Sezioni
21/06/2026 ore 11.59
Cultura

Roccella, Nicola Savino e l'età dell'oro di via Massena: «Eravamo i ministri della leggerezza»

Al Festival dell’argomento a piacere di Roccella Jonica il conduttore si è raccontato a Tommaso Labate. Dagli inizi come fonico di Fiorello allo sguardo sul presente: «Oggi ai giovani manca il sacro fuoco dentro»

di Ilario Balì

Cuffie in testa, mani sulla consolle, testa bassa e zero pretese. Prima del successo in radio e in televisione per Nicola Savino c’è stato il silenzio del retrobottega. Lo ha raccontato senza filtri sul palco di Roccella Jonica, ospite del Festival dell’Argomento a Piacere intervistato da Tommaso Labate.

Un viaggio che parte da lontano, da quando la notorietà non era nemmeno un’ipotesi sul tavolo. «Per la radio la mia era un’ossessione», ammette Savino. Una gavetta vera la sua, d'altri tempi, passata a fare il lavoro sporco osservando dall’altra parte del vetro i giganti muoversi davanti al microfono. «Facevo il fonico di Fiorello, ero l’ultima ruota del carro», ha confessato senza falsa modestia. Eppure, proprio da quella sedia dietro ai cursori del mixer Savino ha imparato il ritmo, i tempi della comicità e la scrittura dell'intrattenimento.

La chiamata dopo l’invio di un curriculum lo ha portato dritto nel cuore pulsante della radiofonia italiana di quegli anni. Un indirizzo che per chiunque abbia amato quel mezzo è una specie di santuario: via Massena a Milano, la casa di Radio Deejay. In quegli studi si stava scrivendo la storia della cultura pop del Paese, spesso senza nemmeno rendersene conto. «In via Massena c’era un clamoroso allineamento di pianeti, di giovani affamati e determinati che insieme si sono trovati bene e poi sono diventati chi conosciamo», ricorda lo showman. Erano gli anni di Linus, Albertino, Fiorello, Amadeus e Jovanotti. Un gruppo di ventenni che ha rivoluzionato il linguaggio dei media in un’alchimia di talento forse irripetibile. «Era un periodo di grandi cambiamenti nel mondo, e noi eravamo i ministri della leggerezza», aggiunge Savino con un sorriso che ha unito orgoglio e un pizzico di malinconia.

Al lavoro di regia Savino affianca presto la passione per la musica, riuscendo ad entrare al numero 2 in classifica con il remix della colonna sonora di Fiorenzo Carpi scritta per lo sceneggiato tv Pinocchio. «Arrivai a vendere 300 mila copie guadagnando un sacco di soldi - ricorda ancora - Cecchetto? Chiuse due occhi e non disse nulla».

Il passaggio in voce esattamente 30 anni fa nei panni di “ups” (uomo della strada) a Deejay Chiama Italia con Linus, «Uno che - afferma - ha sempre concesso libertà editoriale assoluta». Savino ha avuto poi una consolidata carriera nel commento televisivo, presentando i format incentrati sui vari "dopo" di grandi programmi di successo, come quelli legati all'Isola dei Famosi, X Factor e ovviamente il Festival di Sanremo. «Ho fatto 4 Dopofestival e ne rifarei altri 14 - ha scherzato - è un maglione molto comodo per me, l’unico programma in cui vado a braccio senza il copione».

Il racconto roccellese diventa infine inevitabilmente un’occasione per guardare al presente. «Oggi ai giovani manca il sacro fuoco dentro - ha ammesso Savino - Ma non è il classico rifugio del "si stava meglio prima", perché per me non si stava meglio prima, ma sicuramente è un po’ cambiato il paradigma, e trovare ragazzi disposti a lavorare nei fine settimana diventa complicato. Preferiscono farlo in smart in condizioni migliori delle nostre».