Nel giorno dell’IGP, il bergamotto di Reggio Calabria si divide tra futuro e polemica
Nel giorno in cui si celebra una tappa fondamentale per il futuro del bergamotto di Reggio Calabria, con l’audizione pubblica sul disciplinare per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), una polemica rischia di oscurare l’importanza di questo momento storico. Lo scontro esploso tra Conpait e il maestro Iginio Massari, sul mancato coinvolgimento dei pasticceri reggini nel cosiddetto “Campionato del bergamotto”, mette in evidenza una fragilità territoriale che non possiamo più ignorare.
L’audizione pubblica, tenutasi stamattina presso la Cittadella regionale a Germaneto, ha visto partecipare rappresentanti del settore agricolo e delle istituzioni locali, tutti riuniti insieme al comitato promotore per definire le regole che tuteleranno il bergamotto come prodotto unico al mondo. Un passo fondamentale per garantire qualità e origine, ma anche per proteggere un’identità territoriale troppo spesso minacciata da iniziative esterne. E proprio qui si inserisce il tema della polemica, che colpisce al cuore la comunità reggina.
La polemica Conpait-Massari: un’occasione persa?
Il campionato di pasticceria dedicato al bergamotto, guidato dal celebre maestro Iginio Massari, ha sollevato un polverone. A infiammare gli animi è stata la denuncia di Conpait: i pasticceri reggini, coloro che quotidianamente lavorano il bergamotto trasformandolo in eccellenze riconosciute, sono stati esclusi dall’evento. L’intervento di Angelo Musolino ha evidenziato come la richiesta di valorizzare i professionisti locali sia stata non solo ignorata, ma addirittura punita, con la sua rimozione dall’incarico di presidente di giuria.
«Coinvolgere i pasticceri locali nell’organizzazione e non solo nel concorso non è un dettaglio, ma una questione di rispetto e identità» ha dichiarato Musolino. Il gesto di estrometterlo dalla giuria dimostra, secondo lui, come si sia persa un’opportunità di promuovere non solo il prodotto, ma l’intera filiera calabrese.
Il problema è interno: manca la coesione
Il problema potrebbe non essere tanto l’approccio di Massari, che ha legittimamente promosso un evento personale, quanto l’assenza di coesione e progettualità sul territorio. «Massari non è il nemico – afferma Christian Zuin, CEO di Protur Media e da anni impegnato nel mondo della comunicazione turistica ed enogastronomica -. Siamo noi che non abbiamo saputo costruire una rete solida che tuteli il bergamotto e il suo valore» ha dichiarato. La critica, dunque, si sposta dalla figura di Massari alla mancanza di un fronte comune che impedisca a iniziative esterne di trattare il bergamotto come un semplice ingrediente, privo del suo legame con il territorio.
Per Zuin, continuare a puntare il dito contro Massari è sterile. «La pluralità non deve diventare sinonimo di divisione. Dobbiamo rispondere a queste situazioni con azioni concrete, costruendo una rete coesa e inclusiva». La vera sfida, secondo lui, è quella di valorizzare il bergamotto con progetti autentici, che non siano solo un pretesto per fare branding personale.
Un simbolo che merita unità
La verità che esce fuori dalla giornata di oggi è potente ed allo stesso tempo amara: il bergamotto, pur essendo il simbolo della Calabria, soffre la stessa frammentazione che colpisce molti altri aspetti del territorio. Mentre da una parte si discute del suo futuro con il disciplinare IGP, dall’altra si assiste a uno scontro che rivela quanto sia fragile la visione strategica locale.
Il bergamotto di Reggio Calabria non è un agrume come gli altri: è cultura, tradizione e potenziale economico. Ma senza unità, senza una progettualità chiara e condivisa, rischia di diventare un’occasione persa. Serve un cambio di passo, un impegno collettivo per trasformare questo frutto in un valore reale per tutta la comunità. La giornata di oggi dovrebbe essere un monito: il bergamotto merita più di una polemica. Merita un futuro.