Dalle tenebre alla Luce, il viaggio poetico e leggero di Simone Cristicchi fa tappa a CatonaTeatro 40 - FOTO e VIDEO
«Cerco una parola soltanto, che porti sulle spalle tutto il peso del mondo
Da sussurrare come fosse una preghiera, da accendere nel buio come una candela
Una parola talmente importante che l’ascolti una volta e la ricordi per sempre
Una parola che non cambi col tempo, che superi lo spazio e che viva in eterno. Una parola che si faccia frequenza, che vada oltre gli schemi ed ogni resistenza
Una parola che difenda i diritti, una parola sola che valga per tutti». E mentre cerca questa parola, che edifichi uguaglianza e che si nutra di giustizia, scrive e canta, canta e scrive.
Emoziona in bianco e travolge in nero. Poetico e trascinante, allegro e commovente, Simone Cristicchi, a Reggio nell’unica tappa calabrese del suo Dalle Tenebre alla luce Summer tour 2025, incanta e diverte il pubblico di CatonaTeatro, storica manifestazione culturale che quest’anno compie 40 anni.
Musica e teatro
Il cantautore e attore teatrale romano, in due ore di concerto, mescola musica e teatro, invitando alla riflessione su un’attualità sempre più complessa e tormentata, minacciata da guerre e indifferenza, flagellata da bullismo e da social e tastiere dietro i quali nascondersi, da sbandieratori della pace incapaci di vivere nel dialogo.
Una contemporaneità che richiede il coraggio di resistere, di ascoltare, di accogliere, di amare, di chiedere agli alberi tutto quanto non si sappia, di immaginare come sarebbe la nostra esistenza vissuta al contrario. Il coraggio di resistere, mai rinunciando a denunciare le vergogne della nostra democrazia e a cercare di felicità.
Un viaggio musicale caleidoscopico
«Dalle tenebre alla luce è un modo per far entrare il pubblico nel mio mondo. Un percorso che dura ormai da vent’anni tra musica e teatro, chei definirei uno show piuttosto che un concerto vero e proprio. E c’è questo rapporto, questo dialogo con il pubblico e ci sono spunti di riflessione ma anche momenti di leggerezza. Un caleidoscopio pieno di immagini, pieno di colori. I miei dischi sono una macedonia del pop, quindi ogni canzone ha un colore diverso, un’intenzione diversa.
In questo concerto, avendo anche a disposizione otto musicisti, tutto questo mi permette di spaziare e di riarrangiare anche le vecchie canzoni in una modalità più nuova, diversa». È il caso dell’Italiano di Toto Cutugno la cui versione ravvivata di Cristicchi scatena il ritmo su e giù dal palco. La chiosa dell'”Italiano nero” ci ricorda con simpatia e leggerezza, ma anche con fermezza, che la razza umana è unica, e anche straordinaria quando ha la coscienza di non dimenticarlo. Perchè spesso e ancora lo dimentica e così perseguita, discrimina come uccide il suo prossimo come accade oggi a Gaza come accadde ai tempi dell‘esodo istriano, giuliano e dalmata nel Secondo dopoguerra cantato nel “Magazzino 18”.
Accompagnato da otto straordinari musicisti, lo Gnu quartet e gli Scappati di casa, a loro affida uno scanzonato ma intonato intermezzo, durante il suo show.
Ritorno in Calabria
Per Simone Cristicchi, il cantore delle Poche cose che contano, che non dimentica di ricordare il padre Stefano perso davvero troppo presto, quello in Calabria è un ritorno che ha un sapore sempre molto speciale.
«C’è una particolarità: il mio primo concerto in assoluto ebbe luogo il 15 agosto del 2006 proprio qui in Calabria, a Girifalco. Lì posso dire sia nato il mio percorso di ricerca negli ex manicomi che ha portato alla composizione del brano “Ti regalerò una rosa”. Per me insomma questo è un ricordo bellissimo. Sono molto legato alla Calabria e negli anni sono venuto tantissime volte».
Il legame con Girifalco
Con quel brano, ispirato alla vita e al dolore delle persone rinchiuse anche nel manicomio catanzarese, Simone Cristicchi nel 2007 vinse Sanremo. Nel 2013 per lui il conferimento dell’onorificenza da parte dell’amministrazione di Girifalco. Dunque una canzone miliare per la sua poetica ma anche il sigillo di un legame che si è rinnovato anche in questa occasione. Celebrata questa canzone, sorprendendo ed emozionando il pubblico, dando ali bianche ad Antonio capace, così, di volare.
«Quella visita al manicomio di Girifalco fu un viaggio molto doloroso, affascinante e agghiacciante al contempo per certi versi. Credo che il punto focale oggi sia quello di rendersi conto che nonostante la legge Basaglia la malattia mentale è ancora un dramma segnato da abbandono e indifferenza. Come cantautore e narratore in generale, perché io faccio anche teatro, sento di compiere il mio dovere nel momento in cui riesco a dare una voce a chi non ce l’ha. Una grande responsabilità di cui l’artista deve farsi carico, divenendo anche narratore di quelle zone d’ombra della nostra società».
Una pagina del diario
Simone Cristicchi ha concluso il suo concerto interpretando la sua bellissima “Abbi cura di me” e condividendo una pagina del suo diario di viaggio.
«Ho imparato che ognuno di noi è un evento unico irripetibile un fatto mai accaduto nella storia. Che siamo parte di una sinfonia meravigliosa e che la nostra nota e il nostro canto può avere risonanze infinite nell’universo. Ho imparato che la felicità è come una porta che si apre solo verso l’esterno che non siamo nati dal caso, ma da un atto d’amore che non siamo qui per caso ma per amare che non andiamo verso il nulla, ma ritorneremo all’amore e che la mia più grande speranza è quella di arrivare al mio ultimo respiro e poter dire: Che fortuna aver vissuto».