Dall'intermodalità all'allungamento della pista: cosa manca per fare del principe "Tito Minniti" un Re dei cieli
Un piano ambizioso che aggiorna lo scalo e ne rilancia l’immagine, ma che lascia ai margini i collegamenti stabili con ferrovia, porto e Messina e rinvia il confronto sulla 15/33, snodo decisivo per il vero salto di qualità dell’aeroporto dello Stretto
L'Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria è un po' come quel giovane principe che attende solo che gli venga indicata la via per diventare un grande Re. Perché se è vero che c’è il Masterplan Aeroportuale ufficiale, quello reso noto in questi giorni e che parla delle nuove sale imbarchi, dei gate, dei parcheggi, del Turn Pad e dei pannelli fotovoltaici, c’è poi un Masterplan "ombra", quello che si intravede proprio nelle sue "omissioni". Perché il Piano di sviluppo aeroportuale 2023-2035 del Tito Minniti aggiorna sicuramente lo scalo ed è qualcosa che in riva allo Stretto sembra più un sogno che realtà. Un piano che accompagna fuori il Tito Minniti da una dimensione ormai vecchia di decenni e lo porta dentro una cornice più moderna. Però lascia sullo sfondo alcuni nodi che potrebbero valere al Principe il titolo di monarca (dei cieli): l’intermodalità vera e l’allungamento della pista. Un salto di scala che, al momento, resta fuori campo.
Il primo vuoto pesa più di quanto sembri, e partiamo per l'appunto dall'intermobilità. Alla presentazione pubblica del Masterplan, nell’agosto 2023, la stessa Sacal aveva indicato tra le criticità da rimuovere il miglioramento dei collegamenti con la stazione ferroviaria, con la Sicilia e con le Isole Eolie. Nella versione resa nota oggi, però, quell’asse strategico non emerge come infrastruttura centrale del piano. Eppure il tema esiste, eccome. Nel 2024 è stato approvato il Docfap per il collegamento tra stazione e aerostazione, partendo proprio dall’ipotesi di un sistema a guida vincolata, un people mover o similare, con alternative di tracciato rialzato e a raso; Enac si è mostrata favorevole al tracciato sopraelevato, mentre il dibattito sui costi di gestione resta apertissimo. Il punto, però, viene prima della tecnologia: un aeroporto dello Stretto che vuole crescere davvero ha bisogno di un accesso integrato e riconoscibile, non di una somma di soluzioni sparse.
Oggi, invece, il quadro dei collegamenti continua a dare l’idea di una rete frammentata. La Regione Calabria parla, nel Piano Regionale dei Trasporti delineato dalla giunta Occhiuto, di stazione "Reggio Calabria Aeroporto" servita da una navetta gratuita a richiesta per i passeggeri in partenza e ricorda anche linee dedicate dal porto in coincidenza con aliscafi e navi dalla Sicilia. Altrove, invece, vengono indicati autobus urbani, una navetta fino al porto e un servizio su prenotazione da Messina e per le Eolie nel periodo estivo; Trenitalia, dal canto suo, commercializza il collegamento come treno più bus passando da Reggio Calabria Centrale con le linee 27 e 28. Tutto utile, certo. Tutto ancora troppo disperso per diventare la spina dorsale di uno scalo che ambisce al milione di passeggeri. E dentro questa fragilità pesa anche il rapporto con il porto di Reggio, che la stessa Regione definisce nodo importante per i collegamenti con Messina e le Eolie, segnalando però carenze infrastrutturali e l’assenza di un collegamento diretto con l’aeroporto.
Il secondo nodo è quello della pista. Il Masterplan interviene sulle aree di movimento, prevede una nuova piazzola per l'allineamento (il cosiddetto Turn Pad) e il rifacimento delle pavimentazioni, resta però dentro il sedime esistente e ribadisce che gli interventi avverranno senza nuovo consumo di suolo naturale. È una scelta coerente con l’impianto ambientale del documento, sicuramente eco-friendly, forse troppo: perché è anche il punto in cui il piano smette di guardare oltre. D'altronde la discussione sull’allungamento della 15/33 non nasce oggi. Il Quadro conoscitivo del Psc di Reggio richiama esplicitamente il prolungamento della pista tra le azioni prioritarie dello scalo insieme al collegamento con i vettori marittimi e alle linee ferroviarie e autobus ioniche e tirreniche; vecchi dossier Enac ricordano inoltre che il prolungamento della pista era già previsto e in piccolissima parte attuato negli anni passati, dentro una storia segnata da vincoli urbanistici e da una configurazione operativa complessa. In altre parole, il tema non è fantasioso né estemporaneo: è un dossier rimasto aperto, che oggi scompare dal racconto ufficiale proprio mentre si discute del futuro dello scalo.
Ed è proprio per questo che parliamo di Masterplan ombra. Non perché quello pubblicato non sia valido, anzi tutt'altro dal momento che porta fattivamente il Tito Minniti nel presente, sistema funzioni, accessi, servizi e immagine dello scalo. Quello che manca, il Masterplan ombra, riguarda il passo successivo: fare dell’aeroporto una vera porta dello Stretto, collegata in modo stabile alla ferrovia, al porto, a Messina, agli aliscafi, ai flussi di un’area che vive già come bacino unico; e aprire senza timidezze la discussione sull’infrastruttura di volo, sull’operatività futura, sulla possibilità di accogliere meglio nuove compagnie e nuovi aeromobili. Finché questi due capitoli resteranno fuori dal documento, il rischio è che il piano accompagni l’aeroporto fino al nuovo millennio, lasciando ancora in sospeso il vero salto verso il futuro. Ma siamo convinti che di questi due aspetti ne sentiremo parlare molto presto, e non solo per l'ormai accesissima campagna elettorale che a maggio incoronerà un altro Re: quello della Città dello Stretto.