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06/10/2026 ore 12.38
Economia e lavoro

Porto di Reggio, dopo i progetti la sfida dei servizi: «Chi arriva deve essere accolto». Lo Stretto prova a fare sistema

Il workshop della Casa del Made in Italy a palazzo Alvaro prosegue il confronto sul futuro dello scalo: dai collegamenti all’accoglienza, il lavoro da costruire intorno alle banchine coinvolge imprese e istituzioni delle due sponde

di Aldea Bellantonio

Dopo i cantieri e i progetti, viene ciò che deve funzionare intorno. Un’imbarcazione può trovare posto in banchina, ma perché il suo arrivo diventi un’occasione per Reggio Calabria servono trasferimenti, informazioni, strutture ricettive e proposte capaci di accompagnare i visitatori dentro il territorio. È su questo passaggio che si misura una parte della trasformazione del porto: collegare gli investimenti all’economia della città, facendo lavorare insieme chi gestisce le infrastrutture e chi dovrà costruire l’accoglienza.

Il giorno dopo la presentazione del piano dell’Autorità di sistema portuale e l’incontro tra Francesco Cannizzaro e Federico Basile, il confronto prosegue a palazzo Alvaro con il workshop promosso dalla Casa del Made in Italy, struttura territoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, insieme a Energia Media. Il tema è lo sviluppo del sistema portuale dello Stretto e la competitività del territorio. La questione, dentro gli interventi e le interviste raccolte ai nostri microfoni, è come organizzare attorno agli scali una rete capace di sostenere le ambizioni delle due sponde.

Perché il porto che cambia porta con sé una richiesta alla città: prepararsi. E il rapporto con Messina, rilanciato sul piano politico, chiede adesso di trovare continuità nei collegamenti, nei servizi e nelle scelte comuni.

Il lavoro intorno alle banchine

Giuseppe Antonio Sofia, dirigente della Divisione XIII – Ispettorato territoriale, Casa del Made in Italy, individua proprio nell’organizzazione della filiera il senso dell’iniziativa.

«Un evento che abbiamo voluto creare proprio per creare sinergia tra tutti i soggetti che operano nel porto e intorno al porto», spiega ai nostri microfoni. Per attrarre le imbarcazioni da diporto, aggiunge, bisogna lavorare su «tutta una realtà, una filiera che bisogna organizzare», dall’accoglienza all’ospitalità, dai trasferimenti ai servizi.

È il punto in cui la programmazione incontra l’esperienza concreta del visitatore. Chi arriva deve poter capire come spostarsi, che cosa visitare, quali possibilità offre la destinazione. La qualità di un approdo si gioca anche nella facilità con cui questi passaggi si tengono insieme.

«Un porto all’avanguardia deve offrire servizi di qualità, di eccellenza direi», sottolinea Sofia. «Chi arriva in barca ha bisogno di essere anche un po’ accolto e coccolato». Deve trovare subito riferimenti che rispondano ai propri interessi, dentro un’offerta che abbia alle spalle un’organizzazione riconoscibile.

Il workshop accompagna così il percorso avviato dal Comune, con una funzione che il dirigente definisce complementare. «Quella era un’iniziativa del Comune, questa è un’iniziativa della Casa del Made in Italy, del Ministero delle Imprese», precisa. «Il nostro obiettivo è mettere tutte le istituzioni a sistema».

La disponibilità di competenze e risorse diventa utile se converge verso lo stesso risultato. «Ognuno porta la propria esperienza, le proprie disponibilità di forze, di uomini, di mezzi. Però dobbiamo entrare nell’ottica che si deve fare sistema per fare un’evoluzione ulteriore».

La destinazione si costruisce oltre il porto

Dentro questa filiera c’è il mondo delle imprese, chiamato a dare sostanza alla prospettiva turistica dello scalo. Lorenzo Labate, presidente di Confcommercio Reggio Calabria, parte dal rapporto tra porto e città metropolitana e invita a collocare lo sviluppo reggino nell’area portuale dello Stretto.

«È molto importante valorizzare soprattutto il legame tra porto e città metropolitana», afferma ai nostri microfoni. Il ragionamento comprende il Museo del Mare, l’aeroporto, le attrazioni turistiche, le attività commerciali e i servizi legati alle crociere: parti di un’offerta che deve diventare accessibile a chi approda.

Labate richiama la vocazione passeggeri dello scalo e cita una crescita del 23 per cento nel 2025 rispetto all’anno precedente. Un dato che, nella sua lettura, indica la direzione da valorizzare. Anche il confronto con Gioia Tauro serve a mettere a fuoco questa funzione: il futuro di Reggio va costruito sulle caratteristiche del proprio porto, dentro un sistema nel quale gli scali contribuiscano con ruoli diversi.

Il perimetro si allarga poi alla sponda siciliana. «Dobbiamo recuperare anche un rapporto secolare con la vicina Messina», sostiene Labate. «Dobbiamo renderci conto che questi sono i due capoluoghi più vicini d’Italia e devono iniziare a diventare un’unica realtà urbana».

È qui che il tema dei servizi incontra quello dell’integrazione: «Il mare non deve essere una separazione, ma un legame, una via di comunicazione».

