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22/01/2026 ore 18.00
Politica

«Dalla sanità alle funzioni della Metrocity, continua il grande imbroglio della Regione», Falcomatà a tutto campo: «Primarie? Ora c’è il metodo Campo largo»

L’ex sindaco della città oggi consigliere regionale analizza il momento politico, non prima di aver manifestato la sua vicinanza e solidarietà ai territori colpiti dal ciclone Harry. Lo sguardo sulla città - «ha chiuso i conti col passato» e una direzione per lui obbligata: «Chi parla di discontinuità è debole in partenza»

di Claudio Labate

«Quando mi chiamano sindaco dico “no, non mi dà fastidio”. Credo sia l'esperienza più intensa e totalizzante che una persona nel suo percorso politico possa vivere, perché è un'esperienza che non ti consente di programmare le tue giornate. Per quanto tu le poi programmare, c'è sempre una novità, un'emergenza, qualcosa di nuovo che ti scombussola in parte la giornata, quindi sei chiamato a decidere spesso, e chi decide scontenta, perché non può accontentare tutti. Sei chiamato a prendere tante decisioni, sei chiamato a farlo in maniera rapida e quindi devi lavorare anche sotto stress, hai un'adrenalina che è praticamente tua compagna di vita e sinceramente non credo possano esistere altre esperienze di questo tipo».

Così Giuseppe Falcomatà nel corso della lunga intervista concessa a ilReggino.it, nell’ambito della videorubrica “A tu per tu”. Ormai ex sindaco proiettato nella nuova dimensione regionale, Falcomatà cambia necessariamente approccio alle questioni da affrontare dentro il Palazzo e non da capo di una amministrazione. Resta intatta invece la dimensione politica – unico consigliere regionale a rappresentare la città di Reggio – di un impegno che diventa a più ampio raggio senza dimenticare Reggio e le prossime consultazioni comunali. Lo sguardo alle Primarie, considerate in qualche modo superate, suggerisce a Falcomatà l’idea di dover operare in continuità a Palazzo San Giorgio, pur senza alcun endorsement nei confronti di qualcuno. Infine la previsione di un futuro roseo per la città, a patto che riesca ad essere artefice del proprio destino.

Ma nelle ore concitate del passaggio sulle coste joniche calabresi del ciclone “Harry”, il primo pensiero non può che essere rivolto al territorio della Città Metropolitana.

«Intanto esprimo la vicinanza, la solidarietà e la piena comprensione nei confronti dei sindaci, degli amministratori e in generale delle comunità colpite dal maltempo per quello che stanno passando e che stanno subendo. Ma è vero, nella drammaticità delle immagini e dei danni c'è comunque la buona notizia che la macchina ha funzionato e questo perché negli anni questa macchina è stata rodata e i comuni, anche quelli più piccoli con l'apertura del COC, con i contatti con la protezione civile, le prefetture e naturalmente il lavoro dei vigili del fuoco, della polizia locale, le forze dell'ordine riescono a organizzarsi e fronteggiare meglio questo tipo di eventi naturali. Però naturalmente la solidarietà e la vicinanza non basta. Fare il consigliere regionale dopo aver fatto il sindaco 12 anni ti consente di avere uno sguardo diverso rispetto a questo tipo di eventi e in qualche modo comprendere meglio quelle che sono le risposte che i sindaci, gli amministratori e i territori si aspettano dalle istituzioni. Ecco perché all'insediamento della prima seduta della Commissione bilancio, io ho chiesto espressamente che la Commissione individui delle risorse straordinarie, urgenti e immediate da trasferire ai comuni per la messa in sicurezza dei territori e la loro ricostruzione. Naturalmente questa richiesta la trasferirò poi in una mozione da presentare all'interno del Consiglio regionale all'attenzione del Presidente Occhiuto che ha già chiesto lo Stato di emergenza nazionale, ma sappiamo quanto tempo passi dalla richiesta al riconoscimento, allo stanziamento delle somme e poi all'erogazione delle somme stesse. La Regione può e deve individuare delle proprie risorse per consentire ai comuni di risollevarsi presto. E' questo quello che chiedono i sindaci e soprattutto questo è quello che si aspettano le comunità dalla politica».

