Domenico Battaglia: «Reggio può fare il salto avendo ora delle fondamenta e delle radici certe, per poi proiettarsi nel futuro»
Il sindaco facente funzioni che ha ricompattato il centrosinistra è convinto che la città abbia le carte in regola per aprire una nuova stagione da protagonista nel Mediterraneo. I conti risanati, il piano per riavvicinare le periferie e per rilanciare il progetto integrato dell'Area dello Stretto. Poi, l'emozione di correre con un cognome indissolubilmente legato alla città: «Sento la responsabilità, ma anche tanto affetto che mi viene restituito»
«È chiaro che chi si candida, soprattutto dopo un periodo in cui è il centrosinistra stesso a governare la città, si muove in un terreno che è di continuità amministrativa, perché ci sono gli atti che ti seguono. Ma lo si fa chiaramente con la propria esperienza, con il proprio taglio, con la propria idea e visione di città. E credo che sia confermato anche in questo caso: io non ho bisogno di presentazioni. Ho un lungo curriculum e una lunga esperienza politica che parlano di un'idea concreta e di un approccio pratico ai problemi. C'è l'idea di avere già sperimentato nella macchina amministrativa del Comune di Reggio Calabria quali sono le critiche, quali sono le possibilità di intervento e quali le potenzialità, perché si è fatto tanto. Chiaramente, io amo sempre dire che l'azione amministrativa, se non è dentro una cornice politica, è di corto respiro. Ecco, rispetto alla mia idea, prima ancora di andare a individuare i singoli settori con i quali ricostruiremo il futuro della città, io parlo sempre di una cornice politica. Le azioni amministrative, se inserite in una cornice politica, sono spinte dalle forze che in questo momento sostengono questa candidatura e sostengono l'idea di città che vogliamo. Per me è preminente costruire questo tipo di linguaggio comune. Poi ci saranno anche le idee concrete che abbiamo per Reggio».
La campagna elettorale volge al termine e il candidato sindaco del centrosinistra, il facente funzione Domenico Battaglia, intende chiarire con dovizia di particolari il concetto di “discontinuità nella continuità amministrativa”, nell'eventualità della sua elezione il 24 e 25 maggio prossimi. Vincitore delle primarie di coalizione, Battaglia spinge molto in questa fase su un elemento caratterizzante di questa tornata elettorale: Reggio Calabria è una delle città capoluogo più importanti al voto, in cui ormai forse non si può parlare più di un semplice esperimento locale, ma si avverte una valenza nazionale.
«Assolutamente sì. Pensare di ridurre questo turno elettorale a un turno che riguarda soltanto i comuni o le amministrazioni in generale è sbagliato. Lo abbiamo detto sin da subito: il voto è politico, il voto è un segnale dello stato di salute anche del governo nazionale. I segnali che abbiamo dal referendum in poi ci parlano di una coalizione che governa il Paese in difficoltà, e lo vediamo anche nell'aumentare i consensi del cosiddetto campo largo. Noi vogliamo far passare un'idea: Reggio Calabria oggi è governata dal centrosinistra e il governo del Paese l'anno prossimo sarà di centrosinistra, secondo me senza dubbio. Le forze che sono nel centrodestra sono in calo: se scende Fratelli d'Italia gli altri sono numeri difettivi, sia Forza Italia che la Lega, per cui quella coalizione si regge solo sui numeri della Meloni. Venute meno le promesse e le premesse, a questo punto sarà il centrosinistra a governare il Paese. Allora io dico: mettere in sintonia politica Reggio Calabria con il governo del Paese è importante.
È importante perché avrebbe la possibilità di creare opportunità e collegamenti che ci sono già stati nell'azione politica, confermando un'attenzione del governo centrale alla città di Reggio. Ci sono tante espressioni in cui questo è già avvenuto: penso al Ministro Gualtieri quando era alla guida del Ministero delle Finanze con il "Patto per Reggio" di Draghi, e penso a Franceschini, Ministro della Cultura, che ha voluto proprio qui uno dei quattordici attrattori della città metropolitana, ovvero il Museo del Mare. Io dico che, da questo punto di vista, un rapporto sistemico può solo portare bene alla città».
