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13/06/2026 ore 12.18
Politica

Andidero dopo il voto: «A Reggio prevale l’interesse privato, ma non smetterò di lottare per il bene comune»

L’ex candidato analizza l’esito delle amministrative: «Mosorrofa specchio della città. Il civismo resta l’unica strada possibile, ma finché dominerà il “do ut des” sarà difficile affermare un autentico impegno pubblico»

di Redazione

«A bocce ferme e con un Consiglio Comunale già proclamato sento di dover condividere alcune mie riflessioni sul voto espresso dagli elettori reggini nell’ultima tornata elettorale soffermandomi un po’ più specificatamente sul voto di Mosorrofa e Sala di Mosorrofa per estenderlo a tutta la città. Non v’è dubbio che i 12 anni di amministrazione scellerata del centro-sinistra abbiano portato all’eclatante risultato del centro-destra che si appresta, ora, a governare la città. Il tentativo del dr. Lamberti Castronuovo di avviare un percorso civico ha messo in luce già prima delle consultazioni che Reggio non è ancora matura per questo percorso mentre nella vicina Messina è già la terza volta che un civico diventa primo cittadino. Il progetto civico a RC si è infranto dapprima nel momento in cui non si è riusciti a coalizzare attorno a questa idea più liste.

In molti (M5S, la Nucera, Repubblicani, Azione e altri) si erano affacciati attorno all’idea di formare una terza forza al di fuori dei tradizionali centro destra e centro sinistra e alcuni avevano anche firmato un accordo, poi, alla chetichella, hanno preferito una collocazione più comoda e più “sicura” nel seno delle forze maggiori. Alla prova del voto con il Polo civico si è presentato solo Lamberti, al quale va il mio ringraziamento per il suo impegno, che ha superato con 4600 voti il quorum del 5% ma la somma delle due liste che lo sostenevano si è fermata ad un passo del 3% per una manciata di voti. Ha ottenuto il seggio per pochissimi voti la lista identitaria di Pazzano. Per l’esito finale bisogna aspettare il conteggio definitivo delle schede ed eventuali ricorsi.

Io, che ho sempre sostenuto il civismo, alla mia prima candidatura ho ottenuto un discreto risultato 203 voti dislocati in 48 sezioni elettorali. La mia candidatura al Consiglio Comunale è nata da un percorso di attenzione alle problematiche dei paesi, Mosorrofa e Sala di Mosorrofa, da presidente del Comitato di Quartiere. Negli ultimi sei anni abbiamo messo in evidenza alle autorità competenti con costanza e dedizione ma con risultati non certo ottimali tutte le esigenze dei luoghi interessati ascoltando tutte le indicazioni della popolazione. Questa candidatura mirava a dare al Comitato la possibilità di continuare a lottare per il Bene Comune del paese da dentro le istituzioni per cercare di essere più incisivi. Credevamo che il lungo percorso al servizio della comunità ci avrebbe un po' aperto la strada. Il voto espresso dai mosorrofani ha decretato una netta disaffezione a votare per il bene pubblico e una chiara tendenza a premiare le aspettative personali di interessi privati tant’è che moltissime sono state le preferenze accordate ai più svariati soggetti che per Mosorrofa e Sala di Mosorrofa non hanno mai speso nemmeno una parola né un intervento.

Il discreto risultato personale ottenuto, il secondo nella mia lista a pochi voti dalla prima e a pochi voti dal raggiungere il quorum di coalizione e dal conquistare un seggio che ci avrebbe collocati in Consiglio Comunale e le tante telefonate di congratulazioni ricevute non hanno comunque alleviato la tristezza di aver capito che a poco è servito l’impegno profuso dal Comitato di Quartiere negli ultimi anni e la dedizione con la quale mi sono personalmente sempre speso per il bene pubblico del mio paese da più di cinquant’anni.

Sento il desiderio e la necessità, in questo momento, di ringraziare tutti quelli che hanno creduto al progetto e mi hanno accordato le loro preferenze. Purtuttavia sento l’obbligo morale di non considerarmi soddisfatto dei risultati ottenuti.

La mia analisi e la mia tristezza personale è l’aver compreso che in questa città, Mosorrofa ne è solo un esempio, molti sono stati quelli che hanno detto ti voto e poi non l’hanno fatto, tantissimi di questi anche parenti e amici che non hanno votato perché al primo posto non c’è il bene comune ma l’interesse privato. Tanti di quelli che per 6 anni continuavano a ripetere ogni volta che ci incontravano “qualcuno si deve candidare dobbiamo poter dire la nostra da dentro le stanze” si sono defilati, i più sinceri, hanno detto “ho preso un impegno”, “non posso fare a meno”, l’interesse privato ha prevalso sul bene pubblico. Un’altra riflessione va fatta su chi si è candidato come portatore d’acqua per avere o per avere già avuto in cambio qualcosa, questo riguarda solo la stragrande maggioranza della città, e giustifica il moltiplicarsi delle liste. Questo io lo chiamo “voto di scambio” anche se è difficilmente dimostrabile davanti a un giudice. Ma, la riflessione che mi lascia di più l’amaro in bocca, è l’aver notato che anche alcuni compagni di lotta del Comitato di Quartiere che hanno condiviso tutto fino alla candidatura, hanno poi ritenuto giusto non sostenere il progetto, se non avversarlo, eppure quest’avventura si era materializzata anche su loro impulso.

Non nascondo che la prima reazione all’esito del voto è stata quella di mollare tutto per dedicarmi solo alle mie cose e alla mia famiglia, mia moglie, i miei figli e mia sorella, che in questi anni hanno tante volte sopportato le mie continue assenze per dedicarmi alla cosa pubblica e che ringrazio per il supporto che sempre mi hanno dato e continuano a darmi. Poi ho letto quello che mi ha scritto Nuccia, la moglie di Fabrizio Nicolò un amico, un fratello morto per un incidente sul lavoro, che sempre mi spronava a candidarmi: “non mollare fallo per chi ti avrebbe votato e non l’ha potuto fare”. Nella Bibbia, in Genesi 18, invito a leggere il bellissimo dialogo tra Abramo e Dio relativamente alla distruzione di Sodoma. Il Signore voleva distruggere Sodoma per i suoi peccati e Abramo implorò il Signore di risparmiarla anche se ci fossero stati solo 10 giusti. Il Signore su questa richiesta di Abramo non distrusse Sodoma. Ho letto e riletto tante volte la frase di Nuccia e il brano della genesi e ho capito e deciso che devo continuare a lottare per il mio paese e per la mia città che amo e soffro nel vederli ridotti al lumicino. Non so in che forma, dove e come si concretizzerà questo mio impegno, certamente continuerò il mio percorso cinquantennale nell’Azione Cattolica, per il resto affido al Signore, l’unico che non tradisce mai, la mia vita e il mio futuro con la certezza che è in buone mani, e quel che verrà, ne sono certo, sarà “cosa buona e giusta”.

Sono sempre convinto che solo il civismo può salvare questa nostra città. Il timore e la consapevolezza che viene fuori dall’esito di questa tornata elettorale è che sino a quando l’interesse privato prevarrà su quello pubblico non ci sarà spazio per un sano e altruistico impegno civico. Il “do ut des” continuerà a dominare, si amministrerà pensando a crearsi il consenso per la prossima tornata elettorale e non già come alta forma di servizio. L’augurio è che queste mie considerazioni siano errate e spero che questa nuova amministrazione, alla quale faccio gli auguri di buon lavoro, con i fatti possa dimostrare il contrario». Così in una nota Pasquale Andidero