Lei ha parlato di tempi generalmente lunghi, ma tecnicamente si può intervenire nell'immediato perché ci sono praticamente intere cittadine che sono state spazzate via dal mare?

«Si può ovviamente mettendo prima di tutto in sicurezza il territorio, so che gli uffici anche della città metropolitana per quelle che sono da un lato le competenze istituzionali, dall'altro le possibilità, sono intervenuti per mettere in sicurezza alcune strade di competenza metropolitana nell'immediato, penso alla SP1, penso a Cinquefrondi, penso a Bivongi, penso a quello che stava succedendo sulla statale ionica all'altezza di Africo con alcuni massi che sono caduti su alcune vetture, però questo è pochissimo rispetto a quello che invece andrebbe fatto. Penso ad esempio alle immagini drammatiche del lungomare di Melito, Bova Marina, lì non basta la messa in sicurezza per evitare ulteriori danni, per evitare rischi per le persone, per le cose, per le attività commerciali e imprenditoriali, ecco perché è importante che intervenga un ente di un livello superiore in attesa che poi il governo o la protezione civile nazionale stanzino le risorse, la regione lo può fare, lo può fare anche perché ripristinare lo stato dei luoghi significa consentire anche di immaginare che la prossima estate quelle località balneari possano vivere il periodo più importante dell'anno senza subire le conseguenze del maltempo».

Ci sarà spazio per risarcimenti ad attività commerciali e a privati?

«Io ho sentito ad esempio il sindaco Nastasi che mi ha detto che una prima quantificazione dei danni supera i 3 milioni di euro, il sindaco Conia di Cinquefrondi mi diceva che ci sono danni anche ad alcune strutture sportive. La quantificazione dei danni già dalle prime ore è importante, ma naturalmente sono scelte di indirizzo politico, quando ci sono queste emergenze le risorse vanno dirottate laddove c'è più bisogno».

Dopo cinque consigli regionali come è cambiato il suo approccio? Prima si confrontava da sindaco, ora una sorta di ritorno al passato, dalle fila dell’opposizione, ma sempre in netta contrapposizione al governo regionale…

«È un ruolo senza dubbio diverso, perché non hai l'orizzonte quotidiano, non hai la parte amministrativa, ma giorno dopo giorno acquisisci la consapevolezza di quanto la Regione sul piano politico, sul piano di indirizzo politico, anche attraverso la capacità di legiferare, ha per dare risposte ai territori, dare risposte ai cittadini e quindi naturalmente sto cercando di calarmi il più possibile, il prima possibile in questo nuovo ruolo naturalmente senza dimenticare quelle che sono state le conoscenze di percorsi acquisiti in questi 12 anni da sindaco. Quello naturalmente è un'esperienza che ti consente di affrontare in modo migliore, senza un rodaggio questo nuovo ruolo, però naturalmente con le diversità del caso. I consigli regionali che abbiamo svolto in questi primi mesi di mandato sicuramente ci hanno fatto capire da un lato le potenzialità, dall'altro i limiti dettati però dalle priorità che si è dato il governo Occhiuto. Sembra di assistere più che a un inizio di legislatura a una fine di legislatura, perché i primissimi provvedimenti che sono stati portati all'attenzione del Consiglio sono stati la reintroduzione di quelle figure mitologiche dei sottosegretari, l'ampliamento ad altri due assessori della giunta regionale con l'introduzione del consigliere supplente. Poi, una necessità di presenziare, di aggredire, di occupare anche le postazioni istituzionali generalmente attribuite alla minoranza, penso alla Commissione Vigilanza e ribadisco non attribuita alla minoranza per garbo, ma perché le figure del controllore e del controllato non possono coincidere nella stessa persona, in questo caso nello stesso indirizzo politico. Poi naturalmente anche quelle che sono state le modifiche dello Statuto che verranno poi portate all'attenzione del Consiglio alla prossima seduta… sembra quasi che siano di quei provvedimenti che fai alla fine della legislatura e non all'inizio, in mezzo abbiamo i problemi reali con cui i calabresi si confrontano, uno su tutti la sanità».

