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28/10/2026 ore 06.30
Economia e lavoro

Bergamotto, Previtera apre alla DOP e tende la mano dopo la sentenza del Tar: «Evitiamo il Consiglio di Stato, perderemmo altri due anni»

Il presidente del Comitato promotore IGP in diretta a "Dietro i Fatti" su LaC Tv invita a superare il contenzioso. Sul tavolo le garanzie territoriali del disciplinare, gli interessi degli agricoltori e le richieste della grande distribuzione

di Silvio Cacciatore

Dopo cinque anni di battaglie, ricorsi e contrapposizioni che hanno diviso il mondo del bergamotto reggino, dal fronte favorevole all'IGP arriva un'apertura destinata a riaccendere il confronto sul futuro dell'agrume simbolo della provincia. Rosario Previtera, presidente del Comitato promotore per il Bergamotto di Reggio Calabria IGP, tende la mano ai sostenitori della DOP, prospettando la possibilità di una futura trasformazione del riconoscimento europeo e invitando, nel frattempo, a evitare un nuovo passaggio davanti alla giustizia amministrativa. Un eventuale ricorso al Consiglio di Stato, dopo la recente sentenza favorevole all'IGP del TAR Lazio, rischierebbe infatti di allungare ulteriormente i tempi di una certificazione attesa da anni.

«Nulla osta che in futuro, quando si sarà consolidato il marchio IGP, quindi sarà approvato, se ci saranno le condizioni, la volontà degli agricoltori, i documenti e gli studi necessari, perché no? Si potrà parlare eventualmente di una trasformazione dell'IGP in DOP», afferma Previtera in diretta su LaC Tv ospite di “Dietro i Fatti News”, introducendo una prospettiva che potrebbe rappresentare un terreno di confronto con quanti hanno sostenuto un percorso differente per il riconoscimento del frutto.

[Rivedi la puntata su LaC Play]

Una disponibilità che il presidente del Comitato promotore, intervistato da Elisa Barresi nel format condotto da Pierpaolo Cambareri, accompagna con un richiamo ai precedenti tentativi di avvicinamento: «In passato c'è stata questa sorta di proposta nei tavoli istituzionali, ma non c'era la documentazione necessaria». Il tema, dunque, era già stato affrontato, senza che maturassero le condizioni per procedere.

L'apertura arriva in un momento particolarmente delicato. La pronuncia del TAR Lazio ha respinto le contestazioni contro il percorso dell'IGP, ma resta la possibilità che i ricorrenti decidano di rivolgersi al Consiglio di Stato. Ed è proprio a loro che Previtera indirizza un appello esplicito: «Io spero che nessuno si metta di traverso perché si metta prima una mano sulla coscienza, si renda conto che è inutile fare l'ulteriore ricorso in questo caso al Consiglio di Stato che ci farebbe perdere almeno altri due anni».

Il tempo, del resto, è uno degli elementi centrali della questione. Secondo Previtera, il mercato attende da tempo una certificazione capace di accompagnare il bergamotto reggino nei circuiti commerciali nazionali ed europei. «Già la GDO, la Grande Distribuzione Organizzata, da un paio di anni ci chiede: ma questo bergamotto è IGP sì o no? Lo vogliamo a marchio per poterlo distribuire in tutto il Nord Italia e in tutto il Nord Europa».

Una richiesta che, nelle parole del presidente, restituisce la dimensione economica di una controversia che rischia di incidere sulle prospettive di crescita dell'intero comparto. L'obiettivo è valorizzare il frutto fresco, ampliandone gli sbocchi commerciali rispetto alla tradizionale destinazione alla produzione dell'olio essenziale.

Previtera cita prezzi storicamente riconosciuti agli agricoltori di 40-60 centesimi al chilogrammo per il bergamotto destinato all'essenza, a fronte della prospettiva di raggiungere 1,60-2 euro per il frutto fresco. Una differenza considerevole per un territorio che, secondo i dati richiamati dal Comitato, conta circa duemila ettari coltivati nell'area vocata. A sostegno delle potenzialità commerciali, il presidente riferisce anche di una recente segnalazione dalla Francia, dove il bergamotto italiano sarebbe stato proposto nella grande distribuzione a 4,60 euro.

Ma il confronto con il fronte DOP investe anche un altro aspetto fondamentale: la tutela dell'origine territoriale e delle diverse fasi della filiera. Una delle contestazioni rivolte all'IGP riguarda infatti il timore che il riconoscimento possa consentire l'ingresso di prodotto proveniente da aree esterne a quella tradizionalmente vocata.

Su questo punto Previtera rivendica le garanzie inserite nel disciplinare. «Il Bergamotto di Reggio Calabria IGP è esclusivamente quello coltivato e prodotto nell'area vocata che da Villa San Giovanni arriva a Monasterace, 51 comuni dove si produce il Bergamotto di Reggio Calabria».

Il presidente sottolinea inoltre una disposizione che considera decisiva: «Abbiamo scritto all'articolo 8 che tutte le fasi di lavorazione e trasformazione si devono realizzare all'interno dell'area vocata». Una scelta che, secondo il Comitato, rafforza i vincoli territoriali normalmente associati alla certificazione IGP e risponde alle preoccupazioni sull'effettiva provenienza del prodotto.

Nel ragionamento di Previtera trova spazio anche la possibilità di valorizzare contemporaneamente i due riconoscimenti, mantenendo la DOP già esistente per l'essenza e introducendo l'IGP per il frutto. Una coesistenza che il presidente considera un elemento distintivo e che, nella sua prospettiva, potrebbe precedere un eventuale ulteriore percorso di certificazione.

Resta naturalmente da capire se l'apertura del Comitato promotore IGP troverà disponibilità dall'altra parte. La possibilità di discutere una futura DOP per il frutto è subordinata a condizioni tecniche, documentali e alla volontà degli agricoltori, mentre l'eventuale impugnazione della sentenza del TAR resta una decisione autonoma dei soggetti interessati.

La novità, però, è significativa: dopo anni di divisioni e una battaglia giudiziaria tuttora potenzialmente aperta, chi ha sostenuto il percorso IGP dichiara di non escludere quello della DOP in una fase successiva. E chiede agli interlocutori di evitare un altro contenzioso che, secondo le stime del Comitato, potrebbe costare al bergamotto reggino almeno altri due anni di attesa. Una mano tesa che adesso attende una risposta.