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17/09/2025 ore 11.30
Eventi

Reggio in Jazz omaggia John Coltrane

Il 4 ottobre Chico Freeman e Antonio Faraò incendieranno, con note ed emozioni, il CineTeatro Odeon
di Redazione

Calato il sipario sui festeggiamenti mariani settembrini, è tempo di rimettersi in cammino. Proprio come i pastori di dannunziana memoria: settembre, andiamo. È tempo di migrare…

E la malinconia, che c’assale quando la quotidianità con fatiche e abitudini torna prepotente a far capolino, può, però, per il popolo nato alla Vita a Reggio Calabria e nel territorio metropolitano, essere resa accettabile dall’imminente vivificarsi del quindicesimo Festival “Reggio in Jazz”, ideato e realizzato dall’associazione culturale Naima, presieduta da Peppe Tuffo.

Tre magiche serate, dislocate tra inizio ottobre e il tramonto novembrino, offriranno ad appassionati e curiosi l’opportunità di ricaricare le pile dopo settimane di, forse, sfiancante routine. Ed oggi, a poco meno di tre settimane dal via, vogliamo condurre lettori e spettatori dietro le quinte del primo evento, calendarizzato per il 4 ottobre alle 21.15 al CineTeatro Odeon.

A salire sul palcoscenico saranno il sassofonista e clarinettista di Chicago Chico Freeman e il pianista romano Antonio Faraò, con loro Tommaso Scannapieco al double bass e Lorenzo Tucci alla batteria.

Freeman, classe 1949, figlio del celebre Von Freeman, è stato esponente di spicco dell’avanguardia americana della fine degli anni Settanta e Ottanta. Preziose le sue incisioni e collaborazioni. La sua prima registrazione come leader è stata Morning Prayer nel 1976, con cui vinse il New York Jazz Award nel 1979. Alla fine degli anni Settanta si affermò come parte di un movimento che includeva innovatori come Wynton Marsalis, fortemente legati alle tradizioni del jazz.

All’inizio degli anni Duemila, con decine di incisioni da leader, Freeman si trasferì in Europa, spinto dal desiderio di esplorare culture diverse e sfidare sé stesso. Ha suonato con maestri come McCoy Tyner, Elvin Jones, Jack DeJohnette, Sam Rivers, Sun Ra, Dizzy Gillespie, Art Blakey e molti altri, guidando propri gruppi e creando nuove vie di espressione con uno stile energico ed esplorativo. Memorabile il concerto alla Carnegie Hall per il Kool Jazz Festival del 1982, con i giovani leoni del jazz: tra loro anche Wynton Marsalis, Paquito D’Rivera, Bobby McFerrin.

La sua ultima incisione è del 2015, Spoken Into Existence, registrata con Antonio Faraò, che segna l’inizio di una collaborazione ancora viva. Da “giovane leone” Freeman è diventato un maestro dello strumento, punto di riferimento dell’avanguardia.

Ed ecco il pianismo di Antonio Faraò, grande maestro conosciuto all’estero, ma forse ancora troppo poco in Italia. Herbie Hancock lo ha definito capace di trasmettere «calore, convinzione e grinta» con una concezione armonica e ritmica inconfondibile. Nel 2015 e nel 2018 lo ha voluto all’International Jazz Day, accanto a leggende come Wayne Shorter, Marcus Miller, Al Jarreau.

Faraò ha suonato con i più prestigiosi artisti internazionali, imponendosi tra i musicisti europei di livello americano, con brillantezza tecnica, carica emotiva e spettacolare virtuosismo. Romano, classe 1965, con radici familiari musicali, iniziò vincendo nel 1991 la categoria “Nuovi Talenti” del referendum di Musica Jazz. Nel 1998 ottenne il primo premio al Concorso Internazionale Piano Jazz Martial Solal di Parigi, riconoscimento che si assegna ogni dieci anni. Nel 2019 ricevette il premio ACEG della SACEM come miglior pianista.

Un quartetto straordinario che il 4 ottobre renderà omaggio a John Coltrane, regalando intrecci intensi e atmosfere rare, evocando i locali jazz americani degli anni Cinquanta e Sessanta.

Appuntamento quindi al 4 ottobre, per rivivere quelle emozioni che solo Reggio in Jazz – reso possibile anche grazie al contributo della Fondazione Carical, presieduta da Gianni Pensabene, come sottolineato dal coordinatore di Naima, Antonio Maida – sa donare.