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04/11/2026 ore 09.01
Economia e lavoro

A Reggio il gioco d’azzardo pesa più della spesa alimentare delle famiglie: oltre 4.300 euro giocati per adulto

il territorio reggino al quarto posto nazionale nella graduatoria che incrocia volume delle giocate e assistenza pubblica censita. Altre tre province calabresi figurano tra le prime dieci

di Redazione

Reggio Calabria è quarta in Italia nella classifica che incrocia l'intensità del gioco d'azzardo con la disponibilità di centri pubblici di cura censiti per affrontare le dipendenze. Un dato che colloca il territorio reggino nella fascia più critica della graduatoria nazionale e accende i riflettori su un fenomeno dalle profonde implicazioni economiche, sociali e sanitarie.

Nel 2025, secondo la nuova analisi pubblicata da GiocoResponsabile.info, aggiornata al 3 novembre 2026, nella provincia di Reggio Calabria il volume delle giocate ha raggiunto 4.323 euro per adulto, con una media di 692 euro al mese per famiglia. Una cifra che supera di 103 euro la spesa alimentare media regionale, pari a 589 euro mensili, e che risulta nettamente superiore anche all'affitto medio di riferimento, quantificato in 369 euro.

Il confronto restituisce la dimensione economica del fenomeno, ma richiede una precisazione fondamentale: non significa che ogni famiglia reggina spenda effettivamente 692 euro al mese in scommesse, slot machine, lotterie o piattaforme online. Si tratta di una media statistica territoriale, ottenuta dividendo il volume complessivo delle giocate per il numero delle famiglie residenti. Il dato, inoltre, riguarda il denaro movimentato attraverso il gioco, non le perdite nette effettivamente sostenute.

A rendere ancora più delicata la situazione di Reggio Calabria è un secondo elemento. Nella piattaforma nazionale «Uscire dal gioco» dell'Istituto Superiore di Sanità non risulta censito alcun centro pubblico per il trattamento del disturbo da gioco d'azzardo nella provincia reggina.

È un'assenza che deve essere interpretata correttamente. La mancata registrazione nella piattaforma non dimostra necessariamente che sul territorio non esistano strutture o professionisti impegnati nel contrasto alle dipendenze. Il censimento viene infatti aggiornato dalle strutture stesse e potrebbe non comprendere tutti i servizi effettivamente attivi.

Rimane tuttavia una criticità nella rappresentazione della rete pubblica di assistenza: proprio in un territorio caratterizzato da volumi di gioco particolarmente elevati, il sistema nazionale di rilevazione non restituisce la presenza di presidi pubblici dedicati.

Il caso reggino assume un significato ancora più rilevante se inserito nel contesto regionale. La Calabria, infatti, presenta quattro province tra le prime dieci in Italia nella graduatoria che combina intensità del gioco e disponibilità di centri pubblici censiti. Oltre a Reggio Calabria, figurano Vibo Valentia, Crotone e Catanzaro, tutte accomunate dall'assenza di strutture pubbliche registrate nella piattaforma dell'ISS.

Vibo Valentia occupa il quinto posto nazionale, immediatamente dopo Reggio Calabria, con 4.097 euro giocati per adulto nell'arco del 2025 e una media mensile familiare di 661 euro. Anche in questo caso il volume medio delle giocate supera sia la spesa alimentare regionale sia l'affitto medio di riferimento.

Crotone è sesta in Italia, con 3.983 euro per adulto all'anno e 633 euro mensili per famiglia. La differenza rispetto alla spesa alimentare media regionale è di 44 euro al mese.

Catanzaro si colloca all'ottavo posto, con 3.778 euro giocati per adulto e una media familiare mensile di 598 euro, superiore di 9 euro rispetto ai 589 euro della spesa alimentare regionale.

Fuori dalle prime dieci posizioni si trova invece Cosenza, ventiduesima a livello nazionale, con 3.794 euro per adulto all'anno e 581 euro mensili per famiglia. Anche questo territorio presenta un volume di gioco significativo, con una media familiare superiore all'affitto medio di riferimento. A differenza delle altre quattro province calabresi, a Cosenza risulta censito un centro pubblico di cura.

La fotografia complessiva della Calabria evidenzia dunque una concentrazione particolarmente significativa di territori nella parte più critica della graduatoria nazionale. Reggio Calabria guida questo quadro regionale, seguita da Vibo Valentia, Crotone e Catanzaro, mentre Cosenza presenta comunque indicatori economici che meritano attenzione.

Il problema, però, non riguarda soltanto la Calabria. Secondo l'indagine, la piattaforma dell'Istituto Superiore di Sanità censisce in Italia 241 centri per il trattamento del disturbo da gioco d'azzardo, dei quali 197 pubblici. In 28 delle 103 aree territoriali considerate non compare alcun servizio pubblico registrato.

Le prime dieci province della graduatoria nazionale, comprese le quattro calabresi, condividono proprio questa caratteristica: nessun centro pubblico censito nella piattaforma di riferimento.

Un altro indicatore contribuisce a comprendere la portata del fenomeno. In 31 province italiane su 103, il giocato medio mensile per famiglia supera la spesa alimentare. In 54 province supera anche l'affitto medio sostenuto dalle famiglie che vivono in locazione.

Per Reggio Calabria, dove la differenza rispetto alla spesa alimentare raggiunge 103 euro mensili, il confronto risulta particolarmente marcato. Ma anche in questo caso è necessario distinguere il valore statistico delle giocate dai comportamenti individuali e dalle somme effettivamente perdute.

La distinzione tra denaro giocato e denaro perso è essenziale per interpretare correttamente i numeri. Il volume complessivo delle giocate comprende infatti anche le vincite successivamente rimesse in gioco e non coincide con la perdita economica netta dei giocatori.

Secondo il Libro Nero dell'Azzardo 2026, richiamato dall'analisi, nel 2025 gli italiani hanno perso complessivamente 21,88 miliardi di euro, a fronte di oltre 165 miliardi di euro giocati.

Dietro queste cifre si nascondono conseguenze che possono andare ben oltre il bilancio familiare. Quando il gioco diventa compulsivo, possono emergere indebitamento, conflitti domestici, isolamento sociale e problemi psicologici, con ripercussioni non soltanto sulla persona direttamente coinvolta, ma anche sull'intero nucleo familiare.

È proprio su questo terreno che il dato di Reggio Calabria assume una rilevanza particolare. Il quarto posto nazionale nella graduatoria dell'indagine e l'assenza di centri pubblici registrati nel censimento dell'ISS pongono una questione che riguarda l'accessibilità dei servizi, la conoscenza dei percorsi di assistenza e la capacità del territorio di intercettare tempestivamente le situazioni di rischio.

La questione coinvolge le istituzioni regionali, le aziende sanitarie, i servizi sociali e le amministrazioni locali. Le campagne di sensibilizzazione rappresentano uno strumento importante, ma da sole non bastano: servono percorsi di prevenzione e cura accessibili, strutture facilmente individuabili e una rete territoriale capace di offrire risposte concrete alle persone e alle famiglie.

Da Reggio Calabria, dunque, emerge un segnale che riguarda l'intera regione. La diffusione del gioco d'azzardo non può essere valutata soltanto attraverso il denaro movimentato, ma deve essere letta insieme alla disponibilità e alla visibilità dei servizi di assistenza. È nell'incrocio tra questi due elementi che l'indagine individua una delle principali criticità calabresi, riportando al centro del dibattito pubblico la necessità di rafforzare la prevenzione e il contrasto alle dipendenze.