Partire, ma quanto mi costi? Dal Sud al Nord per lavorare il primo ostacolo è il prezzo del viaggio
Abbiamo simulato una partenza last minute fra l'ultimo weekend di agosto ed i giorni successivi. Tra voli che sfiorano i 400 euro e treni esauriti o a prezzi proibitivi, la corsa verso il Nord di chi deve prendere servizio senza preavviso si trasforma in un salasso ancora prima del primo giorno di lavoro
C’è chi parte per una vacanza e può scegliere il giorno, l’orario, persino aspettare che il prezzo scenda. E poi c’è chi parte perché deve. Perché arriva una chiamata, un incarico, una presa di servizio da raggiungere nel giro di poche ore. Una valigia preparata la sera per essere dall’altra parte d’Italia il giorno dopo, spesso senza il tempo necessario per programmare nulla. Ed è proprio lì che il viaggio dalla Calabria verso il Nord rischia di trasformarsi nel primo, pesantissimo conto da pagare.
Le tariffe rilevate in questi giorni sulla partenza da Reggio Calabria raccontano una situazione che, nell’ultimo weekend di agosto, assume contorni quasi proibitivi. Sabato 29 agosto, per raggiungere Milano, un volo ITA per Linate costa 258 euro alle 12.25 e 198 euro alle 18.20, mentre Ryanair per Malpensa arriva a 287 euro. Nella stessa giornata, per volare a Torino servono addirittura 396 euro. Sul fronte ferroviario, un Frecciarossa con cambio, partenza alle 5.16 e arrivo a Milano alle 15.50, viene proposto a 384 euro in prima classe; Italo, sempre con cambio, costa 200 euro.
Il giorno dopo va persino peggio per chi deve puntare su Milano in aereo: 300 euro con ITA, 373 con Ryanair. Torino costa 329 euro, Bologna 351. L’alternativa ferroviaria più abbordabile passa dall’Intercity Notte: 119,10 euro, ma con oltre sedici ore di viaggio e un cambio a Lamezia Terme.
Il vero muro arriva però lunedì 31 agosto. Per Milano i voli oscillano tra 379 e 392 euro, mentre per Torino servono 352 euro. Treni, tutto esaurito. Una fotografia che dice molto più di qualsiasi slogan sulla mobilità: se devi partire quel giorno, devi adattarti. E pagare.
Il quadro comincia a cambiare soltanto con l’arrivo di settembre. Martedì 1, i voli per Milano scendono a 259-300 euro, Torino a 227 e Bologna a 199. Ma anche il treno non è una garanzia assoluta: diversi Frecciarossa risultano esauriti, mentre le soluzioni Italo ancora acquistabili oscillano tra 134,90 e 175 euro in seconda classe. Il 2 settembre i prezzi ferroviari tornano più gestibili, con Italo da 107,90 euro e Frecciarossa da 125,90, mentre il volo più conveniente per Milano è Ryanair a 190 euro.
Basta attendere pochi giorni e il quadro cambia ancora. Sabato 5 settembre si trovano treni AV per Milano da 99,90 euro e voli da 163 euro. Domenica 6 l’Alta Velocità parte da 107,90 euro, mentre l’aereo torna a salire: 299 euro con ITA e 353 con Ryanair. La stessa tratta, la stessa città di partenza, la stessa destinazione: a cambiare è soltanto il momento in cui si è costretti a comprare.
E’ la legge del mercato, ma si sa: chi parte all’ultimo minuto per lavoro non sceglie quando acquistare. Non aspetta l’offerta, non studia il calendario, non prenota tre mesi prima. Riceve una comunicazione e deve organizzarsi. E spesso lo fa proprio nei giorni in cui migliaia di persone stanno rientrando dalle ferie e la domanda spinge le tariffe verso l’alto.
Per chi lascia la Calabria, però, il prezzo del biglietto è soltanto l’inizio. Ci sono i bagagli, i trasferimenti, magari una notte in albergo, poi una stanza da trovare, due o tre mesi di caparra, un affitto da anticipare, spese su spese. Tutto mentre si prova a iniziare un nuovo lavoro che, almeno nei primi giorni, rischia di costare più di quanto renda.
Poi c’è il resto, che forse è il costo che nessun paniere dell’Istat o nessuna indagine di mercato potrà mai valutare. Quello di salutare i propri cari in fretta, lasciare casa senza sapere quando si tornerà, attraversare l’Italia per inseguire un’occasione che spesso al Sud non si è trovata. Il viaggio verso il Nord, per molti, comincia così: con una chiamata, una valigia e un biglietto pagato a peso d’oro. Ed è forse proprio questo, più di tutti, il paradosso più amaro: si parte per guadagnarsi un futuro e, ancora prima di cominciare, quel futuro presenta già il conto.