Dal successo dei due eventi con Andrea Zorzi agli appuntamenti che chiuderanno il “Rapsodie Agresti Calabriae Opera Musica Festival”
La rassegna si avvia alla conclusione con quattro appuntamenti, tra il 29 maggio
e il primo giugno, a Reggio Calabria, Taurianova, Locri e Cosenza
Lo sport tra storia e ironia, oltre la retorica e i modelli performanti: questa una delle linee che attraversano gli spettacoli che Andrea Zorzi porta in scena, due dei quali sono stati proposti nei giorni scorsi a Reggio Calabria e a Locri, nell’ambito del “Rapsodie Agresti Calabriae Opera Musica Festival”, la rassegna promossa da Traiectoriae, con il sostegno del Mic, e diretta da Domenico Gatto e Renato Bonajuto.
Giovedì 21 maggio, la leggenda della pallavolo italiana (due volte campione del mondo, tre volte campione europeo e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta) ha calcato il palco del Cartoline After Club di Reggio, per condurre il pubblico, insieme all’attrice Beatrice Visibelli e con la drammaturgia e la regia di Nicola Zavagli, in un “Avventuroso viaggio a Olimpia”. Un percorso che lega ieri e oggi - con rimandi alla filosofia, ai racconti, agli usi e ai costumi - per mezzo dello sport e delle olimpiadi che si intrecciano alla Storia, ai rapporti umani, alla condizione femminile, alle migrazioni, ecc. Lo stile, il ritmo della lettura scenica, l’energia e l’intensità delle interpretazioni trasportano gli spettatori in questo viaggio: «l’idea - sottolinea Zorzi, al termine dello spettacolo - era quella di provare a usare insieme la parola e il corpo per raccontare una storia antica. Narrare come la memoria di quell'Olimpia a volte sia stata mediata da ricordi non perfetti».
Un coinvolgente percorso cui ha fatto seguito, la sera successiva, al Palazzo della cultura di Locri, “La magnifica imperfezione - Giro del mondo su una palla in volo”: un altro viaggio, guidato dagli stessi interpreti e sempre con il testo e la regia di Nicola Zavagli, “inseguendo una palla in volo”, attraverso cinque continenti e un secolo.
«La magnifica imperfezione è, in qualche modo, la storia della diffusione del volley nel corso del Novecento, dichiara ancora Zorzi, a margine della tappa calabrese. Ed è affascinante vedere come questo sport si sia mosso e sviluppato in tutto il mondo». Un’altra linea di questo percorso «sono ricordi personali degli incontri nelle città del volley, e quindi Tokyo, Mosca, Stati Uniti, Brasile. E poi un'ultima parte, a cui io tengo molto, ma anche Nicola e Beatrice, è il racconto di come lo sport adesso rischi di essere un po' retoricamente manipolato, come se fosse un modello assoluto a cui ispirarsi. Che lo sport sia una bella opportunità è vero: impegnarsi, fare del tuo meglio. Ma la nostra vita non è una partita che vinciamo o che perdiamo».
«Quella sorta di retorica semplificata - spiega ancora l’ex pallavolista - applicata spesso allo sport, che trasforma gli atleti in eroi senza macchia e senza paura, e se non sei il migliore, sei un fallito, senza più nessuna mediazione: mi pare che questo sia un rischio che nella contemporaneità è particolarmente alto». «Sportivizzare la società è molto pericoloso - evidenzia Zorzi -. Prendere regole tipiche dello sport e applicarle tali e quali nella nostra vita, vuol dire che siamo pronti a dividere il mondo tra vincenti e perdenti». Inoltre, «una volta entrati in questo meccanismo così polarizzato, siamo talmente abituati a esagerare la distanza, che abbiamo perso lo spazio intermedio. Una persona non è vincente per natura. Un vincente è uno che ha perso tante partite e ne vince qualcuna. L'idea è che noi viviamo in un mondo nel quale abbiamo eletto la performance e la vittoria a unico possibile modello auspicabile”. Un aspetto affrontato nello spettacolo: “il tema di fondo - conclude - è un’analisi di un mondo che amo molto, ma che rischia anche di essere semplificato troppo».
Dopo il successo dei due eventi con Andrea Zorzi, il Festival si avvia alla conclusione con quattro appuntamenti: si tornerà a Reggio Calabria, sempre al Cartoline After Club, venerdì 29 maggio, alle 21, con uno spettacolo che ancora una volta unirà musica, cinema e teatro, ripercorrendo la storia dell’incontro tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini. Parliamo di “Callas/Pasolini - Inutilizzabili deduzioni”, che vedrà in scena Mele Ferrarini e Mila Manzini, già autori di “Il sogno di una cosa - Pasolini Frastagliata Materia”, in cui si approfondiva la figura dell’intellettuale. Proprio per questo motivo sono stati invitati da Traiectoriae a proseguire il loro percorso di ricerca affrontando, appunto, il rapporto tra lo scrittore e la grande diva della lirica. Lo spettacolo sarà proposto la sera successiva, sabato 30 maggio, alle 21, anche all’Accademia Senocrito di Locri.
Sempre venerdì 29 maggio, ma alle 19,30, la Chiesa degli artisti in Santa Lucia a Taurianova ospiterà, con “Metamorfosi sonore”, il Trio Elysium, formato da Armando Pagnotta al sax, Veronica Romeo al flauto e Anna Lucia Trimboli al pianoforte. Il giovane ma già affiatato trio porta avanti - con originalità, tecnica e sapienza interpretativa - la riscoperta di composizioni nate per l’ensemble dei loro strumenti o di trascrizioni appositamente realizzate.
La chiusura del Festival (che avrà un’appendice, con un grande evento musicale che si svolgerà a luglio) sarà affidata al concerto “Laude di San Francesco”, che sarà eseguito nella Chiesa di San Domenico di Cosenza, lunedì primo giugno, alle ore 20 (ingresso libero). L’Orchestra da Camera del festival, insieme al mezzosoprano Andreina Drago e a Giuseppe Zema al basso, con la direzione di Leonardo Vulcano, daranno vita ad un suggestivo incontro tra i testi di San Francesco D’Assisi e di Monsignor Luigi Renzo e le musiche di Salvatore Marino, Vincenzo Palermo, Alexandra Rudakova, Gennaro Salatino, Rodolfo Saraco, Luca Sposato e Leonardo Vulcano.