Per Confcommercio, questa relazione può estendersi anche alle località turistiche che gravitano attorno allo Stretto. Labate cita Taormina e le isole Eolie, guardando alla possibilità di collegare il turismo reggino a un’offerta più ampia. La partita diventa quindi costruire itinerari, rendere praticabili gli spostamenti e dare a Reggio ragioni precise per essere scelta all’interno di quel viaggio.

Collegamenti e fiducia, le condizioni della crescita

La stessa integrazione riguarda chi lo Stretto lo attraversa ogni giorno. Nel suo intervento, il prefetto Clara Vaccaro richiama la mobilità di lavoratori, studenti, cittadini e turisti, legando l’efficienza dei servizi marittimi alla qualità della vita delle comunità.

Il rafforzamento dei collegamenti con ferrovie, strade e aeroporti è una delle priorità indicate per rendere il sistema portuale più competitivo e sostenere il tessuto produttivo. Una programmazione che deve superare i confini amministrativi e tenere insieme infrastrutture, sostenibilità, digitalizzazione e sicurezza.

Sul versante delle crociere e del turismo nautico, Vaccaro individua una possibilità per la città: «Reggio Calabria, con il suo patrimonio storico, culturale e paesaggistico, può consolidare il proprio ruolo quale porta di accesso privilegiata alla Calabria mediterranea».

Ma l’attrattività richiede anche condizioni sulle quali imprese e investitori possano fare affidamento. Il prefetto richiama il contrasto alla criminalità, la tutela ambientale e la trasparenza: «La crescita duratura si realizza soltanto laddove vi siano regole certe, collaborazione tra le istituzioni e fiducia da parte degli operatori economici».

È una responsabilità che coinvolge amministrazioni, autorità portuali, università, imprese e parti sociali. «Nessuna strategia di sviluppo può avere successo senza una forte alleanza istituzionale e senza la partecipazione attiva delle comunità», sottolinea.

Reggio e Messina, dare continuità all’intesa

La volontà delle due amministrazioni di lavorare insieme trova spazio nell’intervento di Massimo Ripepi, che richiama l’istituzione dell’assessorato dedicato all’area integrata dello Stretto e il percorso avviato dai sindaci Cannizzaro e Basile.

«Le due città devono vivere insieme», afferma. Il suo ragionamento parte dalla posizione dello Stretto, definito «l’autostrada mondiale del mare», e dalla possibilità di intercettare una parte della ricchezza che lo attraversa. Una prospettiva nella quale gli approdi possono rafforzarsi reciprocamente, contribuendo alla crescita dell’intera area.

«Insieme siamo molto più forti», sostiene Ripepi, allargando il confronto alla cultura, alla ricerca e all’università. L’invito è coordinare le scelte delle due sponde e valorizzare le competenze attraverso una progettazione comune.

Il percorso verso una giunta congiunta e un documento politico condiviso viene indicato come un passaggio per dare forma a questa volontà. Tra i temi richiamati ci sono la protezione civile e le iniziative culturali. Ripepi racconta anche un contatto con l’assessore alla Cultura di Messina sulla possibilità di lavorare insieme alla valorizzazione delle fortificazioni: un esempio di come l’intesa possa tradursi in progetti riconoscibili.

La condizione è che il lavoro prosegua oltre questa fase iniziale. «Deve esserci una volontà politica che dura nel tempo», osserva.

Saline Ioniche, ciò che lo sviluppo deve recuperare

A riportare il confronto sulle opportunità rimaste irrisolte è il generale Emilio Errigo. Ai nostri microfoni sintetizza il momento con una frase: «Ora o mai più».

Reggio, nella sua lettura, ha sottoutilizzato le potenzialità costiere, marittime e portuali, lasciando incompleto anche il rapporto con l’entroterra e con i borghi. È stata vista come «qualcosa da ammirare», mentre la possibilità di trasformare quel patrimonio in economia richiede ancora lavoro.

Il caso più doloroso è Saline Ioniche. Errigo richiama il porto abbandonato, le strutture industriali e le risorse disperse. «Una tragedia nella tragedia», la definisce. Nel racconto entra anche il ricordo personale del luogo, raggiunto da bambino in bicicletta per andare al mare. «Un territorio meraviglioso», ripete, mettendo accanto alla memoria della costa il degrado che oggi ne segna una parte.

Saline porta dentro il dibattito una questione che riguarda l’intera prospettiva di sviluppo: la capacità di recuperare ciò che è rimasto abbandonato, restituendo funzione alle infrastrutture e valore al territorio.

Lo stesso richiamo riguarda le fiumare, il loro contributo al ripascimento naturale dei litorali e la necessità di tutelarle e monitorarle, contrastando le discariche abusive. Per Errigo, l’economia del mare deve crescere insieme alla cura della costa e delle sue risorse.

«La Calabria, soprattutto Reggio Calabria, può e deve proiettarsi sul mare», afferma, indicando nella blue economy una possibilità da tradurre in attività produttive e lavoro.

Dopo la presentazione dei progetti, il workshop mette dunque a fuoco il lavoro che dovrà accompagnarli. La trasformazione del porto avrà bisogno di una città preparata ad accogliere, di imprese coinvolte e di collegamenti capaci di rendere concreta l’integrazione con Messina. È in questa organizzazione, meno visibile di un cantiere ma decisiva per chi arriva, che si giocherà la possibilità di fare di Reggio una destinazione.