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03/06/2026 ore 09.54
Politica

Comune Reggio, Simone Veronese: «Il paradosso del civismo, chi denuncia viene applaudito ma non premiato»

Il coordinatore Reggio Protagonista: «La città continua a dimostrare enormi difficoltà nel sostenere elettoralmente chi mette a rischio la propria tranquillità personale per denunciare problemi, sprechi, inefficienze e situazioni che danneggiano la collettività»

di Redazione

«C'è una riflessione che va fatta con onestà, senza ipocrisie e senza cercare alibi. Il problema di Reggio Calabria non è soltanto la politica. Il problema riguarda anche una parte della città e il modo in cui essa sceglie i propri rappresentanti. Da anni assistiamo a un fenomeno che si ripete puntualmente: i cittadini applaudono chi denuncia, condividono sui social le battaglie per la legalità, sostengono a parole chi combatte contro il malaffare, ma quando arriva il momento decisivo del voto premiano spesso altri percorsi.

È un paradosso che dovrebbe fare riflettere tutti». È quanto afferma in una nota Simone Veronese, coordinatore di Reggio Protagonista.

«Reggio Calabria continua a dimostrare enormi difficoltà nel sostenere elettoralmente chi mette a rischio la propria tranquillità personale per denunciare problemi, sprechi, inefficienze e situazioni che danneggiano la collettività.

L'esperienza di Reggio Protagonista è emblematica. Nella nostra lista erano presenti persone che hanno dedicato anni della propria vita a battaglie civili e sociali. Antonio Romeo, ex Questore, simbolo delle istituzioni e della legalità. Nuccio Azzarà, che non ha esitato a denunciare pubblicamente situazioni critiche e a portare avanti battaglie scomode. Abbiamo denunciato la questione dei contatori idrici, le condizioni delle scuole, il caso del Ponte Calopinace, le criticità di numerose opere pubbliche e tante altre situazioni che riguardano direttamente la vita dei cittadini.

Tuttavia, ancora una volta, queste battaglie non si sono tradotte in un consenso proporzionato all'impegno profuso.

Ma il caso più significativo resta quello di Klaus Davi.

Cinque anni fa Klaus Davi rappresentò probabilmente uno degli esempi più evidenti di questo fenomeno. Per anni ha denunciato la presenza della criminalità organizzata, ha indicato situazioni e territori problematici, ha subito intimidazioni e minacce, ha acceso riflettori nazionali su questioni che molti preferivano ignorare. Eppure tutto questo non bastò. Nonostante l'impegno, nonostante le denunce, nonostante il coraggio dimostrato, non riuscì nemmeno a raggiungere il quoziente necessario per ottenere una rappresentanza adeguata.

È una vicenda che dovrebbe interrogare profondamente la città.

Perché quando una comunità non premia chi denuncia, chi combatte il malaffare, chi si espone personalmente per difendere interessi collettivi, ma continua invece a lasciarsi attrarre da promesse, slogan e campagne elettorali costruite sul consenso facile, il problema non riguarda più soltanto la politica.

Riguarda la cultura civica di una comunità.

La verità è che Reggio Calabria non ha ancora completato il proprio percorso verso un civismo maturo. Troppo spesso chi denuncia viene apprezzato a parole ma lasciato solo nei fatti. Troppo spesso chi combatte battaglie difficili riceve solidarietà pubblica ma non sostegno elettorale. Eppure il cambiamento nasce proprio da lì: dal coraggio di scegliere chi ha dimostrato con i fatti di essere disposto a difendere la città. Esiste poi un altro dato che merita attenzione. Decine di migliaia di cittadini continuano a non votare. Sono forse proprio loro la parte più interessante della città. Persone che non credono più alle promesse, che hanno perso fiducia nella politica e che osservano tutto con distacco.

La vera sfida del futuro sarà convincere questi cittadini che partecipare è ancora utile. Ma per farlo servirà anche una città capace di riconoscere e premiare chi si espone, chi denuncia, chi combatte e chi lavora concretamente per l'interesse collettivo.

Perché una comunità che non sostiene i propri combattenti civili rischia inevitabilmente di ritrovarsi governata da chi sa promettere meglio, non da chi ha dimostrato di fare meglio», conclude Simone Veronese, coordinatore di Reggio Protagonista.