Che comunque rimane il tema dei temi in Calabria…

«Il fatto che dal decreto Milleproroghe sia stato tolto il provvedimento per la proroga dei medici in pensione non è una dimenticanza, è qualcosa che è stato levato da un decreto che solitamente vede la proroga e l'approvazione di tanti provvedimenti in scadenza al 31 dicembre, questa legge reintroduce la possibilità in attesa poi degli emendamenti che modificheranno il Milleproroghe di poter contrattualizzare questi medici in pensione. Ma non è una risposta strutturale alle esigenze dei cittadini, finché non viene varato il piano assunzionale, finché non si creano le condizioni che consentano una convenienza reale e non da televendita nel venire a lavorare qui, nello svolgere la professione medica e paramedica nei nostri ospedali, finché non si interviene per avere strutture adeguate sui territori, finché la sanità territoriale è azzerata, le guardie mediche sono chiuse, le ambulanze non arrivano nelle zone interne, sarà sempre più difficile offrire ai calabresi una sanità degna di questo nome e quindi la tutela di quel diritto costituzionalmente garantito alla salute».

Lei però arriva al Consiglio regionale con un altro grosso problema in agenda, parliamo delle funzioni della Città metropolitana, tema sempre caldo visto che non sembra ci siano novità. Come intende portare avanti questa tematica da dentro il palazzo…

«Noi giorno dopo giorno abbiamo la conferma che tante di quelle promesse che sono state fatte in campagna elettorale si stiano trasformando piano piano, passo dopo passo. in bugie nei confronti dei calabresi, in questo caso dei reggini e dei cittadini della Città metropolitana. Una su tutte sono le funzioni, ormai il “conta euro” delle risorse sottratte alla Città metropolitana con la mancata assegnazione delle funzioni ha superato i 40 milioni di Euro, anche in questo caso non si tratta di una gentile concessione, si tratta di dover rispondere a un obbligo di legge, cosa che la Regione non sta facendo, cosa rispetto alla quale la Regione è inadempiente e cosa che non consente alla Città metropolitana di poter affrontare nel modo migliore ed essere più presente in emergenze come quella del maltempo. Pensate se fossero state trasferite le funzioni sulla messa in sicurezza dei territori, sul dissesto idrogeologico, sulle manutenzioni delle strade, quanto di più già oggi avrebbe potuto fare la Città metropolitana… Quindi non stiamo parlando più in questo caso di politica, stiamo parlando della vita delle persone e della sopravvivenza dei territori, ma c’è un altro grande imbroglio…»

Quale sarebbe?

«È quello della facoltà di medicina. Io, per carità, ho studiato tutta la vita e continuo a farlo e accolgo l'invito del Presidente a studiare, ma proprio perché noi abbiamo studiato, proprio perché abbiamo partecipato come Comune e come Città metropolitana ai tavoli condotti dalla Regione Calabria e nella persona della Vicepresidente Princi, oggi europarlamentare in qualità di delegata del Presidente Occhiuto, non possiamo oggi sentire che la Regione non c'entra nulla con la facoltà di medicina, perché se fino a ieri abbiamo fatto riunioni in questo senso, se fino alla campagna elettorale la promessa era la città di Reggio Calabria avrà la sua facoltà di medicina, oggi non possiamo assistere alle spallucce fatte dal Presidente Occhiuto. Anche su questo, naturalmente, il nostro ruolo di consiglieri regionali, il mio ruolo di unico consigliere regionale che rappresenta non solo la città metropolitana di Reggio Calabria, ma della città di Reggio Calabria, è naturalmente anche questo e su questo come minoranza, come Partito Democratico saremo sempre vigili e presenti».

A proposito di Partito Democratico, in questi giorni si sono moltiplicate anche le interpartitiche del centrosinistra in vista delle prossime elezioni comunali, in che modo lei è pronto a contribuire e a prolungare la vita del centrosinistra a Palazzo San Giorgio?

