Diga del Metramo, il paradosso dell’acqua: milioni di metri cubi e un sistema ancora da completare
L’approfondimento del Sole 24 Ore riporta l’attenzione sull’invaso di Galatro. Nel 2018 un finanziamento da 26,5 milioni per completare il sistema, poi i contenziosi e il cambio di progetto. Nel 2026 la Regione inserisce tra le priorità del PNIISSI un nuovo intervento con un fabbisogno da 45 milioni.
Una grande riserva d’acqua nel cuore della Piana di Gioia Tauro, un territorio che avrebbe bisogno di quella risorsa per l’agricoltura e un sistema infrastrutturale che, dopo anni di progetti e finanziamenti, deve ancora essere completato.
La diga Castagnara sul fiume Metramo, nel territorio di Galatro, torna sotto i riflettori dopo l’approfondimento pubblicato il 14 agosto dal Sole 24 Ore, che ha riportato all’attenzione nazionale una vicenda che attraversa da anni la programmazione delle opere idriche calabresi.
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano economico, l’invaso ha una capacità di 26,5 milioni di metri cubi d’acqua, mentre la capacità potenziale di fornitura annua sarebbe di 35 milioni di metri cubi, una quantità sufficiente a irrigare circa 8mila ettari di terreno agricolo, approssimativamente un terzo della Piana di Gioia Tauro. Oggi, riferisce ancora il Sole 24 Ore, verrebbe utilizzata soltanto una quota intorno al 5%, sufficiente a servire circa 400 ettari.
Sono numeri che il quotidiano mette al centro del paradosso del Metramo. Ma per comprendere perché il potenziale dell’invaso non sia ancora pienamente sfruttato bisogna andare oltre la fotografia di oggi e ripercorrere gli atti prodotti negli ultimi anni.
Ed è qui che emerge una storia fatta di finanziamenti, lavori avviati e fermati, contenziosi e cambi di progettazione, fino alla nuova proposta che nel 2026 la Regione Calabria ha collocato tra le priorità della propria programmazione idrica.
I 26,5 milioni finanziati nel 2018
Uno dei passaggi fondamentali risale al 2018. Con il decreto ministeriale 526/2018, nell’ambito del Piano straordinario degli interventi nel settore idrico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti finanziò con 26,5 milioni di euro un intervento relativo al Metramo.
La denominazione contenuta negli atti chiarisce la portata del progetto: completamento della galleria di derivazione dall’invaso della diga Castagnara sul fiume Metramo, adduzioni dallo sbocco della galleria alle utilizzazioni intersettoriali, impianto di potabilizzazione di Laureana di Borrello e centrale idroelettrica.
Lo stesso MIT, annunciando nel novembre 2018 l’intesa sul Piano invasi, indicava per il Metramo un finanziamento da 26,5 milioni finalizzato al completamento della galleria di derivazione e all’ottimizzazione dell’uso plurimo dell’acqua.
Non si trattava, dunque, soltanto di una condotta per l’irrigazione, ma di un sistema più ampio destinato a consentire diversi utilizzi della risorsa.
Quattrocento metri di galleria, poi i lavori si fermano
A ricostruire ciò che è accaduto successivamente è direttamente la Regione Calabria, nella risposta fornita nell’ottobre 2023 all’interrogazione consiliare sul completamento e l’attivazione della diga. Il Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente confermava innanzitutto il finanziamento ministeriale da 26,5 milioni di euro.
Specificava inoltre che attraverso quelle risorse erano state finanziate una parte della galleria destinata a collegare la diga con l’area agricola collinare e montana di Galatro e San Pietro di Caridà, nei Piani della Prateria, e una parte della condotta che avrebbe dovuto collegarsi con il potabilizzatore. A quella data, però, risultavano realizzati circa 400 metri di galleria.
La Regione indicava esplicitamente le ragioni dello stop: i contenziosi con la ditta appaltatrice, che avevano «rallentato o meglio fermato» le operazioni di realizzazione, ai quali si era aggiunto il periodo della pandemia, che aveva bloccato per diverso tempo le attività relative all’intervento.
Il cambio di strada: addio alla vecchia galleria
La stessa risposta della Regione contiene un passaggio decisivo per comprendere l’evoluzione successiva del progetto. Il 14 giugno 2023, la Regione aveva chiesto alla competente direzione del Ministero la convocazione di un tavolo tecnico-operativo e una prima parte del trasferimento delle risorse per avviare le attività legate al finanziamento. Dal confronto era però emersa la necessità di cambiare soluzione.
