Il Circolo PD di Gioiosa Ionica: «Serve coraggio politico, la fusione dei Comuni non è più rinviabile»
Appello dopo la nota della sindaca Fragomeni: «Strumento decisivo per superare i tagli e rafforzare i territori»
Il Circolo del Partito Democratico di Gioiosa Ionica interviene nel dibattito sulle fusioni dei Comuni, rilanciato nei giorni scorsi dalla sindaca di Siderno, Maria Teresa Fragomeni, con una nota che – scrive il circolo – è stata accolta «con attenzione e rinnovato entusiasmo».
Il tema non è nuovo per il PD di Gioiosa: già nel febbraio 2023, l’allora segretario Enrico Tarzia aveva riaperto la discussione sull’unificazione tra Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica, stimolando un confronto articolato tra cittadini, amministratori e dirigenti politici.
Oggi, spiegano i dem, la questione assume un’urgenza ancora maggiore alla luce della manovra finanziaria del Governo nazionale, ritenuta «miope e pericolosa», che taglierà oltre due miliardi di euro agli enti locali fino al 2029.
«Non sono numeri astratti: sono scuole senza manutenzione, assistenza sociale ridotta, servizi ambientali compromessi», afferma il Circolo, ricordando come i territori del Sud, già penalizzati da anni di riduzione dei trasferimenti statali e da un federalismo fiscale incompiuto, siano quelli più esposti.
«Con un Governo centrale che volta le spalle ai Comuni – prosegue la nota – non possiamo restare immobili. La battaglia dell’ANCI è essenziale, ma non basta. È il momento di utilizzare tutti gli strumenti messi a disposizione dal legislatore». Tra questi, la fusione dei Comuni, prevista dalla Legge Delrio (n. 56/2014), indicata come un’opportunità strategica, soprattutto per i territori caratterizzati da forte omogeneità territoriale.
Il PD sottolinea che i vantaggi delle fusioni sono «concreti e misurabili»: contributi statali straordinari per diversi anni, semplificazione amministrativa, priorità nell’accesso ai finanziamenti e maggiore capacità di progettazione. «Significa liberare i bilanci locali dal peso dei tagli e recuperare risorse per garantire i servizi ai cittadini».
La creazione di enti di dimensioni maggiori, si legge ancora, produrrebbe economie di scala, maggiore forza contrattuale verso gli enti sovraordinati e una struttura amministrativa più efficiente. «Parliamo di miglioramento dei servizi, potenziamento delle competenze tecniche, possibilità di programmare strategie di sviluppo e attrarre investimenti».
Il riferimento alla Locride è esplicito: un territorio segnato dallo spopolamento – «dai 140.000 abitanti di dieci anni fa agli attuali poco più di 120.000» – e da un PIL tra i più bassi d’Europa. «In un’area così fragile, non possiamo più permetterci il lusso del campanilismo, degenerato in una guerra tra poverissimi». Da qui l’appello: «Raccogliamo l’invito della sindaca Fragomeni: basta indecisione».
Per il Circolo PD, il processo di fusione «non può essere imposto dall’alto», ma richiede una forte assunzione di responsabilità politica per alimentare un dibattito pubblico consapevole, superare resistenze storiche e costruire un percorso condiviso.
«Il futuro dei nostri figli non può essere ancora l’emigrazione. Per evitarlo servono comunità più forti e coese. La fusione dei Comuni può essere uno strumento decisivo per andare in questa direzione», conclude la nota.