✕
Sezioni
04/10/2026 ore 06.30
Economia e lavoro

Nuova SS106, ecco la Variante 4: il "Cavallo di Troia" dell’ammodernamento che lascia due terzi della Jonica a carreggiata singola

Ultima tappa del nostro viaggio nelle quattro alternative del Dibattito Pubblico per ridisegnare la Statale tra Reggio e Catanzaro. È la soluzione meno costosa, d'altronde il 67% del tracciato resterebbe a carreggiata singola: quattro corsie solo agli estremi e un futuro raddoppio ancora tutto da finanziare

di Silvio Cacciatore

C’è una parola che, più delle altre, racconta la Variante 4 della nuova Statale 106: «raddoppiabile». Non quattro corsie, dunque, ma una strada progettata in maniera tale da poterle avere un giorno. Ed è dentro questa differenza, apparentemente sottile, che si nasconde quello che potremmo definire il “Cavallo di Troia” dell’intero Dibattito Pubblico.

Perché sulla carta parliamo sempre della nuova SS106 tra Reggio Calabria e Catanzaro, di 144,4 chilometri di infrastruttura e 33 svincoli. Ma una volta aperto il progetto, la sostanza cambia parecchio: soltanto il 33% del corridoio sarebbe in categoria B, con carreggiate separate e due corsie per senso di marcia. Sul restante 67% si viaggerebbe invece in categoria C1, su un’unica carreggiata larga 10,50 metri e con una corsia per senso di marcia.

Quattro corsie ai capoluoghi, una per senso di marcia nel mezzo

La geografia del progetto rende il dato ancora più evidente. Le quattro corsie vengono previste in avvicinamento a Reggio Calabria, da Vallanidi fino a Sant’Elia, e sul versante opposto tra Soverato e Squillace. Nel mezzo, praticamente lungo tutto il cuore della dorsale jonica, la Variante 4 passa alla categoria C. È lo stesso DOCFAP a quantificarla nel 67% dell’intero corridoio. E qui il confronto con la Variante 3 diventa impietoso. Nella puntata precedente ci siamo chiesti quale senso avesse costruire una nuova Statale con il 43% a carreggiata singola, spezzando la continuità delle quattro corsie tra Reggio, Area grecanica, Locride e Catanzarese. La Variante 4 compie un ulteriore passo indietro: la carreggiata singola non rappresenta più una lunga interruzione della grande arteria, ma diventa lo standard prevalente dell’opera.

Non è una nostra interpretazione tecnica. Lo stesso documento, confrontando le Alternative 3 e 4, scrive che quest’ultima riduce i tratti a quattro corsie «sacrificando la continuità funzionale del corridoio» in cambio di tempi inferiori e di un investimento economico più contenuto.

Una strada nuova. Ma quanto nuova?

Bisogna essere precisi. La Variante 4 non consiste nel lasciare semplicemente l’attuale SS106 al proprio posto. Il DOCFAP parla espressamente di una variante in nuova sede e il tracciato è lo stesso previsto dalle Alternative 2 e 3. Sarebbe quindi scorretto sostenere che nulla cambierebbe. Ma è altrettanto difficile ignorare il paradosso. Dopo decenni nei quali la Calabria ha discusso dei limiti della Jonica, la soluzione economicamente più conveniente propone di costruire ex novo quasi sette miliardi di infrastruttura lasciando una sola corsia per senso di marcia su due terzi del collegamento.

Una C1 moderna non è l’attuale Statale. Avrebbe geometrie differenti, sarebbe una strada extraurbana secondaria conforme alla normativa vigente e il nuovo corridoio consentirebbe di sottrarre traffico ai centri abitati. Ma rimarrebbe una caratteristica strutturale impossibile da cancellare con le definizioni tecniche: i flussi opposti continuerebbero a viaggiare sulla stessa carreggiata per il 67% della Reggio-Catanzaro.

Ed è proprio qui che l’idea di ammodernamento rischia di apparire terribilmente vecchia. Una soluzione del genere avrebbe forse rappresentato un enorme salto in avanti trenta o quaranta anni fa. Progettarla oggi significa invece chiedersi se stiamo costruendo la strada necessaria ai prossimi cinquant’anni o recuperando con decenni di ritardo un modello infrastrutturale già superato dalle esigenze del territorio.

