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21/06/2023 ore 23.10
Cultura

Rocco Barbaro, dal "menefotto" che fece innamorare la Dandini all’uscita in costume: «Una carriera che non finisce mai»

Il famoso comico e cabarettista si racconta a Il Reggino mentre è in viaggio dopo lo spettacolo al Mare Fuori di Villa San Giovanni
di Marina Crisafi

40 anni di carriera sempre all’insegna della comicità più sferzante, dell’umorismo più ironico e pungente, alla ricerca della risata, “quando c’è, e se non c’è, menefotto!”. Di chi stiamo parlando? Ma di Rocco Barbaro, naturalmente. Il famoso comico e cabarettista di Reggio Calabria si è raccontato a noi de IlReggino.it in un’amabile conversazione mentre è in viaggio dopo lo spettacolo di cabaret di domenica al Mare Fuori di Villa San Giovanni.

Rocco, in viaggio dopo le serate reggine?

«Sì. Sono stato a Cannavà, un paesino vicino Rizziconi nella piana di Gioia Tauro dove abbiamo lavorato sabato sera in occasione della X edizione della Festa dell’Amicizia, in questa realtà bellissima e storica, interessante, nel grande regno dell’olio realizzato da questa famiglia inglese Acton-Taccone che si è trasferita addirittura qua dal Nord per coltivare quest’attività meravigliosa, da conoscere. Domenica, invece, sono stato al Mare Fuori Restaurant di Villa San Giovanni per una bella seratina tra amici».

Una carriera lunghissima: da Zelig alla Dandini, il ricordo più imbarazzante e quello più bello?

«Una carriera che non finisce mai (risate, ndr). Guarda, tendo sempre a cancellare i ricordi imbarazzanti, non ricordo le cose brutte ma sempre le cose belle. Ecco, un ricordo bello è di qualche sera fa. Ho lavorato in una realtà molto affascinante, un agriturismo immerso nella pace, nella natura, lontano dai rumori, con un pubblico attento, una dimensione ideale, anche dal punto di vista della scenografia. Questo è un bel ricordo, recente ovviamente, perché in 40 anni di attività è difficile andare a ripescarli tutti. Ma sono tanti i bei ricordi soprattutto quando il pubblico risponde e io sono in grado di far rispondere il pubblico. Qualche volta invece ho sbottato mentre facevo lo spettacolo … ».

Raccontaci…

«È successo in Calabria, in una serata in cui c’era stata un’organizzazione un po’ carente e sono uscito fuori dai gangheri, sono esploso, ma la gente si è divertita lo stesso nonostante la mia performance, direi piuttosto aggressiva. Ero al teatro Garden di Cosenza, sono uscito sul palco addirittura in costume, arrabbiato, perché mi hanno fatto arrivare con urgenza, raccomandandomi massima puntualità perché doveva iniziare lo spettacolo e poi mi hanno lasciato in camerino per quasi due ore prima di entrare in scena. Così quello che è entrato in scena era un Rocco Barbaro incazzato e in slip, ma hanno apprezzato lo stesso questo mio essere sincero, fuori dai binari. Pensa, era in occasione di un concorso di Miss Italia (altre risate, ndr)».

Domanda seria: cos’è per te Reggio Calabria?

«Reggio Calabria credo che sia una città piena di belle persone, di persone intelligenti, capaci, volenterose e poi ci sono anche gli aspetti poco piacevoli. Quando vado da mio padre, ad esempio, che abita in un quartiere popolare spesso devo fare veramente un rally perché è pieno di buche. Le solite cose insomma … che avevo un po’ dimenticato abitando al Nord. Non ho mai visto una buca in Veneto dove vivo ormai da 15 anni. Però, forse col tempo Reggio Calabria diventerà il fiore meraviglioso che può essere…».

A proposito di Reggio, da dove nasce il “Menefotto”?

«Il Menefotto nasce da un modo di dire che appartiene ai noi reggini e io l’ho recuperato, e quando l’ho inserito nel monologo che ho portato alla Dandini per il provino che ho sostenuto per essere preso nella sua trasmissione, lei se ne è innamorata e l’ha contestualizzato nel Pippo Chennedy Show. Così ha avuto la forza che ha avuto».

Se non fossi riuscito a fare il comico avresti continuato a fare il ferroviere?

«Credo di no perché poi io sono stato licenziato, col mio assenso, naturalmente, volevo farmi licenziare. Credo che forse un’alternativa al comico sarebbe stata, quella che mi è sempre piaciuta, fare il cameriere, perché c’è un’affinità tra l’essere comico e il servire ai tavoli… Il cameriere, quando è garbato, gentile, serve qualcosa alla gente, mentre il comico serve la risata, se poi facesse anche ridere il cameriere sarebbe il massimo!».

Di cosa parli nei tuoi spettacoli?

«Io porto sempre in scena la mia storia, parlo di me, della mia vita di comico, della mia vita anche personale, per cui ho approfittato di alcune vicende della mia esistenza per farle diventare divertenti, comiche. Ma fondamentalmente parlo di me stesso, e poi ci sono le mie schegge, i miei aforismi, le mie battute che di tanto in tanto declamo al pubblico cercando l’effetto risata…».

Un esempio?

«Un aforisma che ho scritto pensando alla Calabria, all’ospitalità: “la sacra ospitalità dei calabresi è stata spesso confusa coi sequestri”. E lì c’è un boato perché prima ci pensano e poi ridono».

Prossimi appuntamenti in Calabria?

«Prossimi appuntamenti sono ancora da ultimare, sarò prima in Sicilia, mentre in Calabria tornerò l’8 agosto a Capo Vaticano, ma ci saranno altre date che in questo momento sono da definire».

Una battuta dedicata alle donne: com’è l’ispettore Coliandro?

«L’ispettore Coliandro è una bella fiction, una cosa leggera che comunque ha funzionato molto bene. L’attore, Giampaolo Morelli, sembra che piaccia molto, per quel poco che sono riuscito a cogliere di lui, è una persona simpatica e divertente».