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01/01/2026 ore 10.30
Economia e lavoro

Ponte sullo Stretto: un anno di promesse, stop e rinvii

Tra dichiarazioni di ministri e proteste nei territori, l’opera simbolo divide ancora il Paese e il suo inizio lavori rimane un miraggio, con il 2026 chiamato a sciogliere i nodi aperti

di Elisa Barresi

Nel 2025 l’eterna vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina ha vissuto mesi intensi: annunci di avvio lavori, manifestazioni popolari, approvazioni governative, ma anche ripetuti stop da parte della magistratura contabile e uno spostamento dei fondi al 2033.

I primi mesi: annunci e polemiche

L’anno politico si è aperto con promesse di avvio lavori fin dall’estate 2025, rilanciate dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini in conferenze stampa in primavera: “se tutto va bene, cantieri già in estate” era il messaggio rilanciato anche via video promozionali delle dichiarazioni ufficiali.
Tuttavia, fin dai primi mesi si sono accumulate controversie politiche e opinioni critiche, incluse accuse di “fake news” su aspetti progettuali smentite dai soggetti coinvolti nella realizzazione del progetto.
Nel luglio 2025 il Ministero delle Infrastrutture ha firmato un Accordo di Programma con Regioni, Anas e Rfi per definire ruoli e tempi delle opere accessorie, uno step definito indispensabile per l’iter.

L’estate e la falsa partenza

Il 6 agosto 2025 il Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) ha approvato il progetto definitivo del Ponte di Messina da circa 13,5 miliardi di euro, con l’obiettivo di far partire i cantieri in autunno e realizzare l’opera entro circa sette/otto anni.
Subito dopo, però, manifestazioni di protesta sono esplose nelle strade di Messina e della Calabria: migliaia di cittadini hanno sfilato contro il progetto, denunciando rischi sismici, impatto ambientale e timori di infiltrazioni criminali nell’appalto.

Autunno: la giustizia contabile ferma tutto

Le prime settimane di autunno hanno segnato un punto di svolta drammatico per il progetto. La Corte dei Conti ha bocciato la delibera del Cipess, negando il visto di legittimità al progetto e paralizzando di fatto l’iter. I magistrati contabili, oltre a contestare aspetti di copertura finanziaria e normative, hanno sottolineato anche possibili violazioni di norme europee in materia di contratti e ambiente.
Un successivo “atto aggiuntivo” della convenzione tra Ministero e concessionaria Stretto di Messina Spa è stato anch’esso respinto il 17 novembre, dando ulteriore impulso alla crisi istituzionale attorno alla grande opera.
Questi stop consecutivi della Corte dei Conti hanno trasformato l’ottimismo di partenza in un braccio di ferro politico-giudiziario, con Salvini che ha definito le decisioni “conseguenza inevitabile” dello stop iniziale e ha assicurato che il governo sta lavorando per rispondere punto per punto alle contestazioni.

Dichiarazioni e scontri istituzionali

Il governo, per voce del premier Giorgia Meloni e del ministro Salvini, ha reagito alle critiche della magistratura contabile come a un ingerenza nella sfera delle scelte politiche, arrivando a legare il futuro del progetto ad altre riforme del sistema giudiziario in discussione in Parlamento.

Interventi pubblici hanno promesso un possibile avvio lavori all’inizio del 2026, se la questione giuridica potrà essere risolta favorevolmente, con Salvini che in più occasioni ha affermato che “i magistrati permettendo” l’Italia potrebbe vedere finalmente i cantieri aprire.

Fine anno: risorse spostate e futuro incerto

A metà dicembre 2025 è arrivata una batosta ulteriore: nella manovra economica il governo ha spostato 780 milioni di euro di fondi previsti per il ponte al 2033, motivando lo slittamento con l’aggiornamento dell’iter amministrativo e l’impossibilità di spendere le somme nel corso del 2025.
Le critiche delle opposizioni e dei sindacati non si sono fatte attendere, definendo la modifica come l’ennesima prova che il progetto rimane “irrealizzabile” e una “farsa politica” invece che una risposta concreta alle esigenze infrastrutturali del Sud.

Un’opera simbolo, eppure ancora ferma

Tutti questi elementi — promesse di cantieri, approvazioni di comitati, proteste popolari, ricorsi e stop giuridici, e ora lo spostamento dei fondi al 2033 — raccontano l’anno travagliato del Ponte sullo Stretto di Messina: uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi e divisivi nella storia recente d’Italia, ma al contempo uno dei più difficili da concretizzare.
Le pagine del 2025 si chiudono con una nuova promessa istituzionale per il 2026, un calendario tutto da confermare e una comunità che resta divisa tra scetticismo e speranza. Ma una cosa è chiara: l’inizio dei lavori rimane un miraggio, con il futuro della grande opera ancora da scrivere nei tribunali, nei bilanci e nel dibattito politico nazionale.