«Ci siamo riappropriati dell’Aspromonte e oggi siamo in grado di raccontarlo da protagonisti e non più da spettatori». Demetrio d’Arrigo racconta l’Aspromonte
Un territorio unico esaltato da una biodiversità peculiare che custodisce tracce di un passato antico e prospettive di un futuro da costruire. Chiusa la fase della narrazione nera legata alla stagione dei sequestri, l’Aspromonte delle radici, di chi resiste e di chi impara ad amarlo viene raccontato dalla guida ufficiale del parco Nazionale dell’Aspromonte. Tra comunità locali, gruppi forestieri e la voglia di riconnettere territori alla loro gente
Una montagna scrigno di tesori spesso dimenticati e connessioni sfilacciate, che contiene però grandi opportunità e altrettante sfide. È questa la testimonianza di Demetrio D’Arrigo, guida ufficiale del Parco azionale dell’Aspromonte e volontario del Soccorso Alpino presso la stazione Aspromonte che racconta ai microfoni del network LaC la drammatica bellezza di un territorio sospeso tra abbandono e nuove prospettive.
Un lavoro pianificato e realizzato a partire dall’atto del camminare, che a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e sotto impulso di un manipolo di giovani e visionari appassionati di trekking, ha rappresentato una linea di confine tra un prima e un dopo. Un prima fatto di una montagna raccontata dall’esterno ad opera di chi veniva a occuparsi di fatti criminosi come la stagione dei sequestri e un dopo cominciato attraverso un’azione di riappropriazione del territorio. Agito da chi in quella montagna vedeva prospettive e ricchezze ancora sepolte e che avevano bisogno di essere riscoperte, ricoltivate e divulgate.
L’Aspromonte oggi accoglie gruppi turistici, appassionati di sentieri e attività outdoor in natura e reggini e calabresi che, con lo zaino in spalla, vanno alla scoperta di radici e identità. Accompagnati da chi come Demetrio D’Arrigo opera per ristabilire relazioni e connessioni tra i territori e le loro comunità con un’attenzione particolare a divulgare un racconto autentico, consapevole e competente spesso appannaggio di giovani generazioni che hanno perso la memoria e il senso di questa appartenenza.