Soccorso portuale, Gioia Tauro scoperta: «Sistema antincendio al collasso»
CGIL, CISL, UILFP, CONAPO, CONFSAL e USB denunciano personale ridotto e turnazioni insufficienti nel dispositivo di soccorso dello scalo. «Emergenze gestite da Vibo Valentia, a rischio lavoratori, infrastrutture e territorio».
Un porto strategico per il Mediterraneo che, però, rischia di trovarsi scoperto sul fronte della sicurezza e del soccorso. È l’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UILFP, CONAPO, CONFSAL e USB di categoria, che denunciano una situazione definita ormai «al collasso» per quanto riguarda il dispositivo antincendio portuale dello scalo di Gioia Tauro.
Secondo quanto riferiscono le sigle sindacali, a distanza di settimane dalle prime segnalazioni inviate all’amministrazione centrale, non sarebbe arrivata alcuna risposta concreta, mentre il quadro operativo continuerebbe progressivamente a peggiorare.
Al centro della denuncia vi è la riduzione della formazione destinata agli specialisti nautici, elemento che – secondo i rappresentanti dei lavoratori – avrebbe inciso direttamente sulla capacità di garantire continuità ed efficienza al servizio di soccorso in uno dei principali hub portuali d’Europa.
Per comprendere la portata della criticità, i sindacati richiamano anche i numeri dello scalo calabrese: ogni anno il porto di Gioia Tauro movimenta circa 3,5 milioni di TEU, accoglie alcune tra le più grandi navi portacontainer al mondo, lunghe oltre 400 metri, e rappresenta un polo occupazionale che coinvolge più di 4mila lavoratori tra personale diretto e indotto.
In uno scenario di questo tipo, spiegano le organizzazioni sindacali, eventuali incendi a bordo delle navi o sulle banchine, soprattutto in presenza di merci pericolose o materiali combustibili, richiederebbero una risposta altamente specializzata e tempestiva, oggi però ritenuta non più garantita.
Particolarmente critica sarebbe la situazione del Nucleo Nautico dei Vigili del Fuoco, drasticamente ridimensionato negli ultimi anni. Le unità operative sarebbero scese a quattro, concentrate in un’unica sezione con una turnazione che consentirebbe la presenza operativa soltanto ogni quattro giorni. Negli altri periodi, eventuali emergenze verrebbero gestite dal presidio di Vibo Valentia, con tempi di intervento inevitabilmente più lunghi.
Una condizione che, secondo i sindacati, espone a rischi concreti non soltanto i lavoratori portuali, ma anche le infrastrutture strategiche e l’intero territorio. «Non si può garantire la sicurezza di un’infrastruttura strategica con un dispositivo così ridotto», è la posizione espressa dalle organizzazioni sindacali, che parlano di una situazione ampiamente prevedibile e frutto della mancanza di una programmazione efficace del turnover e di un adeguato piano di rafforzamento del personale.
Da qui la richiesta di un intervento immediato per il potenziamento del Nucleo Nautico e di misure strutturali capaci di riportare il servizio a livelli adeguati rispetto all’importanza internazionale del porto di Gioia Tauro.
«Non servono più promesse, ma atti concreti», ribadiscono le sigle sindacali, che annunciano di voler portare la questione all’attenzione pubblica e istituzionale.
Per i rappresentanti dei lavoratori, infatti, il problema non riguarda più soltanto l’organizzazione del soccorso portuale, ma la sicurezza complessiva di un’infrastruttura considerata strategica per l’intero territorio nazionale e mediterraneo.