Quel “raddoppiabile” che rinvia il problema ad un domani senza data (né soldi)

Il DOCFAP precisa ripetutamente che la categoria C sarebbe predisposta plano-altimetricamente per un successivo raddoppio a categoria B. Ed è forse questo il passaggio politicamente più delicato dell’intera Variante 4. Perché “raddoppiabile” non significa raddoppiato. Significa costruire oggi una carreggiata sapendo che, qualora in futuro arrivassero necessità, decisioni politiche e soprattutto nuovi finanziamenti, sarebbe possibile realizzare la seconda.

Dopo decenni trascorsi ad attendere l’ammodernamento della SS106, affidare ancora una volta al futuro il completamento dell’infrastruttura significa chiedere al territorio un ulteriore atto di fiducia. Prima si spenderebbero 6,89 miliardi per la nuova arteria; poi, eventualmente, si dovrebbe tornare a finanziare ciò che le Alternative 1 e 2 prevedono già dall’inizio. E c’è un altro dato interessante. Rispetto alla Variante 3, proprio nelle tratte dove la quarta alternativa riduce la sezione, i flussi di traffico previsti cambiano pochissimo: -1,7% nel primo tronco, -0,7% nel secondo e nessuna variazione nel terzo. La domanda, quindi, diventa ancora più legittima: se il traffico rimane sostanzialmente lo stesso, quanto della scelta deriva da esigenze trasportistiche e quanto dalla necessità di ridurre costo e tempi dell’opera?

Meno strada per conti migliori

Perché dal punto di vista economico la Variante 4 funziona. Anzi, è quella che funziona meglio di tutte. Il costo scende a 6,89 miliardi, i tempi stimati a 14 anni e il rapporto benefici/costi raggiunge 1,048, con un rendimento interno economico del 3,22%. Il tempo di percorrenza si ridurrebbe di 38 minuti rispetto all’attuale SS106. Qui che si chiude anche il cerchio delle quattro puntate. La Pedemontana costa 12,62 miliardi e garantisce quattro corsie lungo tutto il percorso; la Costiera interamente in categoria B scende a 9,80 miliardi; la Variante 3 arriva a 7,99 miliardi sacrificando la doppia carreggiata sul 43% del percorso; la Variante 4 porta il sacrificio al 67% del totale e scende a 6,89 miliardi. Parallelamente, il rapporto benefici/costi sale progressivamente da 0,63 a 0,90, poi a 1,014 e infine a 1,048.

Il meccanismo è evidente: più si ridimensiona l’infrastruttura, più i conti migliorano. Ed è perfettamente comprensibile dal punto di vista dell’Analisi Costi-Benefici. Molto meno scontato è stabilire se debba essere questo il criterio decisivo con cui scegliere la strada destinata a servire lo Jonio calabrese per i prossimi decenni.

Il “Cavallo di Troia” della nuova 106

È per questo che la Variante 4 assomiglia a un Cavallo di Troia. Dentro la promessa di una nuova SS106 rischia di entrare un’idea di ammodernamento molto più povera delle aspettative maturate dal territorio: quattro corsie agli estremi, carreggiata singola per due terzi del percorso e la prospettiva di completare eventualmente il raddoppio in un futuro ancora tutto da finanziare. Non significa che sarebbe la stessa strada di oggi. Sarebbe nuova, più veloce e progettata secondo standard moderni. Ma dopo decenni di attesa può davvero bastare questo per definire compiuta la rivoluzione infrastrutturale dello Jonio?

Quasi sette miliardi rappresentano comunque un investimento enorme. Ed è proprio per questo che la domanda dovrebbe essere posta adesso, prima di scegliere l’alternativa e non tra venti o trent’anni, quando qualcuno potrebbe tornare a spiegare alla Calabria che è arrivato finalmente il momento di raddoppiare quella strada che nel 2026 si era deciso di costruire già “raddoppiabile”. Dopo quattro varianti, decine di miliardi messi a confronto e centinaia di chilometri disegnati sulle carte, il Dibattito Pubblico arriva così alla sua domanda più semplice: vogliamo finalmente costruire la nuova SS106 oppure vogliamo costruire una strada che un giorno possa diventarlo?