La campagna fotocopia, la campagna ombra e quella per il terzo tempo di... Falcomatà
Quella che vede protagonista l’ex sindaco della città è la vera sfida inedita di questo primo scorcio di campagna elettorale. Ma funzionerà alle urne il vecchio metodo della denigrazione e della paura, usato per parlare del futuro della città?
Adesso che i comizi di apertura delle campagne elettorali di tutti i candidati sindaci sono stati celebrati, si possono tirare le somme di ciò che è andato in scena. E così, di primo acchito, quel che resta sembra essere una inedita sfida alle urne, non già tra i quattro candidati a sindaco che pure stanno conducendo la loro campagna elettorale, per strada, dentro le sale, coi comizi in piazza. Ma una sfida personale, con se stesso, o forse per un obiettivo ancora ai più sconosciuto.
In molti d’altra parte avranno notato come a fare campagna elettorale più di altri sia l’ex sindaco Giuseppe Falcomatà che, da quando Francesco Cannizzaro ha riempito piazza De Nava, ha iniziato a dare fondo ad una serie di distinguo tra “noi e loro” che sembra essere piombati all’improvviso a quattordici anni fa, quando per la prima volta lui stesso si affacciava, da candidato sindaco, a Palazzo San Giorgio. Erano anni difficili, dopo due anni di commissariamento che hanno in qualche modo – probabilmente in peggio - cambiato il corso delle cose a Palazzo San Giorgio. Erano gli anni delle “operazioni verità” sui bilanci e sui buchi. Anni di oggettiva ricostruzione. Ma sono scenari che non ci sono più. Falcomatà ha governato dodici anni, tra una serie infinita di alti e bassi, politici e amministrativi. Ha tirato la carretta nei primi anni, ha consolidato una sua linea amministrativa, ponendosi spesso nella posizione di “deus ex machina”, di decisore unico. Che poi è quello che più di tutto gli contestano i suoi.
È chiaro quindi che Falcomatà - anche con l’apporto delle due liste civiche Reset e La Svolta - avverta la necessità di difendere quanto fatto nei due mandati da sindaco, anche a costo di rompere quella sorta di “pax” sancita tra i candidati per una campagna elettorale sana e corretta.
Così si è inventato una sorta di campagna elettorale ombra, parallela a quella di Mimmo Battaglia. Facendo la parte del duro, di quello che non dimentica e non fa dimenticare. D’altra parte nel variegato mondo del centrosinistra tutti esaltano ed apprezzano lo stile e l’aplomb di Mimmetto Battaglia, non aduso a campagne elettorali aggressive sullo stile di quella cominciata dall’ex sindaco Falcomatà. Il punto è che, dicono gli avversari, «loro, che hanno avuto dodici anni di tempo dovrebbero raccontare, e noi criticare». Anche se non è sempre così, è chiaro il concetto.
Non sarà sfuggito a nessuno che proprio Falcomatà sia stato il più duro dal palco di piazza Duomo contro il centrodestra. Ma contro quale centrodestra (?) si è chiesto più d’uno, anche in piazza Duomo, dove non è che gli applausi fossero così scroscianti quando pur di attaccare un “modello Reggio” che non c’è più, e non ci potrà oggettivamente essere, ha riesumato il suicidio di Orsola Fallara.
I numeri comunque non mentono, se è vero come è vero che ha parlato più del segretario regionale Nicola Irto e del candidato in pectore Battaglia, nominato nel suo intervento di 15 minuti solo per due volte, alla fine.
Si potrebbe far notare che questo modo di fare campagna elettorale – vale a dire sbeffeggiando e mettendo in ridicolo l’avversario, utilizzando tutti i mezzi anche social per crearne immagini virali da commento, facendo sottintendere una superiorità culturale e umana nei confronti del malcapitato antagonista – ultimamente non hanno dato gli effetti sperati. Non l’hanno fatto nella recentissima tornata elettorale per le regionali che hanno storicamente segnato il bis di Roberto Occhiuto, né alle ultime politiche quando si è costruita un’intera campagna elettorale esorcizzando un ritorno dei fascisti al potere.
Per carità, ognuno decide da sé come intende affrontare questo momento decisivo per la città. Se Falcomatà decide che per parlare del futuro della città si debba agitare lo spettro della paura del passato, nessuno glielo può impedire, e fino ad ora, ahinoi, neanche gli alleati hanno trovato altri argomenti che hanno fatto immaginare il futuro della città visto dal centrosinistra. Però forse la città ha bisogno di ascoltare più punti di confronto che di scontro. E alla fine potrebbe non capire in quale direzione si vuole andare.
È chiaro però che se il centrosinistra vincerà le elezioni Falcomatà potrà sventolare la bandiera della vittoria, perché il voto certificherà anche la promozione del suo operato, dandogli forza per un passo più lungo di quello locale, che arriva a Palazzo Campanella. Forse le mire sono altre. Forse ci sono in gioco i futuri assetti del Partito democratico. Forse posti da conquistare. Se ne dicono tante in campagna elettorale... Ah già, la campagna elettorale...