Candidature di massa? La lettura di Marco Parisi (RF): «Non siamo troppi, siamo storie di questa città»
«Non siamo numeri ma scelte» ripete il candidato di Reggio Futura che interviene sui suoi canali social nel dibattito sul numero record di aspiranti consiglieri e rilancia il valore della partecipazione democratica
Non un numero, ma una scelta. In una campagna elettorale che a Reggio Calabria si distingue anche per l’elevato numero di candidati al consiglio comunale, c’è chi prova a ribaltare la narrazione dominante. Non “troppi”, ma persone. Non una massa indistinta, ma storie, percorsi, tentativi di partecipazione.
È il senso della riflessione affidata da Marco Parisi, candidato nella lista Reggio Futura, che interviene sui suoi canali social con parole che vanno oltre la polemica e provano a restituire dignità a una scelta spesso liquidata con superficialità.
«Ebbene sì, sono uno di quei “700” candidati – scrive –. Fa quasi sorridere leggere certi commenti: “siete troppi”, “si candidano tutti, cani e porci”. Eppure, se ci si ferma davvero a guardare oltre il numero, forse si scopre qualcosa di più profondo».
Una presa di posizione che si inserisce in un clima cittadino attraversato da ironie e critiche, soprattutto online, dove il dato numerico è diventato oggetto di discussione più del merito delle proposte. Parisi prova invece a spostare il punto di vista: «Settecento persone non sono un problema. Sono settecento storie, settecento percorsi, settecento modi diversi di sentire e vivere questa città».
Nel suo intervento c’è spazio per una lettura inclusiva della partecipazione politica, che tiene insieme esperienze e competenze differenti: «C’è chi arriva a questo appuntamento con studi importanti alle spalle e chi ha imparato tutto dalla vita. C’è chi parla attraverso i titoli e chi lo fa con il cuore. C’è chi è già pronto e chi, magari, ha ancora tanto da imparare. Ma in tutti c’è una scelta precisa, e anche coraggiosa: metterci la faccia».
Il cuore del messaggio è proprio qui: nella rivendicazione del valore della candidatura come atto democratico. «La democrazia non è fatta soltanto da chi appare migliore sulla carta. È fatta da chi decide di esserci, di provarci, di credere che anche la propria voce, pur piccola, possa avere un valore».
Parole che si trasformano anche in un invito a cambiare approccio: «Non serve essere perfetti per voler contribuire. Serve rispetto: per se stessi, per gli altri e per quella libertà che consente a chiunque di alzarsi e dire: “io ci sono”».
E infine, la chiusura: «Forse, allora, invece di deridere, dovremmo fermarci un momento a riflettere. Perché dentro quei “troppi” c’è, in fondo, una delle cose più preziose che abbiamo: la possibilità di partecipare».
Una riflessione che, al di là delle appartenenze politiche, intercetta uno dei temi centrali di questa campagna elettorale: il rapporto tra cittadini e politica, tra disillusione e voglia di esserci.