✕
Sezioni
08/11/2026 ore 13.13
Politica

Dall'Europa ai territori: il tour di Pasquale Tridico per avvicinare la Calabria ei suoi attori pubblici e privati a Bruxelles

Con l'incontro organizzato a Reggio Calabria, l'europarlamentare Pasquale Tridico e il Gruppo La Sinistra accendono i riflettori sul rapporto, spesso distante, tra l'Unione Europea e le sue regioni

di Silvio Nocera

Un'iniziativa itinerante per portare l'Europa nei comuni, dialogare con le imprese e costruire una nuova strategia fondata sulle competenze, supporto alle realtà locali e riforme strutturali. Un pomeriggio di riflessione, approfondimento e confronto al Castello Aragonese per affrontare un tema che, come ha ricordato Antonino Tramontana , Presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria che ha aperto l'incontro, è percepito male e poco. E, se viene colto, viene sentito come distante.

Parliamo dei fondi europei e della relazione spesso intermittente e frammentata che questi strumenti finanziari hanno con territori marginali e complessi come quelli calabresi.

Tridico: Calabra utilizza fondi europei al 20 – 30%

Un tema che è stato il focus dell'incontro “Fondi Europei: dall'Europa al Territorio” organizzato dall'europarlamentare Pasquale Tridico e dal Gruppo La Sinistra al Parlamento europeo nell'ambito di un ciclo itinerante di appuntamenti che ha già avuto diverse tappe. Obiettivo del tour: portare l'Europa nei comuni, nei territori. «Il punto è cercare di far conoscere alle imprese, alle loro associazioni, agli enti locali e ai loro rappresentanti che ci sono delle possibilità che molto spesso rimangono inutilizzate. Fondi europei che sono utilizzati al 20-30% qui in Calabria e che ritornano indietro. Questo è un grande fallimento, un grande peccato, specie per una terra che ha bisogno di tutto dalle infrastrutture ai servizi. Abbiamo scuole che cadono a pezzi», ha chiarito Tridico a margine dei lavori.

Tramontana: rafforziamo le filiere come fatto col settore meccanico

A Reggio e nella sua provincia il bisogno è forse più acuto, nonostante l'economia mostri timidi segnali positivi, settori che si evolvono a macchie di leopardo. «Per quanto riguarda la Camera di Commercio, che in questi anni ha svolto un lavoro di saldatura, ci sono settori più pronti a fare il salto di qualità per affacciarsi ai mercati internazionali. Altri meno. Il nostro impegno è andato nella direzione di promuovere filiere, tentando di connettere imprese che potevano fare sistema e che nemmeno si conoscevano.

In qualche caso ci siamo riusciti: ad esempio nella meccanica, dove, attorno alla Hitachi, abbiamo messo insieme 35 aziende che oggi funzionano come un organismo. Servono più investimenti, specie in innovazione per imprese che sono spesso piccole e piccolissime, ma che lavorano in un quadro in cui l'export calabrese cresce nel quale l'imprenditorialità reggina svolge un ruolo cruciale», ha illustrato Tramontana.

Da Fedele a Tassone un coro di critiche

È vero che l'Europa in questo processo può giocare una parte essenziale, ma diversi profili di criticità sono emersi dagli ospiti intervenuti e dagli interventi dei presenti. Da quello che Giuseppe Fedele, dell'Ordine dei Commercialisti, ha bollato come smantellamento delle misure di finanza agevolata, ricordando che con i cambiamenti del 2026 rischiando di fermarsi gli investimenti, a un modello europeo che l'imprenditore Francesco Tassone ha definito fallimentare: troppa burocrazia, troppa attenzione agli equilibri del mercato unico europeo, totale assenza di appalti pubblici, cioè quell'insieme di processi e attività attraverso l'attore pubblico si rivolge al privato per acquistare beni, servizi o prestazione . Esattamente l'opposto di quanto accade in contesti come quello statunitense che attraverso questo meccanismo di politica industriale ha conquistato la leadership del mercato dell'innovazione.

Nicolò: ripensare un modello che non funziona

Un modello, quello europeo, che è pensato male e declinato peggio anche per l'economista Francesco Nicolò, ospite della giornata: «Non abbiamo bisogno di un'Europa che premi un progetto o un'idea sulla carta, andando ad arricchire schiere di consulenti che, nella maggior parte non sono mai stati imprenditori di successo se non di se stessi. Non può funzionare un modello che viene calato dall'alto che chiede ai territori di adattarsi. Occorre capovolgere approccio e metodologie e operare nella dimensione contraria. L'Italia, la Calabria e l'Europa mediterranea hanno sviluppato un tessuto imprenditoriale che è caratterizzato da una dimensione familiare profondamente collegata alla natura e alle specificità dei territori: agroalimentare o artigianato di qualità, per fare un esempio. Con realtà che si sono dimostrate competitive proprio per la loro “mediterraneità”. Serve allora rafforzare questo modello che si distanzia molto dall'approccio anglosassone e che premia chi ha raggiunto già risultati tangibili, mettendolo al tempo in stesso in connessione con nuovi aspiranti imprenditori. Penso che in Calabria creare due scuole, una dedicata allo startupping e una seconda dedicata all'accompagnamento nello sviluppo di impresa per chi è già sul mercato ma ha bisogno di strutturarsi e rafforzarsi. Senza affidarci solo a bravi consulenti, pur necessari, ma soprattutto a quegli imprenditori – e ce ne sono – che ce l'hanno fatta».