«Noi ci siamo assunti la responsabilità 12 anni fa di ricostruire un'immagine della città, di fare rialzare un territorio e una comunità che era stata martoriata, non soltanto dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, ma anche dall'assenza di servizi, dall'assenza di una programmazione di sviluppo di infrastrutture e l'abbiamo risanata da quasi un miliardo di debiti che non avevamo fatto noi, mettendo in sicurezza le famiglie, i lavoratori e offrendo anche nuove occasioni per trasformare il lavoro da precario a stabile e fare ripartire i concorsi con nuove possibilità per tanti giovani reggini, e credo che questo sia il valore dal quale ripartire e da dover naturalmente valorizzare, in continuità con quello che c'è stato fino a oggi. Chi prova ad affrancarsi da questi 12 anni, chi prova a parlare di discontinuità parla di qualcosa che è debole in partenza, perché tutto quello che è stato fatto in questi 12 anni, il sindaco Falcomatà non l'ha fatto da solo, l'ha fatto proprio grazie a quella coalizione, a quei partiti, a quei movimenti, a quelle liste civiche che hanno contribuito da dentro e da fuori le istituzioni a dare risposte ai cittadini e anche a formare una nuova classe dirigente».

Quando parla di “continuità”, rapportata al tavolo dei partiti e movimenti, cosa intende?

«Il metodo delle interpartitiche, è un metodo tradizionale, che però serve anche ad ascoltare le diverse posizioni anche sul metodo di scelta del prossimo candidato sindaco, e naturalmente il Partito Democratico deve fare la sua parte per ascoltare tutti, ma poi in qualche modo deve fare sintesi fra le diverse idee e valutazioni».

A proposito di questo, primarie, unità, coraggio, sono le parole d'ordine che hanno abitato l'ultima riunione, soprattutto, in cui è venuto fuori anche il nome del segretario regionale, Nicola Irto, quale possibile candidato. Intanto le chiedo lei cosa ne pensa, anche perché alcuni analisti lo hanno attribuito a una provocazione dell'ala falcomatiana, rappresentata in qualche maniera dalle liste civiche che pure sono aumentate all'interno del tavolo che si allarga anche ad altre esperienze.

«Parto dalle liste civiche, che non sono cartelli elettorali, sono esperienze di partecipazione democratica diretta alla vita dell'ente, che in questi anni hanno contribuito a lavorare per raggiungere i tanti obiettivi che l'amministrazione si è data. Non dimentichiamo che nel 2020 le liste civiche a sostegno del centrosinistra eleggono nove consiglieri comunali, quindi quasi la metà della maggioranza, esattamente un terzo dell'intero Consiglio comunale, quindi sono una realtà che è rimasta presente in questi anni. Rispetto al metodo di scelta esco fuori dal dibattito “primarie sì, primarie no”, d'altra parte nel 2014 la scelta del candidato sindaco è effettivamente avvenuta con le primarie, però dobbiamo anche contestualizzarle le cose: nel 2014 le primarie erano il metodo privilegiato, da parte del Partito Democratico, di selezione della classe dirigente, di scelta dei candidati a sindaco e a presidente della Regione. Quelle primarie furono preparate quasi con un anno di anticipo rispetto alla data del voto, sono state primarie che hanno visto i vari pezzi della coalizione intanto riunirsi intorno a un tavolo per ragionare su un'idea di città, sono state primarie che hanno visto la partecipazione di quattro candidati che si sono confrontati dentro quella cornice con delle sfumature diverse del loro programma, sono state primarie che hanno visto i vari candidati andare nelle diverse frazioni e circoscrizioni, c'è stata una vera e propria campagna, che poi si è tradotta il 6 luglio, se non sbaglio, in una partecipazione al voto vera, reale, con le file fuori dai seggi di quasi 17 mila persone cittadini. Oggi il contesto è diverso, oggi il metodo di scelta dei candidati da parte del Campo largo è appunto il metodo Campo largo, quello che ha portato ad esempio alla scelta di Pasquale Tridico come candidato presidente, ma quello che ha fatto ragionare le forze progressiste, le forze del centrosinistra insieme per individuare un candidato forte, unitario, con l'obiettivo di vincere, perché l'obiettivo è vincere e quindi bisogna ragionare fra tutte le forze rispetto a chi può essere quel profilo che meglio può incarnare e rappresentare i valori e il programma della coalizione e che soprattutto possa vincere».

