Falcomatà: «È ora di finirla con l’imbroglio dei Tis. Finite le risorse triennali, la responsabilità ricadrà sui Comuni»
Il consigliere regionale del Partito Democratico interviene in aula sui tirocinanti, sulla Giornata contro la violenza sulle donne e sulla ricostruzione dell’Aula Calipari: «Ai lavoratori va detta la verità»
Nel corso dei lavori del Consiglio regionale della Calabria, il consigliere del Partito Democratico e sindaco metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha affrontato alcuni temi centrali del dibattito politico, a partire dalla questione dei Tirocinanti di Inclusione Sociale. «Sui Tis bisogna smetterla con l’imbroglio della stabilizzazione», ha esordito.
«Ai calabresi e a questi lavoratori serve dire la verità: le risorse europee stanziate hanno durata triennale. Una volta esaurite, la responsabilità ricadrà interamente sui Comuni che hanno assunto con fondi di bilancio. Finché la Regione non renderà strutturali questi fondi, il rischio è ritrovarsi tra tre anni con amministrazioni in difficoltà e, soprattutto, con padri e madri di famiglia senza alcuna certezza sul proprio futuro».
Falcomatà ha poi criticato la posizione di chi, in aula, aveva contestato la possibilità di affrontare il tema della Giornata contro la violenza sulle donne perché non previsto all’ordine del giorno. «La trovo una presa di posizione incomprensibile», ha dichiarato. «Non si può impedire un confronto su argomenti attualissimi e di enorme valore sociale, soprattutto nel solco di una ricorrenza istituita proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Sarebbe dovuta essere una sensibilità condivisa da tutta l’aula».
Un passaggio, infine, è stato dedicato alla ricostruzione dell’Aula Calipari, una delle sale principali del Consiglio regionale, crollata nell’estate del 2020. «È una buona notizia che si proceda finalmente alla ricostruzione», ha affermato Falcomatà. «Ma resta incomprensibile come mai per approvare la proposta siano stati necessari cinque anni e tre consiliature.
All’indomani del crollo tutti avevano ribadito l’urgenza dell’intervento, anche perché quella sala rappresentava un luogo fondamentale di socialità e cultura, utilizzato da scuole e associazioni. Cosa è accaduto in tutto questo tempo?».