Sezioni
18/02/2026 ore 06.30
Economia e lavoro

Reggio corre più della Calabria: record di crescita nel 2025, ma la vera sfida è trattenere i turisti (almeno) una notte in più

Svolta nei flussi regionali: secondo i dati dell'Osservatorio del Turismo l’area metropolitana segna l’incremento percentuale più alto dell’intero sistema. Cresce l’internazionalizzazione e l’aeroporto traina la domanda, ma resta il nodo strutturale della permanenza media, che vale milioni di euro

di Silvio Cacciatore

La Calabria corre, ma lo sprint vero e proprio sulla pista è quello di Reggio. La Regione, nel 2025, supera i due milioni di arrivi e sfiora i nove milioni e mezzo di presenze. Secondo l’Osservatorio Regionale sul Turismo, pur fornendo ancora dati parziali ed incompleti, l’anno si chiude con 2.068.269 arrivi (+15,7%) e 9.111.143 presenze (+9,7%), numeri che consolidano la traiettoria espansiva post-pandemica e riportano il sistema turistico regionale su livelli di maturità strutturale.

Dentro questo quadro, però, c’è un dato che cambia la geografia delle dinamiche: la Città Metropolitana di Reggio Calabria registra la crescita percentuale più intensa dell’intera regione, con +34,7% di arrivi e +41,8% di presenze rispetto al 2024.

È un’accelerazione che altera gli equilibri. L’area metropolitana passa dall’11,7% al 13,7% degli arrivi regionali e dal 6,2% all’8% delle presenze. In valore assoluto significa 282.715 arrivi e 730.397 presenze. Il territorio reggino cresce più velocemente della media calabrese e lo fa soprattutto grazie alla componente estera, che segna incrementi superiori al 65%, portando la quota di stranieri al 27,2%, oltre la media regionale del 23,2%.

Il sistema si muove, cambia pelle, amplia i mercati. Germania, Polonia, Francia, Stati Uniti e Svizzera guidano la domanda internazionale. La Germania resta il primo mercato per volumi. I flussi nordamericani garantiscono permanenze più lunghe. La stagionalità, pur ancora fortemente estiva, si attenua progressivamente: il peso dei mesi di spalla cresce, segno che la destinazione inizia a distribuire meglio la domanda lungo l’anno.

Parallelamente si ridefinisce la struttura dell’offerta. L’extra-alberghiero nell’area metropolitana arriva al 40,5% delle presenze, con incrementi prossimi al 100%. Il comparto alberghiero cresce in modo più graduale. È un segnale di trasformazione del mercato, di adattamento della domanda e di maggiore frammentazione del soggiorno.

Eppure, nel cuore di questa crescita, c’è una fragilità strutturale che pesa più dei volumi: la permanenza media. In Calabria la media è di 4,41 notti. Nell’area metropolitana di Reggio Calabria scende a 2,58 notti. Nella città capoluogo si colloca tra 1,8 e 2 notti. Turismo mordi e fuggi: il modello è quello del soggiorno breve, del city break, del transito veloce, del turismo business e istituzionale. La città concentra circa il 40% degli arrivi metropolitani, ma solo il 30% delle presenze, che poi optano per le altre province o per la Sicilia. La rotazione è alta, la durata limitata.

Il dato economico è eloquente. Con circa 230 mila presenze urbane e una spesa media giornaliera prudenziale di 105 euro – più alta tra gli internazionali, più bassa tra i “domestici” -, l’impatto diretto del turismo nella sola città di Reggio Calabria si attesta intorno ai 24 milioni di euro, superando i 40 milioni di impatto secondo i criteri di economia circolare.

Un dato economico che, con dei correttivi, si potrebbe trasformare in una vera e propria miniera d’oro per la città generando centinaia di posti di lavoro reali. Se la permanenza media urbana, infatti, salisse di appena mezza nottata, mantenendo lo stesso numero di arrivi, si genererebbero oltre 55 mila presenze – quindi soggiorni - aggiuntive, equivalenti a quasi 6 milioni di euro di spesa diretta in più. Una leva più potente di un incremento del 10% degli arrivi. La crescita quantitativa pesa, la durata del soggiorno pesa molto di più.

In questo scenario, l’aeroporto diventa variabile strategica. Nel 2025 lo scalo di Reggio Calabria ha registrato quasi 989 mila passeggeri (+56,5%). Nell’analisi dei flussi turistici 2025 non si può sorvolare sull’effetto politico-economico generato dall’ingresso di Ryanair come attore di sistema per lo scalo dello Stretto. L’espansione delle rotte low cost, con l’apertura di una base stabile e decine di collegamenti nazionali e internazionali, ha trasformato l’aeroporto di Reggio Calabria in un hub strategico per la connettività del Meridione e una delle chiavi di volta della crescita dei flussi turistici 2025.