A pesare erano anche i tempi dei ricorsi tra il concessionario della diga e i soggetti espropriati lungo il tracciato dell’incompiuta galleria di derivazione. Regione e Consorzio di Bonifica decisero così di lavorare a una differente soluzione progettuale, mantenendo gli obiettivi del precedente finanziamento ma prevedendo una nuova e diversa dorsale di adduzione, non più realizzata in galleria. Il documento regionale utilizza parole inequivocabili: la nuova progettazione avrebbe dovuto rendere l’intervento un lotto funzionale, «abbandonando definitivamente l’idea della galleria».
La nuova soluzione avrebbe dovuto comunque garantire gli obiettivi individuati per il sistema: fornire acqua potabile ai Comuni della Piana di Gioia Tauro e a parte del Vibonese e acqua per l’irrigazione delle aree agricole di Galatro, San Pietro di Caridà e Laureana di Borrello.
È questo uno dei punti centrali della vicenda: il progetto originario finanziato nel 2018 non è semplicemente rimasto immutato in attesa di essere completato. Dopo i problemi incontrati dalla galleria, le istituzioni hanno scelto di ripensare il sistema di adduzione.
Nel 2024 il Metramo torna nelle richieste degli agricoltori
La questione arriva nuovamente al centro del dibattito nel febbraio 2024, durante la protesta degli agricoltori a Rosarno. Nel corso dell’incontro con il presidente della Regione Roberto Occhiuto, ANSA riferì che tra le questioni affrontate c’era anche quella della diga del Metramo, con la prospettiva di utilizzare la risorsa sia per l’irrigazione dei campi sia per la produzione di energia elettrica. Un segnale di quanto il tema dell’utilizzo dell’invaso sia strettamente legato alle esigenze del comparto agricolo della Piana.
Nel 2026 il nuovo progetto entra tra le priorità della Regione
L’ultimo capitolo documentato porta al 2026. Nel gennaio scorso il Consorzio di Bonifica della Calabria ha approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali, il DOCFAP, relativo ai «Lavori per il completamento e ottimizzazione del sistema irriguo con estensione e utilizzo plurimo delle acque della Diga Castagnara sul fiume Metramo».
Pochi giorni dopo arriva un passaggio ancora più significativo. Nell’elenco ufficiale delle proposte della Regione Calabria per l’aggiornamento del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, il PNIISSI, il progetto del Metramo compare al secondo posto.
La scheda regionale indica come soggetto attuatore il Consorzio di Bonifica della Calabria, come livello progettuale disponibile il DOCFAP e attribuisce all’intervento una priorità «ALTA». Soprattutto, indica un importo totale di 45 milioni di euro e un fabbisogno della stessa entità. La richiesta riguarda progettazione e realizzazione.
Un passaggio sul quale è necessario essere precisi: i 45 milioni non risultano nella scheda come un finanziamento già assegnato. Sono l’importo complessivo e il fabbisogno della proposta presentata nell’ambito dell’aggiornamento del PNIISSI.
Dal vecchio progetto alla nuova programmazione
È mettendo in fila questi elementi che la vicenda del Metramo assume contorni più chiari. Nel 2018 vengono destinati 26,5 milioni di euro al completamento della galleria di derivazione e alle altre opere per l’utilizzo plurimo delle acque. Negli anni successivi vengono realizzati circa 400 metri di galleria, ma i contenziosi con l’appaltatore e successivamente il periodo Covid fermano le operazioni.
Nel 2023 la Regione decide, insieme al Consorzio di Bonifica, di cambiare impostazione e lavorare a una nuova dorsale di adduzione, abbandonando la soluzione della vecchia galleria. Nel 2026 il nuovo progetto arriva al livello di DOCFAP e viene inserito dalla Regione al secondo posto tra le proposte prioritarie per il PNIISSI, con un fabbisogno quantificato in 45 milioni di euro.
In questo quadro si inserisce oggi l’approfondimento del Sole 24 Ore, con i suoi numeri sulle potenzialità dell’invaso e sulla quantità di acqua effettivamente utilizzata. Il punto, dunque, non è l’assenza della risorsa. È il percorso, ancora da completare, necessario a renderla pienamente disponibile per il territorio.
E mentre l’acqua diventa una risorsa sempre più strategica per l’agricoltura e per gli stessi sistemi idrici, il Metramo resta una delle grandi questioni infrastrutturali, non solo per la Piana di Gioia Tauro, ma per tutta la regione. Un invaso già realizzato, un vecchio progetto superato dopo anni di difficoltà e una nuova programmazione sulla quale si gioca adesso la possibilità di trasformare quelle potenzialità in una risorsa concretamente utilizzabile.