Videosorveglianza a Villa San Giovanni, il Codacons: «Gravi violazioni della privacy»
Il presidente provinciale Caminiti: «Il Garante cancelli tutti i dati personali»
«Quello che sorprende non sono solo le illegittimità contenute nel procedimento amministrativo che ha disposto l’istituzione del servizio di videosorveglianza a Villa San Giovanni – perché a questo ci ha abituato l’amministrazione Caminiti - bensì l’inerzia delle istituzioni investite del tema che si sono chiuse a riccio a difesa non dell’Ente ma dell’Amministrazione Comunale, peraltro vanificando l’opera di Governo e Parlamento che nell’ultimo decennio, incalzati dall’Europa, hanno profuso ogni sforzo per garantire un “giusto procedimento amministrativo”, nel quale la Pubblica Amministrazione ha gli stessi diritti dei privati cittadini». Ad affermarlo in una nota il presidente provinciale del Codacons Antonia Caminiti.
«Ora che l’amministrazione comunale villese con protervia sta difendendo l’opacità delle proprie scelte, ammantando di una oscura coltre le vicende amministrative, pretendendo di portare indietro gli orologi della storia, stupisce che organismi di vigilanza sull’uniforme applicazione dell’ordinamento rimangano silenti e inattivi. Questo aspetto sorprende molto di più che in qualsiasi altro posto, perché fa da contraltare agli appelli lanciati dal neo Procuratore della Repubblica, dott. Borrelli, la cui fama, serietà ed impegno non hanno bisogno né di presentazioni né di lusinghe».
«Tuttavia, non può essere sottaciuto il silenzio dell’Autorità Garante della Protezione dei Dati Personali che già in precedenza aveva mostrato “smagliature” nelle dinamiche delle decisioni cui è chiamato e che per primo ha ricevuto il reclamo del Codacons rimanendo impassibile di fronte a cotante violazioni e ad oggi impantanato dalle notizie che la trasmissione Report ha evidenziato. Il tutto nonostante la pacifica ammissione dello stesso comune villese, che ben quattro mesi dopo l’avvio del servizio ha finalmente provveduto ad approvare un documento d’impatto che – lasciatecelo dire – ci lascia esterrefatti».
«Questo, oltre a confermare il contenuto del Reclamo del Codacons, deve indurre il Garante ad imporre la cancellazione di tutti i dati personali rilevati dal sistema “Cerbero”, ma dovrebbe imporre alla Prefettura di Reggio Calabria – anch’essa ritualmente investita del problema – di ordinare la cessazione del sistema e di informare l’autorità giudiziaria, così come espressamente previsto da circolari ministeriali».
«Nulla di tutto questo ed è ovvio che aumentando la sfiducia nelle istituzioni aumentano anche i dubbi che si stia pervicacemente tentando di difendere qualcosa che sfugge alla normale comprensione e potrebbe aprire a scenari inquietanti, specie laddove si pensi che il “Sistema Cerbero” è stato affidato in appalto in violazioni delle norme del Codice dei Contratti Pubblici e delle regole europee sulla libertà di concorrenza e sui principi Costituzionali che sottendono alla Pubblica Amministrazione, mentre le forze politiche altrettanto incomprensibilmente continuano a sollevare gli stessi dubbi sul “Ponte sullo Stretto”».
«Peraltro, non c’è nemmeno bisogno di effettuare chissà quali attività accertative, dal momento che il Dirigente del Servizio di Polizia Locale ha avuto l’ardire di rendere efficace un’Ordinanza prima ancora che la stessa Ordinanza fosse stata – non emanata – ma addirittura formata».
«Allora è venuto il momento che la questione venga affrontata a livello Nazionale perché questa situazione emergenziale coinvolge tutta Italia e non può essere rimossa con i tradizionali strumenti ma da un intervento incisivo e decisivo del Governo Nazionale che dovrà sopperire alla mancanza di trasparenza e di rispetto delle regole a livello territoriale».