Quindi lei si preferirebbe affidarsi al cosiddetto “metodo Campo largo”?

«È quello che è stato fatto in Puglia, è quello che è stato fatto in Campania, è quello che è stato fatto in Liguria, è quello che è stato fatto in Emilia Romagna. C'è un nuovo metodo, il metodo appunto del Campo largo. Dall'altro lato c'è anche un minor tempo per preparare le primarie rispetto a quanto c'era stato nel 2014, quindi la mia idea è appunto quella di - in linea con quanto sta facendo in tutta Italia il centrosinistra - di riunire le forze progressiste, le forze riformiste intorno a un nome che possa rappresentare unitariamente tutto il centrosinistra. Questo ci consentirebbe di far partire la campagna elettorale prima, anticipando anche il centrodestra che da un annetto annuncia a ogni piè sospinto di aver pronto il candidato e che invece ancora non ha ufficializzato. Ecco, quindi, da un lato la continuità rispetto a quanto c'è stato in questi 12 anni, ovviamente, certo, sempre come spesso anche ho avuto modo di dire io, l'idea, l'obiettivo, la consapevolezza che si può fare sempre meglio e di più rispetto a quanto è stato fatto, dall'altro lato ragionare per un candidato che possa unitariamente rappresentare tutta la coalizione».

Senta Falcomatà, ma lei pensa che alla fine riuscirete a trovare il candidato qui o che dovrete ricorrere all’assistenza di Roma?

«Io credo che il centrosinistra reggino abbia l'esperienza e la maturità per non dover chiedere a qualcun altro di decidere per lui. Questo non significa, naturalmente, che il Partito nazionale non debba essere coinvolto sul percorso e anche sulla scelta che porterà all'indicazione del candidato sindaco, perché Reggio Calabria non è un comune di cento abitanti, è una Città metropolitana. Nella prossima primavera si andrà al voto come grandi città soltanto a Reggio e Venezia e quindi è del tutto evidente che ci sarà anche un'attenzione nazionale. Però credo che la scintilla debba partire dal basso, io sono sempre per il principio di autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto al di là della battuta sono pienamente consapevole che il centrosinistra reggino abbia al suo interno l'esperienza e la maturità per avviare e condurre un percorso che poi porterà alla scelta del candidato finale, naturalmente accompagnato da una supervisione, da un coinvolgimento anche del Partito Nazionale».

Che futuro vede per Reggio Calabria e per la Calabria?

«La città ha chiuso i conti col suo passato, non è stato facile, non è stato semplice, ma è oggi una città che in qualche modo è padrona di se stessa, è artefice del proprio destino, è autonoma, è indipendente rispetto a quelle che possono essere dinamiche esterne alla città. Il futuro di Reggio dipende soltanto dai reggini, e ritornando a quella famosa storia della statua della Dea Atena, io credo che anche oggi siamo nelle condizioni di non dover porre limite alcuno alle possibilità che ha questa città. Questa città non cresce soltanto se noi non vogliamo farla crescere, o rispetto a chi è nelle condizioni, nelle posizioni istituzionali, politiche, professionali, imprenditoriali, di poterlo fare, non riesce a farlo. Quindi io vedo una città che sempre di più può camminare sulle sue gambe, naturalmente non da sola, perché è chiaro che il futuro di una città dipende da tutti coloro che hanno deciso di rimanere nella città stessa. Lo stesso non mi sento di dirlo per la Regione, al netto di quella Calabria straordinaria che si vuole narrare: ancora oggi vediamo la nostra Regione agli ultimi posti come qualità della vita, agli ultimi posti come ricchezza, la nostra è la regione più povera, la nostra è la regione che ha un tasso di migrazione sanitaria ancora molto alto, il più alto d'Italia, nella quale mancano i servizi e, quindi, al netto, la narrazione che si può fare è una Regione che ancora i conti con il proprio passato non li ha chiusi e quindi ancora non ha la capacità di potersi mettere in competizione con le altre Regioni del nostro Paese».