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10/01/2026 ore 11.42
Politica

Ennesima asta deserta per la vendita dell’albergo Miramare, La Strada: «I beni pubblici non si vendono, si governano»

Il collettivo rilancia i modelli alternativi, pubblici e partecipativi, che funzionano in molte città: Abbiamo più volte proposto, restando inascoltati, gestione diretta rafforzata, aziende speciali, fondazioni pubbliche, patti di collaborazione, usi civici urbani»

di Redazione

«Finalmente una buona notizia. La gara per la vendita del Miramare di Reggio Calabria è andata di nuovo deserta. Una notizia che, al di là della narrazione ufficiale, segnala il fallimento di una scelta politica sbagliata: quella di considerare i beni collettivi come merce da alienare, invece che come risorse pubbliche da valorizzare nell’interesse della comunità». È quanto dichiara il collettivo La Strada di Reggio Calabria. 

«Da sempre La Strada, con Saverio Pazzano, ha espresso un parere nettamente contrario alla vendita del Miramare. Non per ideologia, ma per una visione chiara di città: i luoghi simbolo, soprattutto quelli che fanno parte della memoria e dell’identità collettiva, non si svendono. Si restituiscono alla cittadinanza. Il ripetersi di bandi deserti dimostra due cose.

La prima: il Miramare non è un “asset” appetibile alle condizioni poste, e quindi la vendita non risolve alcun problema strutturale.

La seconda, più grave: il Comune di Reggio Calabria continua a dichiararsi implicitamente incapace di gestire i propri beni, riducendo le opzioni a due sole strade, entrambe fallimentari: vendere o concedere in gestione ai privati, spesso senza alcun reale ritorno per la collettività, né in termini economici, né sociali, né culturali.

Questa è la vera emergenza politica: l’assenza di una strategia pubblica di fruizione e gestione dei beni comuni.

Esistono modelli alternativi, pubblici e partecipativi, che funzionano in molte città: gestione diretta rafforzata, aziende speciali, fondazioni pubbliche, patti di collaborazione, usi civici urbani. Strumenti che permettono di tenere il bene in mano pubblica, creare lavoro, produrre cultura, generare valore sociale. Su questo abbiamo più volte cercato di attivare il consiglio comunale e i gruppi politici, purtroppo senza ascolto. Unici e soli.

Continuare a pensare che il Comune “non sia in grado di gestire nulla” se non vendendo o “regalando” ai privati significa accettare una resa politica e amministrativa, e rinunciare all’idea stessa di città come comunità.

Il Miramare può e deve essere altro: un luogo pubblico, vivo, accessibile, capace di produrre cultura, socialità, economia sana.

La gara deserta è quindi una buona notizia solo se diventa l’occasione per cambiare strada, abbandonare la logica delle dismissioni e aprire finalmente una discussione seria su una politica dei beni collettivi degna di questo nome.

La Strada continuerà a dirlo con chiarezza: i beni pubblici non si vendono, si governano. E governarli è una responsabilità politica, non un fastidio da scaricare sul mercato».