Anna Arcudi (La Strada): «Restituire una dimensione collettiva al pensiero politico»
La candidata del movimento civico interviene sul ruolo della partecipazione e sulla necessità di ricostruire spazi di confronto condivisi: «La politica deve tornare a essere esercizio di ascolto, responsabilità e visione comune».
«Restituire una dimensione collettiva al pensiero politico». È questa la direzione indicata da Anna Arcudi, esponente del movimento civico La Strada, che interviene nel dibattito pubblico legato alle prossime elezioni comunali rilanciando il tema della partecipazione e del coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali.
Per Arcudi, il punto centrale riguarda il metodo con cui si costruisce oggi la proposta politica. Un metodo che, secondo la candidata, non può più basarsi esclusivamente su leadership individuali o dinamiche autoreferenziali, ma deve tornare ad aprirsi al confronto con il territorio, alle competenze e alle esperienze diffuse.
«Negli ultimi anni — sostiene — si è progressivamente smarrita una dimensione collettiva del pensiero politico. La politica ha spesso smesso di essere luogo di elaborazione condivisa, di ascolto e di costruzione comune. Eppure le città hanno bisogno esattamente del contrario: spazi aperti, relazioni, confronto reale».
Da qui la proposta di un percorso che metta al centro il dialogo con associazioni, giovani, realtà sociali e cittadini, nella convinzione che la partecipazione non possa essere evocata soltanto durante le campagne elettorali ma debba diventare un elemento strutturale dell’azione amministrativa.
«Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi — aggiunge Arcudi — ma esiste la possibilità di costruire insieme una visione. Serve una politica capace di assumersi responsabilità, senza semplificazioni, e soprattutto capace di creare processi collettivi».
Nel ragionamento della candidata emerge anche il tema del rapporto tra cittadini e istituzioni, segnato negli ultimi anni da distanza e disillusione. Una frattura che, secondo Arcudi, può essere ricomposta soltanto attraverso pratiche concrete di ascolto e presenza nei quartieri.
Il riferimento è a una politica che torni a essere percepita come strumento utile alla vita quotidiana delle persone e non come spazio separato dalla realtà sociale. «Ricostruire fiducia — conclude — significa restituire alle persone la sensazione di poter incidere davvero sulle scelte che riguardano la città».