infanzia. Un’Opera, quindi, che appartiene profondamente al territorio.

È la notte del 5 marzo 1865 quando la cittadinanza viene sconvolta da un omicidio per mano di Luigi e Giovanni D’Alessandro ai danni del ventenne Gaetano Scavello, al servizio della famiglia del compositore. Sembra che Scavello avesse frustato, con un ramo d’albero, alle gambe un tale Pasquale Esposito, garzone di Luigi D’Alessandro, per essersi rifiutato di spiegare il motivo per cui aveva accompagnato una ragazza nella casa colonica del suo padrone. La sera successiva Luigi D’Alessandro, insieme con il fratello Giovanni, decise di lavare con il sangue l’affronto subito, uccidendo il rivale all’uscita da uno spettacolo. Il padre di Leoncavallo, all’epoca dei fatti magistrato in Calabria, istruì nella parte iniziale il processo che si concluse con la condanna dell’uxoricida a vent’anni di reclusione per Luigi e ai lavori forzati a vita per Giovanni.

Ciò che rende l’Opera immortale risiede nello straordinario equilibrio drammatico tra elaborazione del soggetto legato all’ambiguità tra realtà e finzione, uomo e attore, vita e teatro, la forza espressiva dell’orchestrazione e una trama di forte impatto. Una compagnia teatrale giunge in un paesino del Meridione italiano. Gelosia e tradimento scatenano la tragedia con Canio/Pagliaccio che uccide la moglie Nedda/Colombina e il giovane amante mentre sono in scena davanti al pubblico. Una violenza di genere, con i suoi tratti di possessività e gelosia, che rende l’Opera sempre attuale, trasformando il melodramma in una denuncia sociale capace di richiamare il tema del femminicidio.

La messa in scena vanta un cast artistico e tecnico di grande livello, a partire dal Maestro concertatore e Direttore d’Orchestra Filippo Arlìa che, assieme al patron Chilà, ha voluto fortemente rinnovare la collaborazione con la Polis Cultura dopo i successi degli scorsi anni con Carmen di Bizet, l’omaggio a Maria Callas e la straordinaria Aida nella versione originale di Franco Zeffirelli.

Durante la sua breve ma intensa carriera, Arlìa ha calcato importanti palcoscenici internazionali, dal Carnegie Hall di New York all’Auditorio Nacional de Música di Madrid, fino al Cairo Opera House e al Teatro alla Scala di Milano, dirigendo orchestre come l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, la Cairo Symphony Orchestra, la Jerusalem Symphony Orchestra, i Berliner Symphoniker e I Virtuosi del Teatro alla Scala. Tra gli appuntamenti più recenti, il concerto della Vigilia di Natale dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, andato in onda su Rai 1.

La produzione di Pagliacci è curata dalla stessa Polis Cultura in coproduzione con il Conservatorio Statale di Musica Tchaikovsky, diretto da Valentina Currenti, con la partecipazione dell’Orchestra sinfonica denominata Orchestra Filarmonica della Calabria.

La regia è affidata a Mario De Carlo, artista di origini reggine con importanti collaborazioni in Italia e all’estero. È assistente in teatri quali la Fenice di Venezia, la Filarmonica di Verona, Opera Giocosa di Savona, l’Arena di Verona e il Teatro Massimo di Palermo. Firma i suoi primi spettacoli al Festival Pucciniano di Torre del Lago e al Teatro Scientifico del Bibiena di Mantova per l’Accademia Lirica di Katia Ricciarelli. La sua attività si svolge soprattutto all’estero, con esperienze a Belgrado, Timişoara, Skopje, Bucarest e Seoul. In Romania ha ricevuto per tre volte l’Oscar per l’Opera, premio istituito dal Ministero della Cultura romeno.

Nel ruolo di Canio il tenore Walter Fraccaro, protagonista di una prestigiosa carriera internazionale, affiancato da Marta Leung nel ruolo di Nedda, soprano italo-mauriziano apprezzato per la morbidezza vocale e la raffinatezza musicale. Ivan Inverardi interpreta Tonio, mentre completano il cast il tenore Francesco Napoleoni nel ruolo di Beppe e il baritono Gianni Giuga in quello di Silvio.

Il Coro è l’International Opera Choir diretto da Giovanni Mirabile, progetto principale dell’Associazione Frequenze & Armonici, affiancato dal coro di voci bianche Note Celesti, diretto da Alessandro Bagnato, nato in seno all’Associazione Mater Dei di Reggio Calabria con la direzione artistica di Mariaflavia Bellantone e Caterina Zeffiro.