Svimez, il rapporto certifica il nuovo sorpasso del Nord
Negli ultimi 10 anni quasi 200 mila giovani laureati hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro Nord. E in 138mila si sono trasferiti dall’Italia all’estero, secondo il rapporto Svimez. Tra gli altri fattori, questa scelta è legata secondo lo studio alle basse retribuzioni: dal 2013 le retribuzioni reali lorde per dipendente sono calate di 4 punti percentuali in Italia e del doppio (-8) nel Mezzogiorno, contro una crescita di 6 punti in Germania.
Il rapporto parla di «degiovanimento e fuga dei giovani», tanto che le scuole primarie sono a rischio chiusura in 3 mila comuni per mancanza di bambini e dice: «l’emergenza è l’emigrazione». La ripresa dell’ultimo triennio ha riportato nel Mezzogiorno l’occupazione sui livelli di metà 2008 ma i salari reali sono crollati ed è cresciuta la povertà anche tra chi ha un impiego, tanto che ci sono 1,4 milioni di lavoratori poveri, secondo i dati del rapporto Svimez 2024.
Tra il quarto trimestre 2019 e la prima metà del 2024, i salari reali si sono ridotti del 5,7% al Sud e del 4,5% nel Centro-Nord, rispetto al -1,4% della media dell’eurozona. «Un vero e proprio crollo al Sud – si legge in una nota – causato da una più sostenuta dinamica dei prezzi e dai ritardi nei rinnovi contrattuali, in un mercato del lavoro che ha raggiunto livelli patologici di flessibilità» con più di un lavoratore su cinque assunto con contratti a termine.
La legge di bilancio taglierà, secondo le stime di Svimez, le risorse destinate al Sud di circa 5,3 miliardi di euro nel triennio 2025-2027. I dati sull’andamento del Pil del Mezzogiorno passano così dal +1,3% del 2023 contro lo 0,5% del Centro-Nord all’atteso 0,7% del 2025, inferiore allo 1% del resto del Paese, e allo 0,8% del 2026 (a fronte dell’1,1%).
La crescita più sostenuta del Mezzogiorno nel 2024 è dovuta, secondo la Svimez, «a una più robusta dinamica degli investimenti in costruzioni (+4,9% contro il 2,7% del resto del Paese) trainati dalla spesa in opere pubbliche del Pnrr. I consumi delle famiglie tornano, invece, in negativo nel 2024 (-0,1% contro +0,3% nel Centro-Nord), frenati dalla crescita dimezzata del reddito disponibile delle famiglie rispetto all’anno scorso (+2,3% nel 2024 contro il +4,5% del 2023) e da una dinamica dei prezzi in rallentamento, ma lievemente più sostenuta rispetto al resto del Paese».
Il direttore generale Svimez, Luca Bianchi, afferma che «è necessario dare slancio e continuità alla ripresa sostenendo il percorso di crescita e coesione avviato con il Pnrr». È il momento, per la Svimez, di mettere in campo una politica industriale più ambiziosa, declinata attraverso strumenti utili ad attivare processi di trasformazione strutturale e creare occasioni di lavoro qualificato al Sud che «non è un deserto industriale». Non si tratta solo di assicurare risorse adeguate al Mezzogiorno, ma di identificare e sostenere le priorità produttive e delle specializzazioni strategiche. «Meno B&B, più R&D» (l’acronimo inglese per ricerca e sviluppo), perché l’industria ritenuta è il vero punto di partenza per centrare gli obiettivi di crescita e competitività.