Anche Assoaeroporti certifica il boom del Tito Minniti, ma a Ita che spinge (solo) su Lamezia non interessa
L’Aeroporto dello Stretto chiude il 2025 a quota 977mila, il miglior risultato di sempre che manca la soglia simbolica del milione per poco più di 22mila passeggeri, mentre restano senza risposte ufficiali i tempi di apertura del nuovo terminal e la compagnia di bandiera concentra il rafforzamento delle rotte sull’hub lametino
Il dato ufficiale di Assoaeroporti chiude il 2025 del Tito Minniti con una cifra che vale più di una statistica: 977.984 passeggeri, record storico assoluto per lo scalo di Reggio Calabria, con una crescita superiore al 56% rispetto all’anno precedente.
Dicembre, mese del Natale e dei rientri, ha comunque fatto segnare 73.869 passeggeri commerciali, - quasi 6mila in meno del dicembre 2024 che registrò 79.428 passeggeri - e una domanda che resta solida anche sulle rotte internazionali Ryanair. Il bilancio complessivo fotografa uno scalo in forte espansione, che si ferma a poco più di 22 mila passeggeri dalla soglia simbolica del milione. Una distanza numericamente ridotta, politicamente pesante.
È in questo punto che il racconto smette di essere soltanto aeroportuale e diventa strutturale. Perché mentre Reggio cresce nei flussi e consolida il proprio bacino di utenza, ITA Airways ha progressivamente ridotto la propria presenza sullo Stretto nel corso dell’anno. Prima il ridimensionamento delle frequenze su Milano Linate – con un taglio drastico da 3 ad 1 -, poi la cancellazione di alcuni voli serali a novembre su Roma Fiumicino. Un arretramento che hai già raccontato e che oggi trova una nuova conferma indiretta.
Nel momento in cui su Reggio Calabria non arrivano nuovi annunci, la compagnia di bandiera sceglie infatti di rafforzare Lamezia Terme, aggiungendo per l’estate 2026 il terzo volo giornaliero su Milano Linate e il quarto su Roma Fiumicino. Una redistribuzione della capacità che sposta rotazioni, slot e frequenze verso l’hub regionale, lasciando lo scalo dello Stretto fuori dalla strategia di espansione.
Il paradosso è tutto nei numeri: Reggio cresce, riempie gli aerei, batte record storici, ma resta ai margini delle scelte industriali della compagnia di bandiera. Se nel 2025 non ci fosse stata la “ritirata” di Ita, probabilmente il milione lo si sarebbe superato. Perché il “quasi milione” certificato da Assoaeroporti racconta un potenziale che rischia di trasformarsi in soffitto strutturale, se non accompagnato da una rete di collegamenti tradizionali stabile e competitiva.
A questo quadro si somma un altro nodo irrisolto, forse il più delicato: la nuova aerostazione del Tito Minniti. Gennaio è finito e, con esso, la finestra temporale che aveva fatto intravedere l’inizio del 2026 come possibile mese di inaugurazione. Oggi, però, non esiste una data ufficiale di apertura e non si conosce lo stato reale di avanzamento dei lavori. Il risultato è un silenzio che pesa quanto i numeri record.
Il paradosso si completa qui: Reggio Calabria cresce nonostante i limiti infrastrutturali, continua ad operare dentro una struttura che avrebbe già dovuto essere consegnata alla città e al sistema aeroportuale, mentre la nuova aerostazione resta sospesa tra slittamenti e indiscrezioni. Un’incertezza che incide sulla programmazione delle compagnie, sull’attrattività dello scalo e sulla credibilità complessiva del progetto di rilancio.
Il 2025 consegna così un aeroporto più forte nei dati e più fragile nelle scelte strategiche che lo circondano. Elementi che, messi insieme, raccontano un Tito Minniti che corre più veloce delle decisioni chiamate a sostenerlo.
Il milione mancato per poco più di ventiduemila passeggeri resta lì, come una linea sottile tra ciò che è stato conquistato dal mercato e ciò che rischia di restare incompiuto per assenza di visione. Ed è proprio su questa linea che si gioca la partita più importante per il futuro dello scalo dello Stretto.