Fin qui possiamo parlare di una campagna elettorale partita un po' in sordina, all'insegna del fair play, poi i toni si sono accesi con video virali, prese in giro, schermaglie e sfottò che però, successivamente, hanno lasciato il passo a una fase un po' più riflessiva. Tra le cose che più hanno contribuito ad alzare i toni, il discorso che riguarda i conti del bilancio di Palazzo San Giorgio. Si è parlato di un bilancio di quindici anni fa e si è parlato del bilancio di adesso. Qualche giorno fa avete approvato il bilancio. Ecco, in che condizioni si arriva a questa tornata elettorale?
«L'ho detto proprio in occasione della seduta di approvazione del bilancio: il risanamento dei conti è il lascito ereditario maggiore che questa amministrazione lascia alla città e alla popolazione reggina. Si veniva dai lampadari pignorati a Palazzo San Giorgio, oggi ci si arriva con i conti a posto. I conti a posto sono la spina dorsale di ogni possibile intervento per la città. È vero che molto si fa e si realizza con le risorse comunitarie, ma se non è a posto il bilancio, le due cose non vanno di pari passo. Su questo c'è stato un impegno enorme: oggi l'amministrazione ha credibilità e affidabilità.
I conti a posto non sono solo una narrazione numerica, ci rimandano a un'amministrazione sana, un'amministrazione che è in grado di stare su tutti i tavoli perché diventa affidabile. Da questo punto di vista io dico che deve passare questo messaggio, e io credo che la città l'abbia capito. Io ho avuto e ho ancora la delega al bilancio e posso confermare che c'è una puntualità assoluta nei pagamenti. Non si disattendono le giuste richieste di fornitori, imprese e professionisti. Le faccio l'ultimo esempio: stiamo pagando gli scrutatori del referendum. È giusto che sia così: chiunque svolge una prestazione per il Comune pretende ed ha il diritto di essere pagato. Noi cerchiamo di rispettare tempi e modalità che siano veramente in linea, senza nessuna attesa e senza bisogno di telefonate per sollecitare. Avviene tutto in maniera trasparente e puntuale».
Senta sindaco, la sua proposta mette al centro la cooperazione strategica dell'area dello Stretto e anche la logistica portuale. In che modo immagina il futuro di quest'area, tenuto anche conto del confronto che avete avuto con i sindaci di Messina? Ci sono prospettive nuove? Da dove si parte?
«Io credo che l'area integrata dello Stretto non sia solo un'opportunità geografica, ma sia soprattutto un'opportunità di sviluppo. Ci ho lavorato tanto su questo perché intravedo in questa dimensione la possibilità di attrarre turismo, cultura e logistica portuale, che poi diventa l'economia del mare. Noi siamo una città situata sul mare, ma forse non siamo ancora del tutto una città “di mare”. Rispetto a questo, ci sono enormi opportunità che la costa, con i suoi servizi, può rappresentare: porti, porticcioli, campi boa, lidi.
C'è un'intera attività che viene dal mare, e poi c'è tutto quello che riguarda la mobilità che dobbiamo comunque garantire. Io credo che le opportunità che questo lembo di terra ci può offrire siano le stesse che, per esempio, si creano sui laghi. Però noi abbiamo lavorato negli anni per creare le condizioni per l'integrazione dei bacini delle due aree e la possibilità di creare, per esempio, anche un servizio di aliscafi in capo direttamente ad Atm Messina e Atam Reggio Calabria. Perché no? La gara che si fa a livello nazionale, che ha trovato questa volta un partecipante nella società Liberty Lines, spesso andava deserta e il servizio veniva affidato propriamente a RFI. Quante opportunità anche di lavoro si possono costruire, invece, legando la possibilità di trasferirsi con mezzi di proprietà delle due aziende, con l'autobus subito pronto sul posto perché gestito dalle stesse società? Mentre parliamo di posti di lavoro e raggiungibilità, parliamo anche di uscire da questa marginalità.
Le due città metropolitane, Messina e Reggio Calabria, sono periferiche nelle loro rispettive regioni, ma insieme costituiscono un unicum di un milione e duecentomila abitanti. Negare questo o non vederlo è impossibile. Nella stessa area ci sarebbero anche il porto di Gioia Tauro, che è il terzo porto d'Europa, due parchi nazionali, le università, la cultura e la possibilità di essere al centro del Mediterraneo. Possiamo mandare un messaggio anche alle nazioni dell'Africa settentrionale: potremmo avere qui nelle nostre università gli studenti che vengono dalla Tunisia o dall'Egitto, perché no? Creare questo flusso potrebbe far diventare queste due città sorelle incredibilmente prospere. Lo abbiamo sottoscritto col “Patto di Caronte” in uno dei tanti confronti.