L’investimento di Ryanair non è un evento neutro: è risultato di scelte politiche regionali, incentivazioni e una visione che ha puntato sulla cancellazione delle addizionali comunali per attrarre capacità di offerta e ha generato centinaia di posti di lavoro, potenziando l’infrastruttura e creando un’occasione strutturale per il territorio.

Certamente la cancellazione dell’addizionale comunale ha un costo per i contribuenti, ma il ritorno economico può ampiamente compensarlo.
Tuttavia, alla dimensione infrastrutturale e quantitativa non sempre si accompagna una messa in rete organica del tessuto territoriale. Senza un progetto culturale e istituzionale di coordinamento tra città, borghi, hinterland e servizi, la rete di rotte rischia di restare una serie di spine isolate piuttosto che un sistema integrato: voli sì, ma senza una reale capacità di fare rete tra attrattori economici e sociali. Questa è la critica più netta emersa dal dibattito locale e dalle analisi di specialisti della comunicazione territoriale, che vedono nel paradigma attuale una forte potenzialità inespresso.

Se anche solo una quota limitata di questi flussi venisse intercettata e convertita in pernottamenti aggiuntivi, il salto dimensionale sarebbe significativo. La connettività migliora, la capacità di trattenere il visitatore deve crescere con la stessa velocità.

È chiaro quindi che il limite di Reggio Calabria non è l’assenza di attrattività, ma l’assenza di sistema. La sfida non è semplicemente raccontare meglio la città o moltiplicare le iniziative isolate, bensì costruire una rete coordinata di relazioni, progettualità e governance capace di coinvolgere istituzioni, operatori economici, cultura, territori interni e costa in una visione condivisa. Reggio non può restare un nodo di arrivo legato al singolo attrattore o all’evento occasionale; deve diventare snodo di una rete territoriale integrata in grado di trattenere il visitatore e distribuirlo lungo percorsi culturali, enogastronomici, naturalistici e urbani.

La questione è concreta, non teorica. “Fare rete” non può restare formula retorica da convegno o slogan promozionale: significa assumere decisioni di governance, coordinare calendari, integrare servizi, creare infrastrutture di comunità, rafforzare competenze e costruire offerte multi-notte realmente competitive. È la risposta più razionale a un dato ormai evidente: Reggio è piena nei momenti di picco, ma continua a essere percepita come meta di passaggio più che di permanenza. Senza sistema, l’attrattività resta episodica. Con il sistema, diventa sviluppo.

Politicamente, l’accordo con Ryanair è spesso declinato come simbolo di modernizzazione e apertura al mondo. La Regione Calabria e le sue rappresentanze hanno celebrato la base e le nuove rotte come una pietra miliare per l’occupazione e la visibilità internazionale. Ma questo slancio non è privo di contraddizioni: le rotte low cost hanno attratto turista di passaggio, spesso con permanenze brevi e spesa limitata, confermando la fotografia di una destinazione che si muove ma non si radica, ed i voli rischiano di essere tunnel di transito più che ponti di sviluppo territoriale.

Nel confronto provinciale, Cosenza mantiene la leadership per volumi assoluti grazie soprattutto alle presenze estive provenienti dalla vicina Campania, Vibo Valentia registra il più alto tasso di internazionalizzazione, Reggio Calabria guida per intensità di crescita. Il baricentro si sta riequilibrando.

Il 2026 si apre su una linea di consolidamento. Le proiezioni prudenti indicano una crescita più moderata, con progressivo rafforzamento dei mercati esteri e ulteriore ampliamento delle stagioni intermedie. Tornano alla simulazione precedente, quindi, se la città riuscisse ad aumentare la permanenza media urbana a 2,3 notti e gli arrivi crescessero anche solo del 5%, l’impatto diretto potrebbe superare i 30 milioni di euro, con un effetto economico complessivo vicino ai 50 milioni.

La traiettoria di Reggio si va via via cristallizzando. La Città dello Stretto ha agganciato la fase espansiva del turismo regionale. I volumi crescono, l’internazionalizzazione accelera, l’infrastruttura aeroportuale funziona da catalizzatore. Ma senza una reale messa in rete del territorio, senza una governance capace di trasformare l’accessibilità in permanenza, la crescita rischia di restare quantitativa.

Il “brutto anatroccolo” del turismo calabrese, con le giuste scelte ed il corretto impegno di tutti gli attori politici, istituzionali, culturali e commerciali, potrebbe davvero ballare la danza dei cigni. Ogni notte in più vale milioni. E nel turismo contemporaneo la differenza tra crescita e sviluppo sta tutta lì.