Palmi, la musica sacra diventa racconto del tempo pasquale
Il 29 marzo nella Chiesa del Rosario la seconda edizione del concerto promosso da OCC, con il Coro Manfroce e le meditazioni di Mons. Maniago
La Domenica delle Palme segna l’ingresso nella Settimana Santa e, con essa, un tempo che invita alla riflessione e all’ascolto. In questo contesto si inserisce la seconda edizione di Mysterium Paschale, il concerto in programma il 29 marzo alle ore 19.00 nella Chiesa Maria SS. del Rosario.
L’iniziativa si inserisce all’interno della rassegna regionale Mysterium Paschale, promossa dall’Organizzazione Cori Calabria (OCC) su tutto il territorio calabrese, con il coinvolgimento dei cori aderenti. Un progetto condiviso che unisce musica e riflessione, realizzato in collaborazione con Feniarco – la Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali, di cui l’OCC fa parte – e con il supporto di realtà associative del territorio, tra cui l’Associazione Musicale IbicoLab e il Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia.
A Palmi, il percorso sarà affidato al Coro Polifonico “N. A. Manfroce”, diretto dal maestro Daniele Ciullo, con l’accompagnamento al pianoforte della maestra Natalia Tatievskaia. La sua presenza rappresenta un elemento fondamentale nell’equilibrio dell’esecuzione: il pianoforte non è semplice supporto, ma parte integrante del tessuto sonoro, capace di sostenere, guidare e dialogare con le voci, contribuendo a definire dinamiche, colori e profondità interpretativa.
Tra un brano e l’altro, le meditazioni di Mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, accompagneranno l’ascolto. Si tratta di testi condivisi nell’ambito della rassegna regionale, proposti in tutti i concerti dell’OCC, che creano un filo conduttore comune tra le diverse esecuzioni in Calabria. Brevi interventi pensati per accompagnare, più che interrompere, il flusso musicale, offrendo spunti di riflessione sul significato della Settimana Santa e del mistero pasquale.
Il concerto è costruito come un itinerario coerente, in cui ogni brano contribuisce a definire un clima di ascolto e interiorità. Si apre con il Salve Regina di Arvo Pärt, compositore estone tra i più rappresentativi della musica contemporanea sacra: una pagina meditativa, eterea ma allo stesso tempo potente, costruita su linee essenziali e sospese, capace di creare un’atmosfera di raccoglimento immediato.
Le composizioni di Karl Jenkins, autore gallese noto per il suo linguaggio accessibile ma profondamente evocativo, accompagnano il cuore del percorso con Ave verum, Fac ut portem e Stabat Mater. L’Ave verum si distingue per il suo carattere molto dolce, quasi intimo, capace di creare un momento di sospensione e delicatezza. Fac ut portem si sviluppa invece attraverso atmosfere profondamente commoventi, in cui la scrittura musicale accompagna l’ascoltatore dentro una dimensione di partecipazione emotiva. Lo Stabat Mater, infine, rievoca in tutta la sua potenza il mistero della Pasqua: un brano che richiede grande delicatezza ma, allo stesso tempo, forza ed estensione vocale, attraverso cui viene espresso con intensità il dolore della madre davanti alla perdita del figlio, Cristo sulla croce.
Con Antonio Vivaldi, figura centrale del barocco italiano, il programma si apre a una scrittura più luminosa e strutturata: il Gloria, tra i brani più iconici del repertorio sacro, introduce una dimensione solenne e riconoscibile, mentre il Cum sancto spiritu, vivace e articolato, mette in evidenza la capacità delle diverse parti vocali di intrecciarsi e incastrarsi tra loro con precisione ed energia.
Accanto a questi, trovano spazio i brani di tradizione spiritual come Peter go ring dem bells e Somebody’s. Apparentemente più leggeri e immediati, questi spirituals custodiscono in realtà una riflessione profonda: Somebody’s richiama il tema della fede e del peccato, mentre Peter go ring dem bells apre alla dimensione della vita oltre la morte, inserendosi così in modo coerente all’interno del percorso pasquale.
Un passaggio particolarmente suggestivo è affidato alle scene tratte dall’Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck: un viaggio nell’aldilà che prende forma in un’atmosfera tetra e fortemente evocativa, in cui Orfeo si rivolge a furie e spettri per ottenere l’accesso agli inferi e tentare di salvare la sua Euridice.
A chiudere il percorso, De’ nostri avi di Nicola Antonio Manfroce, compositore palmese dell’Ottocento, si distingue per il suo carattere brioso e per un chiaro invito alla pace, sintetizzato nei versi «ogni mal vada in oblio, pace torni in questo dì». Un brano che restituisce una dimensione più luminosa e corale, in cui il messaggio si apre alla comunità.
Un programma che mette in evidenza anche la versatilità del Coro “Manfroce”, capace di attraversare linguaggi e repertori diversi – dal sacro allo spiritual, fino all’opera – mantenendo coerenza espressiva e identità sonora.
Ne emerge un itinerario essenziale, in cui musica e parola si intrecciano per restituire il senso di un tempo che invita a fermarsi. La Domenica delle Palme, con la sua ambivalenza tra festa e passione, diventa così il punto di partenza di un cammino che il concerto prova a raccontare con sobrietà, affidandosi alla forza della musica e alla profondità del silenzio che la attraversa.