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27/04/2026 ore 16.17
Politica

Cannizzaro batte la concorrenza mettendosi a nudo davanti ai reggini e cambiando il paradigma della campagna elettorale

Sentimento, emozione, famiglia e cuore hanno dominato l’apertura della campagna elettorale del candidato del centrodestra mentre gli avversari... continuano a parlare del passato

di Claudio Labate

«Reggio ha chiamato, e il sottoscritto ha risposto». Una frase semplice, quasi da copione in una campagna elettorale. Poteva tranquillamente stare sulla bocca di ogni candidato sindaco, ma nessuno l’ha detta, tranne Francesco Cannizzaro, che ancora una volta spazza via la concorrenza in tema di comunicazione e strategie elettorali.

Entra così nel vivo, con questa frase apparentemente banale, la campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Reggio Calabria. Succede tutto in una domenica molto calda, e non solo dal punto di vista meteorologico. D’altra parte, dopo la “passione” della presentazione delle liste, meglio battere il ferro quando è caldo. Ma non per tutti. Anche perché sono stati tre su quattro – ognuno fedele al suo stile e modo d’essere - i candidati ad aver dato fuoco alle polveri della loro campagna elettorale, incontrando cittadini ed esponendo le parti salienti del proprio programma.

All’appello è mancato solo “l’uscente”, Domenico Battaglia, presente in questa domenica elettorale solo “grazie” ad un video “diabolico” di Cannizzaro che lo coinvolge in un saluto da avvio di campagna all’insegna del più sano fair play tra avversari politici che si rispettano. Tutto vero. C’è il rispetto, c’è la stima reciproca, ma quell’abbraccio, anche per tutto quello che è successo fin qui, ha più il sapore di una sorta di passaggio di mano.

Mimmetto, come lo conoscono in tanti, riconoscendogli con un po' di amarcord un animo buono, ha coraggio da vendere, e lo testimonia l’essersi messo in pista nonostante il centrosinistra, e sicuramente non ci starà a fare la parte del miglior candidato perdente per una coalizione ai minimi termini. Perché poi, il messaggio che passa ai cittadini è che Mimmetto dovrà combattere la guerra da solo, perché ognuno dei suoi candidati sta combattendo la Battaglia per conto proprio. Anche il suo partito di riferimento.

Come spiegare altrimenti la farraginosità della scelta del candidato sindaco? Si dirà, ma le Primarie sono nel dna del Pd e del centrosinistra. A questo prezzo... Se vincere le primarie significa ritrovarsi isolato che senso hanno tutte quelle manfrine tra gennaio e febbraio? Se chi perde si ritira e tradisce i patti, se chi perde invece di dar manforte a Palazzo San Giorgio sceglie le circoscrizioni per lasciare spazio ad altri, che senso ha quel metodo democratico?

Risponda chi era con Battaglia il giorno della inaugurazione della segreteria del candidato sindaco di centrosinistra. Saranno in pochi... lo hanno notato tutti, tra quelli che sono andati e chi è rimasto in disparte. Tutto questo trasferisce un sentimento di tristezza.

Al contrario di quello che esprimeva la marea umana di ieri sera a Piazza De Nava, dove entusiasmo e coinvolgimento l’hanno fatta da padrone in un appuntamento carico di emozione, checché se ne dica dalle bacheche di questo o quell’analista politico mancato. Cannizzaro si è giocato tutto in quell’apertura di campagna. Ha puntato a convincere i dubbiosi che la sua è una scelta di cuore, mettendoci dentro testimonianze, sentimento, amicia, un “Dio benedica Reggio e i reggini” e anche qualche lacrima. Gli abbracci con Occhiuto, ma anche con un emozionatissimo Arruzzolo, la dicono lunga su come è stata costruita la campagna elettorale. E poi c’è la famiglia. La mamma che lo accompagna nella scelta difficile, la sorella che lo guarda con gli occhi lucidi, la cugina Giusy del successo europeo che lo bacia emozionata. Una immagine potente, che dà forza ad un progetto che dall’altra parte si pensa di contrastare agitando lo spettro del passato senza capire che qui non si parla di modelli, ma di futuro. Ed il futuro è anche sogno, visione, e capacità di far sognare anche chi ti sta accanto, che magari è più giovane di te di vent’anni, come la maggior parte dei candidati presidenti alle circoscrizioni, e che spera in un cambiamento. E soprattutto di poter essere protagonista di un cambiamento.

Ecco, forse non tutti hanno capito che dopo dodici anni – che sono stati difficili, non c’è dubbio – la gente ha necessità di toccare con mano un cambio di passo, ha voglia di sentire che la città ce la farà, che il cambiamento è possibile. E se si alza l’asticella, se si esce fuori dalle righe davanti a migliaia di persone che sono accorse per sentir parlare un candidato, quello va considerato alla stregua di un peccato veniale.