Mi consenta di dire che io non mi sono sottratto a nessuno dei confronti, e anche questo ha arricchito il dibattito della campagna elettorale, perché si sono sperimentate più voci e tanti hanno voluto conoscerci, vederci e sentirci; questa è stata la migliore risposta. Ma oltre al Patto, noi avevamo sottoscritto nel 2019, con una bellissima e solenne cerimonia a Palazzo dei Normanni a Palermo, già un documento forte con le due Regioni e le due Città Metropolitane. Io allora presedevo la Conferenza Interterritoriale dello Stretto, dove si era messo al centro l'aeroporto come sistema di sviluppo della città — perché l'aeroporto si chiama proprio "dello Stretto" — più tutta una serie di infrastrutture di mobilità accanto a questo».
Se diciamo periferia, naturalmente la mente va ad Arghillà, però Reggio ha altre periferie che, al di là dei tratti comuni che possono avere con le altre zone, hanno delle specificità. Qual è l'approccio rispetto a quell'idea di "periferia al centro" che ha albergato nel programma del centrosinistra anche in questi anni?
«La visione del Masterplan a cui facciamo riferimento ci narra una città policentrica. Questo significa che la periferia è centro. Al di là di Arghillà, io dico che tutta la fascia dei borghi collinari che sovrastano la città — a partire da Diminniti e Sambatello, fino a Villa San Giuseppe, Rosario Valanidi e Mosorrofa — è composta da borghi bellissimi. Se messi in connessione e resi raggiungibili con un sistema a pettine, diventano pienamente città e subiscono meno lo spopolamento. Abbiamo fatto un primo esperimento in questo senso sfruttando il Bando Periferie su Podargoni.
Noi rigenereremo Podargoni creando anche un'attrazione con la "Via della Musica" e la "Via del Teatro", pensando che Podargoni è stata la città natale di Tony Bennett, ma anche attivando tutta la sentieristica naturalistica circostante. Può diventare un'occasione per un approccio green e sostenibile rispetto al nostro meraviglioso Aspromonte. Inoltre, abbiamo voluto istituire i Municipi. I Municipi sono la prima risposta ai territori periferici perché diventano presidi amministrativi. Non saranno solo il posto dove andare a fare la carta d'identità o sbrigare pratiche per la città, ma saranno anche le sedi fisiche delle Circoscrizioni.
Questo ci è stato chiesto espressamente in molti confronti: luoghi che potranno essere destinati al dialogo e all'ascolto della popolazione attraverso l'inserimento di associazioni e comitati di quartiere. Abbiamo approvato il regolamento e, perché no, diventeranno anche presidi socio-sanitari di prossimità. Su questo tema si è sviluppato con molto piacere un dibattito in città nei vari confronti, molto attento e partecipato, perché la gente ha colto il significato profondo di questo decentramento amministrativo.
Tra qualche giorno si voterà anche per i consigli circoscrizionali. Secondo me è un bel messaggio che si dà, perché va anche nella direzione di abbattere la disaffezione al voto, che in questi anni ci ha lasciato un dato brutto: ovvero che i governi delle nostre città vengono scelti neanche dalla metà della popolazione avente diritto al voto. Per questo credo sia stato un ottimo messaggio mettere a terra i Municipi».
Come la immagina una Reggio turistica? Le faccio un esempio che sto raccontando a tutti voi candidati: noi abbiamo un flusso di turisti esteri che sta crescendo parecchio. Molti vengono per vedere la mostra di Versace al Museo, ma molti non sanno che Versace è originario di Reggio. Ecco, c'è stato un difetto di comunicazione? Dove si può intervenire per migliorare l'offerta della Reggio turistica?
«Noi abbiamo sempre pensato che le opportunità ci siano, ma vanno sicuramente implementate e migliorate. Proprio stamattina parlavo con delle persone di Malta che mi dicevano: "Siamo venuti a Reggio, però Malta alla fine che cosa offre? Molto meno di Reggio, eppure è piena di turisti". Lì hanno voli internazionali, arrivi continui, ristoranti e una ricettività enorme. Ma Reggio ha l'aeroporto, speriamo prestissimo il Museo del Mare, il Castello Aragonese, la passeggiata sul Lungomare, lo Stretto, l'Aspromonte e la città di Messina proprio di fronte.