Aloisio: una Zes tra luci e ombre e cinque proposte per i territori

In questo quadro anche il governo ha commesso i suoi errori. Se è vero che la Zes, la Zona Economica Speciale si è rivelata uno strumento straordinario di incentivi agli investimenti, mobilitando nei primi due anni 10 miliardi di euro e approvando 1.500 provvedimenti di autorizzazione, tanto da spingere al rinnovo della misura fino al 2028, averla resa zona unica ricomprendendo anche regioni come Umbria e Marche, l'ha diluita. E quanto ha illustrato Claudio Aloisio, Presidente Confesercenti Calabria che ha poi posto l' accento sulla necessità di modificare i modelli alla base dei finanziamenti per piccole e piccolissime imprese: «Si tratta di realtà che spesso non hanno la capacità finanziaria per far fronte ad anticipazioni o aderire a bandi che prevedono il contributo in conto capitale. Regole di questo tipo, deprimono anziché incentivare».

E a chiusura del suo intervento ha presentato cinque proposte operative: costruire un servizio di assistenza alle imprese grazie agli strumenti , al know how e alla rete di cui l'associazione di categoria dispone; spingere per l'istituzione di procedure semplificate per progettazioni dal basso costo, rafforzare reti locali di collaborazione e partenariato, pubblicare l'elenco di chi riceve fondi europei per poter valutare l'impatto che quegli investimenti hanno avuto sul territorio.

Tridico: aprire interlocuzioni istituzionali a Bruxelles 

Assumere esperti in europrogettazione in enti pubblici e imprese perché è vero, come ha ricordato Tridico, che la dimensione europea va capita, sollecitata e frequentata, ma va anche riformata e ripensata. E in effetti lo stesso europarlamentare ha sottolineato come «l'Europa non abbia una politica industriale e questo è qualcosa su cui dobbiamo interrogarci». Ma, ha aggiunto, «questo non deve metterci nella condizione di non parlare con l'Europa. Allora io sono qui per lanciare un appello e avanzare proposte. Vorrei che tutti voi, che siete mie stakeholder veniste a Bruxelles per aprire interlocuzioni istituzionali perché solo così è possibile incidere. E solo così diventa possibile lavorare continuamente per intercettare i giusti europei. Misure attraverso lequali paesi come Spagna, Polonia, Irlanda, hanno guidato il loro recente e travolgente sviluppo. Per fare questo servono competenze. Ecco perché è necessario che ogni Comune o, nelle realtà più complesse e frammentate, ogni unione di Comuni, abbia un referente preparato ad intercettare le opportunità che l'Europa ci offre. Costa? Sì, ma il guadagno che si avrebbe da questo sarebbe in medio e lungo periodo, superiore al costo iniziale.

Questo per il settore pubblico. Lato imprese, sappiamo che le piccole realtà, che sono la gran parte, non hanno risorse per poter posizionare una figura simile che elabora progetti o intercettare fondi tramite le banche. E sull'assenza di un mercato europeo dei capitali, che ha azzoppato la nostra capacità di disegnare una politica industriale, ci sarebbe da aprire una discussione seria.

Ma, tornando alle imprese, utilizziamo la capacità delle associazioni di categoria che possono aprire opportunità importanti. Lavoreremo su questo e chiederemo all'Europa di rafforzare la propria presenza sui territori rafforzando lla sua rete di infopoint che ci sono nel paese, ma non riescono a coprire capilarmente tutti i comuni, tutte le aree, soprattutto quelle aree svantaggiate». Capacità amministrativa e di attuazione vero tallone d'Achille Ben venga tutto questo, ma se non si interviene sul rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni chiamate ad attuare interventi e progetti finanziati direttamente o promozione dai fondi comunitari, poco si concluderà.

Se gli enti pubblici hanno uffici tenici privi di personale o con responsabilità che lavorano a scavalco e hanno il compito di gestire non uno, ma due, tre, quattro, cinque enti, il problema resta. Qualcosa era stato per il Pnrr ma quella stagione è al tramonto. Questo, dato anche il fatto, che le amministrazioni gestiscono appalti che coinvolgono le imprese. E se gli interventi finanziati, a causa della capacità di attuazione, rischiano di non andare in porto, salta tutto il banco.