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09/02/2026 ore 15.56
Economia e lavoro

Aspettando i ristori dopo la tempesta: la costa jonica cerca di rimanere a galla tra spiagge sparite e balneari sull'orlo della crisi

In diretta da Condofuri il format di LaC Tv ha raccontato le difficoltà delle imprese balneari ancora in ginocchio ed in attesa di un supporto fattivo che allontani - tra l'altro - la morsa della burocrazia

di Silvio Cacciatore

Dentro la Notizia, oggi in diretta su LaC TV e su LaC Play, ha messo al centro il dopo ciclone Harry lungo la fascia jonica reggina: ristori annunciati, piattaforme aperte per la rendicontazione dei danni, eppure sul territorio resta una sensazione netta di sospensione.

In studio, con Salvatore Bruno, la deputata M5S Anna Laura Orrico ha incalzato il Governo partendo dall’audizione del ministro Nello Musumeci, giudicata insufficiente rispetto alla portata dell’emergenza: ha ricordato che il primo stanziamento citato in trasmissione riguarda 100 milioni per più regioni, a fronte di un quadro danni definito ben più pesante. Sullo sfondo, la polemica politica sui tagli ai fondi contro il dissesto idrogeologico e la richiesta di misure più rapide e mirate.

Uno snodo della puntata è stato il capitolo assicurazioni: Orrico ha attaccato l’impianto delle polizze obbligatorie contro gli eventi catastrofali, sostenendo che nel decreto attuativo «sono state escluse mareggiate e maremoti», proprio mentre Calabria e isole fanno i conti con un fronte mare devastato.

Un tema che, nel racconto del territorio, si è trasformato in una beffa: l’obbligo per varie attività slitta a marzo 2026, e intanto chi lavora sulla costa resta scoperto nel momento più critico.

Il cuore della trasmissione, però, si è spostato a Condofuri Marina con l’inviato Silvio Cacciatore, insieme a due imprenditori balneari: Massimo Nucera, presidente Federbalneari Calabria, e l'imprenditore balneare Salvatore Sarica. Qui le parole hanno avuto il peso del terreno: cantieri, spiagge scomparse, concessioni in bilico, stagionali appesi a una chiamata.

Nucera ha spiegato che la stagione «è già iniziata», perché per rimettere in sesto strutture e arenili servono mesi. E ha messo a fuoco il timore più concreto: la burocrazia, «più di un’altra mareggiata», mentre i dipendenti aspettano di sapere se ci sarà lavoro o se toccherà partire altrove.

Sarica ha descritto la ferita di San Lorenzo in termini numerici e fisici: «mancano 150 metri di spiaggia» e il dislivello tra lungomare e battigia arriva a circa cinque metri. Per lui, ripartire a breve diventa impossibile senza un intervento vero, con opere e tempi certi. Nel collegamento è emersa anche l’amarezza per l’attenzione istituzionale percepita a macchia di leopardo: «il ministro da queste due località balneari non è passato», ha detto, chiedendo che la fascia più colpita venga guardata negli occhi, qui, dove l’estate rischia di non cominciare.

Il confronto è poi entrato sul tema del ponte sullo Stretto. Nucera ha rivendicato la priorità dei ristori per far ripartire le aziende e trattenere lavoro, parlando anche della necessità di progetti di difesa costiera strutturati. Orrico ha rilanciato l’idea di indirizzare risorse disponibili verso famiglie e imprese, chiamando in causa le scelte regionali sui fondi e i tagli alla prevenzione.

La tensione più alta è arrivata in chiusura, quando Nucera ha spostato il fuoco su ciò che ha definito «il ciclone più importante»: la Bolkestein e l’incertezza sulle concessioni, già tradotta in revoche e bandi in alcuni comuni. Il ragionamento è stato secco: investire per riparare oggi senza la garanzia di poter lavorare domani significa rischiare di ricostruire per altri. Da qui la frase più tagliente, consegnata in diretta come ultimatum politico e sociale: «se si risolve il problema della Bolkestein… siamo disposti tutti gli imprenditori balneari a rifiutare i ristori. Noi vogliamo la tranquillità e basta».