Sezioni
21/01/2026 ore 18.00
Economia e lavoro

Il commercio che non decolla e i saldi che sono più un romantico ricordo che un espediente efficace: l'analisi di Lorenzo Labate

Negli studi de ilReggino.it, il presidente di Confcommercio Reggio Calabria, analizza lo stato delle attività produttive cittadine e traccia le possibili direttrici di sviluppo guardando al 2026. «Per questa città una sola priorità è chiara: le infrastrutture»

di Aldea Bellantonio

Presidente Labate, partiamo dai saldi invernali appena conclusi. Che bilancio si può fare?

«Il saldo, così come è stato pensato e strutturato decenni fa, oggi ha perso gran parte della sua efficacia. Rimane una tradizione, quasi un rito da onorare, ma dal punto di vista commerciale non rappresenta più uno strumento determinante. Sono cambiate le abitudini dei consumatori, il modo di acquistare e il contesto in cui operano le imprese».

Quanto pesa la concorrenza dell’online?

«Pesa moltissimo. Oggi ci confrontiamo con grandi multinazionali del commercio online che hanno una forza finanziaria enorme. La realtà del nostro territorio, invece, è fatta soprattutto di micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che non possono competere con chi ha magazzini sterminati e può permettersi sconti e promozioni durante tutto l’arco dell’anno».

C’è poi il nodo della fiscalità.

«È il problema principale e non è affatto secondario. Molti colossi del web riescono a eludere la tassazione nazionale avendo sedi legali all’estero. Questo crea due mercati distinti: uno in cui le imprese italiane devono sottostare a una pressione fiscale tra le più alte d’Europa e un altro che gode di vantaggi competitivi enormi. È una concorrenza sleale che mette in difficoltà il commercio tradizionale».

Il saldo, però, mantiene un valore simbolico.

«Sì, ha un aspetto romantico. Ricordo quando ero ragazzo: il saldo era una festa, il momento in cui si acquistavano capi importanti rimandati durante l’anno. Oggi, invece, spesso diventa un acquisto di accumulo, legato al fast fashion, con prodotti di scarsa qualità che durano poco, a scapito di capi ben fatti che potrebbero durare anni».

A Reggio Calabria incide anche il fattore climatico.

«Incide eccome. Qui facciamo i saldi di inizio stagione, non di fine stagione. L’inverno, alle nostre latitudini, arriva spesso dopo Natale, mentre i saldi partono proprio all’inizio di gennaio. Un calendario unico nazionale non tiene conto delle differenze climatiche: il clima di Milano non è quello di Reggio Calabria».

Cosa andrebbe cambiato?

«Bisognerebbe rivedere le date, anticiparle o posticiparle, oppure consentire promozioni anche durante il periodo natalizio. Non ha senso dire a un cliente che a Natale non si può fare uno sconto e una settimana dopo sì, soprattutto quando durante le festività si concentrano le spese più importanti per le famiglie».

Il 2025 che bilancio restituisce al commercio locale?

«È un bilancio in linea con quello degli anni precedenti. Le conseguenze della pandemia si fanno ancora sentire. Molte aziende non si sono mai riprese del tutto e si portano dietro debiti accumulati in quel periodo, soprattutto verso il fisco. In molti casi gli imprenditori hanno dovuto scegliere se pagare le tasse o garantire la sopravvivenza dell’attività».

Oggi fare impresa è sempre più complicato.

«Il commercio al dettaglio in Italia supera il 70% di prelievo fiscale. Lo ripeto spesso: fare impresa in Italia è un’impresa. È difficile per chi vuole aprire un’attività, ma anche per chi dovrebbe proseguire quella di famiglia. Non a caso molte aziende finiscono con una generazione e non trovano continuità».

Quanto incidono le strategie dei grandi marchi?

«Molto. In alcuni casi si crea una vera e propria autoconcorrenza. Gli stessi marchi che riforniscono i negozi fisici vendono online gli stessi prodotti a prezzi più bassi. A questo si aggiunge il ruolo degli outlet, anche digitali, che immettono sul mercato collezioni passate a prezzi stracciati. Il commerciante tradizionale resta schiacciato da dinamiche che non controlla».

In questo scenario complesso, quali settori stanno crescendo?

«La ristorazione e l’enogastronomia stanno vivendo una fase positiva. Le abitudini sono cambiate: si cucina meno in casa e si cerca sempre più l’esperienza del mangiare fuori. È un settore che rappresenta un’eccellenza italiana, fondata su qualità e sicurezza, e che continua a crescere anche sul nostro territorio».

Guardando al 2026, quali sono le priorità per Reggio Calabria?

«Fare previsioni è difficile, viviamo un’epoca di cambiamenti rapidissimi, dalla digitalizzazione all’intelligenza artificiale, che inciderà profondamente sul mondo del lavoro. Per Reggio Calabria, però, una priorità è chiara: le infrastrutture».

In particolare?

«L’alta velocità ferroviaria sarebbe una svolta radicale. Consentirebbe di collegarci in modo efficace con il resto d’Italia e renderebbe possibile un turismo di breve durata, il cosiddetto city break. Senza collegamenti efficienti è difficile immaginare uno sviluppo turistico strutturato».

E il ruolo dell’area dello Stretto?

«È centrale. Messina è la nostra città gemella. Condividiamo storia, cultura e identità. Questa simbiosi va recuperata e rafforzata, così come il rapporto con Taormina e con la provincia reggina. Dalla Piana alla Locride ci sono realtà imprenditoriali dinamiche che possono diventare linfa vitale anche per il capoluogo».

C’è infine il tema dell’accoglienza.

«Molto dello shopping, soprattutto durante le festività, arriva dalla provincia. Dobbiamo essere pronti ad accoglierla meglio, con parcheggi, collegamenti, servizi e orari più flessibili. Non è pensabile che sul corso, alle nove di sera, sia tutto chiuso».

Reggio Calabria è pronta a questo cambiamento?

«Reggio non è una città priva di risorse. È una città bella, accogliente, e ce lo dicono soprattutto i visitatori. Ora serve una scossa, un cambio di passo culturale, per trasformare queste potenzialità in sviluppo reale per il commercio e per l’intero territorio».