L'offerta turistica di Reggio in sé è ricchissima, chiaramente va costruita meglio, presentata e strutturata attorno a un brand preciso, mettendo tutto in rete. Anche le opportunità di conoscenza e la capacità di far rimbalzare all'esterno la proposta turistica della città vanno costruite attraverso le nuove tipologie di comunicazione per raggiungere la popolazione. Però, ecco, accanto a questo va strutturato un vero sistema di accoglienza del turismo.
E rispetto a questo io devo sapere che c'è il taxi sicuro, che so come spostarmi, che so come raggiungere una meta che mi viene segnalata, e so che ci deve essere il ristorante sempre aperto, l'albergo accogliente, e tutto quello che significa costruire gli ingredienti che attivano il turismo qua. Chiaramente l'amministrazione futura dovrà implementare questo sistema di relazione, diventare motore di sostegno delle imprese. Lo stiamo già facendo. Abbiamo voluto le federazioni al tavolo, sottoscritto un patto per il commercio».
Collegato al discorso di Reggio "città sul mare" e Reggio "città di mare", c'è un capitolo, ahinoi, ancora irrisolto: quello della depurazione. Ecco, depurazione non significa soltanto avere il mare pulito d'estate, ma è un problema molto più ampio. Da questo punto di vista, qual è l'approccio di Mimmo Battaglia?
«Ci sono competenze che non sono nostre. C'è un Commissario per la depurazione. Su questo Commissario, per esempio, c'è stata una girandola di nomi, ma da oltre dieci anni sono bloccate somme per oltre 70 milioni di euro che non vengono spese. Adesso c'è un primo intervento su Gallico per migliorare la situazione. Io faccio un riferimento che ho ripetuto anche l'altro giorno: accanto all'aeroporto, che rappresenta il primo biglietto da visita della città, sorge un grosso depuratore.
Anche su quello, parlando con Sacal, o si migliora l'impianto per evitare le emissioni che purtroppo emana e che attirano l'avifauna, oppure quel depuratore andrebbe spostato da lì. Se noi vogliamo far crescere l'aeroporto, dobbiamo far crescere anche le aree attorno ad esso, che possono diventare parcheggi, sistemi di accoglienza o autonoleggi. Rispetto a questo le cose vanno ripensate. Le risorse in parte ci sono, però vanno spese. Noi come Comune, nel nostro piccolo, abbiamo eliminato almeno il 90% degli scarichi abusivi. Tutto quello che potevamo fare, come il Parco Lineare Sud, l'abbiamo fatto.
Poi scontiamo ancora questo rimpallo di competenze con Arrical: da due anni il settore idrico integrato dovrebbe passare del tutto sotto la loro gestione, dato che l'idrico è già stato trasferito lì. Il sistema dell'acqua integrata ha avuto anche qualche problema, ma grazie al fatto che il Comune ha mantenuto la voce di spesa in bilancio, i lavoratori si pagano ancora. Quando è stata approvata la legge su Arrical, il sistema idrico complessivo integrato è passato a loro: se la competenza è lì, non può essere da noi. A questo punto, però, che sia tutto in capo a loro e che si vedano gli interventi. In questo limbo di situazioni rischiamo di essere sempre noi a metterci la faccia e a venire indicati come i responsabili, quando magari non lo siamo».
Chi sarà eletto naturalmente siederà anche a Palazzo Alvaro governando i processi della Città Metropolitana. Anche per lei sarebbe una nuova "prima volta" da sindaco metropolitano. In questo senso, come si sta approcciando alla questione, considerando che l'attuale sistema di voto non porta i comuni della provincia a esprimere direttamente il nome del sindaco metropolitano?
«Questa per me è una questione centrale, a cui collego il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni nei 96 comuni della provincia, i quali lamentano proprio la mancata partecipazione alla scelta del sindaco. Probabilmente hanno ragione: il sindaco della città capoluogo diventa automaticamente sindaco metropolitano e, a quel punto, assume il governo di altri 96 comuni. Io, paradossalmente, conosco meglio quel palazzo perché ho svolto molta della mia esperienza politica all'interno della vecchia Provincia, che aveva molte più risorse e molte più opportunità rispetto all'attuale Città Metropolitana. Le dico solo un dato: quando c'è stato il superamento delle Province, prima che Reggio diventasse Città Metropolitana, non sono state ripristinate le stesse risorse per la manutenzione e la viabilità. Sa quanti chilometri abbiamo di strade provinciali? Ben 1.800 chilometri. Le risorse destinate in questo momento sono meno della metà di quelle che avevamo noi quindici anni fa. Io ho terminato il mio mandato in Provincia nel 2011 e allora avevamo una dotazione di circa 8 milioni di euro all'anno per le strade provinciali.
