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14/09/2026 ore 11.00
Politica

Effetto o causa? Vannacci e il vannaccismo tra selfie, outfit scontati e... la cacciata del cronista

Il generale, osannato dai suoi, riempie l’Hotel President di Siderno tra gli applausi di giovani e curiosi. La piazza fuori protesta e Furgiuele in sala liquida i giornalisti

di Ilario Balì

Un fenomeno sociale e culturale prima che elettorale. Quello andato in scena a Siderno per l’arrivo di Roberto Vannacci non è stato un semplice incontro politico, ma un bizzarro ibrido tra un raduno di fedelissimi, una convention aziendale e un matrimonio al castello delle cerimonie. A fare da cornice un pubblico arricchito da una folla di curiosi e da diversi "insospettabili", capitati lì magari solo per vedere da vicino il personaggio del momento, ma finiti subito nel vortice dell'entusiasmo. Quanto al dress code inutile girarci intorno: il colore predominante tra gli outfit in sala non era propriamente il rosa pastello.

A dare un tocco di spessore e sacralità all’evento ci ha pensato un tenore in smoking d'ordinanza, intonando l'Inno di Mameli: si rischiava la macchietta, ma la sala ha intonato il canto degli italiani come se fosse la finale dei Mondiali. In mezzo a questo momento da commedia dell’arte nelle prime file a godersi lo spettacolo si notavano un Antonio Rinaldi perfettamente a proprio agio e Antonino Minicuci, immancabile sentinella della politica reggina. Ma l'elemento davvero spiazzante è stato la batteria di giovanissimi. Ragazzi messi in fila per un selfie col generale, stregati dal fascino del “vannaccismo”.

Il vero climax della serata, tuttavia, lo ha regalato Domenico Furgiuele, in piedi sulla sedia rapito dallo spirito di Roberto da Crema (almeno lui era simpatico) con un numero di repertorio da manuale: la cacciata dei “signori della stampa” nei corridoi “perché tanto il punto lo avete fatto prima”. Mettere alla porta i giornalisti, con tanto di standing ovation e boato liberatorio della sala, è ormai il vero format che non passa mai di moda. Una mossa da maestro della claque.

All'esterno, intanto, andava in scena l'immancabile controcanto. Tensione palpabile all’ingresso dell’hotel tra il comitato di benvenuto del presidio antifascista della "linea rossa" e i simpatizzanti del Generale: sguardi storti, slogan incrociati e il classico copione da derby ideologico, fortunatamente non degenerato.

Siderno chiude così la sua domenica da palcoscenico nazionale. Con Vannacci che incassa l'applauso, i colonnelli che marcano il territorio e un elettorato spaccato a metà tra chi lo acclama come il salvatore della patria e chi invece lo vede come fumo negli occhi.