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26/01/2026 ore 11.50
Economia e lavoro

La sfida della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale: quale futuro per i lavoratori Enel?

Giancarlo La Monica, coordinatore provinciale Ugl Telecomunicazioni Reggio Calabria: «All’interno del perimetro dell’azienda si registrano esuberi stimati tra il 30% e il 40%, numeri allarmanti che mettono a rischio centinaia di lavoratrici e lavoratori. La clausola sociale deve essere uno strumento reale di tutela e non un mero adempimento formale»

di Redazione

«Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una fase di profonda trasformazione, resa ancora più complessa dall’accelerazione dei processi di digitalizzazione e dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. Un cambiamento che non può e non deve tradursi in perdita di posti di lavoro o in un arretramento delle tutele: la vera sfida è governare l’innovazione mettendo al centro le persone e l’occupazione». È quanto Giancarlo La Monica, coordinatore provinciale Ugl Telecomunicazioni Reggio Calabria. 

«In questo contesto si colloca lo sciopero che ha recentemente coinvolto tutto il mondo Enel, un segnale forte e inequivocabile di un disagio ormai strutturale. All’interno del perimetro Enel si registrano esuberi stimati tra il 30% e il 40%, numeri allarmanti che mettono a rischio centinaia di lavoratrici e lavoratori. A oggi, l’azienda non ha ancora fornito risposte chiare e concrete su come intenda affrontare questa situazione, alimentando un clima diffuso di incertezza e preoccupazione.

Desta inoltre forte preoccupazione la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nelle System House che operano sugli appalti Enel, molti dei quali rientrano nella clausola sociale prevista nel passaggio all’ATI 3G–Deloitte. Per queste persone il futuro appare oggi particolarmente incerto: mancano garanzie chiare sulla continuità occupazionale, sulle sedi di lavoro e sul reale rispetto degli impegni assunti nei cambi di appalto. Una condizione che rischia di scaricare sui lavoratori il peso delle scelte industriali e organizzative.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda proprio la tenuta della clausola sociale, che rischia di essere progressivamente svuotata del suo significato. Nelle ultime gare d’appalto, infatti, non è stato previsto il principio di territorialità: le aziende aggiudicatarie non garantiscono l’apertura di sedi nelle città in cui i lavoratori operano attualmente, prospettando invece lo spostamento delle attività fuori regione o in altre città. Una scelta che comporta gravi conseguenze organizzative, economiche e familiari per i lavoratori coinvolti.

Questo modello non è accettabile. La clausola sociale deve essere uno strumento reale di tutela e non un mero adempimento formale. Deve garantire continuità occupazionale, rispetto dei territori e dignità del lavoro, soprattutto nei passaggi di appalto che coinvolgono grandi gruppi come Enel e le relative filiere. In assenza di questi presupposti, si rischia di compromettere definitivamente un meccanismo fondamentale di protezione dei lavoratori.

Le priorità sono chiare: difendere l’occupazione, contrastare gli esuberi, garantire il pieno rispetto della clausola sociale – inclusi i lavoratori delle System House – e governare i processi di trasformazione del lavoro. L’obiettivo deve essere quello di affrontare il cambiamento senza lasciare indietro nessuno, valorizzando competenze, professionalità e futuro delle persone.

Solo attraverso un confronto serio, responsabile e partecipato sarà possibile costruire un settore delle telecomunicazioni moderno, innovativo e allo stesso tempo equo e sostenibile», conclude Giancarlo La Monica, coordinatore provinciale Ugl Telecomunicazioni Reggio Calabria.