Oggi parlo con molti colleghi e soprattutto con i dirigenti che governano il territorio, i quali sono avviliti perché non hanno nemmeno 2 o 3 milioni. Le strade sono tantissime e vanno manutenute. Rispetto a questo si pone immediatamente il problema delle funzioni e delle deleghe, che finora è stato un'opportunità negata a Reggio Calabria. Su questo non ci può essere una disputa ideologica: bisogna governare il territorio e io sono l'ente che lo deve fare, nessun altro. La Regione da ente legislativo si è trasformata in ente gestore, e questo non va bene perché poi la conoscenza reale del territorio spetta ad altre amministrazioni. Questa è la prima battaglia da fare.
Poi è chiaro che ci sono anche le opportunità che derivano da un territorio bellissimo, vasto e diversificato, che unisce mare e montagna e offre giacimenti culturali ed etnologici stupendi. Va pensato un rilancio complessivo della nostra provincia. Però i dati arrivati qualche giorno fa dalla Camera di Commercio di Reggio Calabria ci parlano di un trend diverso del PIL. Il PIL nazionale è al 2,1%, mentre quello della provincia di Reggio è al 3,4%. Sembra incredibile ma è così. Ci sono settori come l'export e il manifatturiero in netta crescita. Cosa è mancato negli anni e cosa serve oggi? Negli anni è mancato un sistema di cooperazione e di consorzi.
Oggi, però, questo limite trova nelle reti e nelle filiere la capacità e la voglia di stare insieme. Prima c'era un individualismo spiccato che non ha portato a nulla; oggi serve un sistema di dialogo e di crescita delle aziende e delle imprese reggine, magari mettendosi al servizio di realtà più grandi o di multinazionali, ma scoprendo che si può cooperare per raggiungere obiettivi maggiori. Secondo me, questa è la vera chiave di un possibile successo».
La sua campagna elettorale è stata improntata anche a una questione di identità: identità familiare, identità reggina, proprio perché il suo nome è legato indissolubilmente alla città. Quindi io le vorrei chiedere — dato che anche dal palco ha detto "ma io non vivo di ricordi" — come sta vivendo proprio questa campagna elettorale, che è la prima da candidato sindaco?
«Quando sono entrato da sindaco nell'aula intitolata a mio padre, è chiaro che è stata una forte emozione. L'idea che la mia famiglia sia profondamente legata alla città degli anni passati, e anche adesso, mi viene riconosciuta. Le dico questo anche per via del tanto affetto che io ricevo incontrando la gente, perché a me piace stare tanto con le persone e girare nella città. E mi viene restituito un affetto chiaramente legato a quella disponibilità che io, comunque, in tutti i vari ruoli ho sempre assicurato.
Questo è il mio modo di interpretare la politica: una campagna elettorale sempre aperta al dialogo, sempre aperta al confronto e alla disponibilità. Questo mi viene restituito. Chiaramente, nel mio maggiore impegno, che è quello oggi di essere candidato sindaco della città, sento il peso e la responsabilità, ma sento anche tanto affetto legato anche al ricordo di mio padre. Non sarei sincero se non dicessi che le persone più anziane, che sono tante in questa città, ma anche tanti giovani che magari hanno letto delle storie e tornano, accostano il mio nome a quello suo. È chiaro che oggi sono passati tanti anni e io credo di avere anche una cifra umana e politica riconoscibile.
Rispetto a questo, sono orgoglioso di poter dire che c'è grande affetto e grande attenzione sulla mia candidatura, sul mio modo di essere e di interpretare la politica con moderazione e con equilibrio. Io credo di essere stato scelto da chi mi voterà proprio per questo: una figura rassicurante, il buon padre di famiglia che alla mia età si può permettere anche di mettere a disposizione quell'esperienza, quel quid in più che può determinare un salto di qualità.
Questa città, secondo me, può fare questo salto avendo ora delle fondamenta e delle radici certe, per poi proiettarsi nel futuro. Reggio oggi — lo dico qua, ma lo dico con la convinzione dei dati che mi porto dentro — può finalmente cominciare a correre. Io ne sono certo, lo percepisco, lo vedo, e lo vedo anche nella voglia di crescere che hanno tante aziende, tanti ragazzi e tante famiglie. È vero che ci sono delle esigenze, ma oggi forse ci si vuole liberare e si vuole cominciare a correre».