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30/08/2026 ore 15.38
Economia e lavoro

Confesercenti Calabria: «Imprese e famiglie rischiano una nuova spirale recessiva»

Aloisio: «Nel nostro territorio l’impatto dei rincari è ancora più pesante». Baggetta chiede interventi sul costo dell’energia, agevolazioni fiscali e incentivi accessibili alle piccole attività

di Redazione

L’aumento dei costi energetici rischia di produrre conseguenze ancora più pesanti in Calabria, dove il tessuto produttivo è composto prevalentemente da micro e piccole imprese, caratterizzate da margini ridotti, una minore capacità finanziaria e un mercato interno strutturalmente più debole. A lanciare l’allarme è Confesercenti Calabria, che chiede misure straordinarie a sostegno delle attività economiche e delle famiglie.

Secondo i dati diffusi a livello nazionale dall’associazione, tra giugno e agosto 2026 la maggiore spesa sostenuta dalle imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è stimata in circa 870 milioni di euro. Le bollette elettriche sarebbero aumentate di oltre il 40%, con punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi. In alcuni casi gli incrementi avrebbero raggiunto addirittura il 90%.

«Questi numeri sono preoccupanti per tutto il Paese, ma dobbiamo essere consapevoli che lo stesso aumento percentuale non ha il medesimo peso in tutti i territori», afferma Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria.

«In Calabria partiamo da condizioni strutturali più difficili. Il nostro sistema produttivo è costituito in larghissima parte da imprese di piccole e piccolissime dimensioni, spesso sottocapitalizzate, che hanno una capacità molto inferiore di assorbire aumenti improvvisi dei costi. Per un’attività commerciale, un bar, un ristorante o una struttura ricettiva, migliaia di euro di spesa energetica aggiuntiva possono rappresentare la differenza tra riuscire a mantenere un equilibrio economico e trovarsi in seria difficoltà».

L’allarme, però, non riguarda soltanto le imprese. Il rincaro dell’energia pesa contemporaneamente sui bilanci delle famiglie e rischia di provocare un effetto a catena sull’intera economia regionale.

«È questo l’aspetto che ci preoccupa maggiormente – prosegue Aloisio –. Da una parte aumentano i costi delle imprese, dall’altra diminuisce il reddito disponibile delle famiglie. Quando i nuclei familiari sono costretti a destinare una quota maggiore del proprio bilancio alle bollette, inevitabilmente riducono gli altri consumi. Per il commercio, la ristorazione e i servizi significa subire contemporaneamente l’aumento dei costi e la possibile diminuzione dei ricavi».

Una dinamica particolarmente pericolosa in una regione nella quale la debolezza della domanda interna rappresenta già uno dei principali ostacoli alla crescita.

A indicare gli interventi ritenuti necessari è Francesco Baggetta, direttore regionale di Confesercenti Calabria. «Non possiamo pensare di affrontare una situazione di questo tipo affidandoci esclusivamente alla capacità di resistenza delle singole imprese. Servono strumenti concreti, rapidi e facilmente accessibili, soprattutto per le micro e piccole attività che hanno minori possibilità di assorbire questi aumenti».

Secondo Baggetta, occorre intervenire sul costo dell’energia, sulla fiscalità e sugli oneri presenti nelle bollette, rafforzando contemporaneamente gli strumenti destinati agli investimenti in efficienza energetica, autoproduzione e riduzione strutturale dei consumi.

«È altrettanto importante che le misure siano calibrate sulla reale struttura del sistema produttivo calabrese. Un piccolo esercizio commerciale o un’attività di somministrazione non possono affrontare investimenti complessi attraverso gli stessi strumenti pensati per le imprese più grandi. Servono procedure semplici, incentivi realmente utilizzabili e un accesso al credito che consenta agli imprenditori di programmare gli interventi senza compromettere la liquidità aziendale».

Confesercenti nazionale ha chiesto anche un intervento sulle componenti Asos e sulla fiscalità dell’energia, evidenziando il rischio che i maggiori costi vengano trasferiti sui prezzi finali, alimentando nuovamente l’inflazione.

«La transizione energetica e la nuova instabilità dei mercati ci dicono che probabilmente non siamo davanti a un’emergenza temporanea – conclude Aloisio –. Dobbiamo smettere di affrontare il problema soltanto quando esplode. Occorre costruire strumenti strutturali che proteggano le imprese più vulnerabili e tutelino il potere d’acquisto delle famiglie. In Calabria non è soltanto una questione energetica: è una questione di tenuta economica e sociale».