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03/04/2026 ore 18.30
Politica

La legge (non emendabile) di Cannizzaro, i candidati civetta, la memoria corta e i “patti” dell’ultimo minuto

L’ufficialità della candidatura del numero uno di Forza Italia ha fatto entrare nel vivo la campagna elettorale, che mostra i soliti vizi, e solo qualche virtù

di Claudio Labate

Transumanze più o meno pronosticabili, assunzioni a getto continuo, scacchiere delle candidature ancora da definire e promesse neanche tanto velate. Lo scenario che si sta svelando sotto la coperta delle prossime elezioni comunali non è di certo brillante e neanche una novità. La Reggio bella e gentile rincorsa da tutti, soprattutto se candidati, è infatti ben lungi dal palesarsi. Ma d’altra parte da ora in poi, ma forse già da tanto, tutto è campagna elettorale. Persino la comunicazione, quella istituzionale s’intende, appare strumentalizzata agli interessi più dei singoli che della comunità.

E proprio perché tutto è campagna elettorale, il primo vero scontro al fulmicotone si è avuto in Consiglio regionale, all’atto dell’approvazione della legge voluta dalla maggioranza che reintroduce la figura dei sottosegretari. Tutta l’opposizione ha gridato allo scandalo bocciando la manovra del centrodestra per inopportunità. Lo scontro latente da tempo si è polarizzato in un battibaleno tra Giuseppe Falcomatà e Giuseppe Mattiani, per ovvie ragioni, all’insegna del detto “‘U boi nci dici curnutu ‘o sceccu”. D’altra parte per quanto criticabile la scelta del centrodestra, Falcomatà ha mostrato di avere la memoria corta, vedendosi a sua volta accusato di aver creato lui, in città, un «assumificio» per interessi personali. Una pratica che in qualche modo ha trovato continuità dall’altra parte di piazza Italia, dove a completare l’opera ci ha pensato Carmelo Versace con una serie di improbabili o inopportune nomine e assunzioni, finite subito nell’occhio del ciclone.

Ma allora quali sono le novità di questa nuova campagna elettorale? Presto detto, se si considera la “legge” promulgata dal candidato di centrodestra Francesco Cannizzaro. Una legge, per lui che è esperto della materia, non emendabile. Come ampiamente noto, il casus belli è stato l’annuncio di partecipare alle elezioni comunali di maggio da parte di Massimiliano Merenda. Il delegato all’arredo urbano e ai parchi e giardini, quasi fischiettando stava attraversando il guado per accasarsi in Noi moderati, ma il generale Cannizzaro lo ha stoppato sensibilizzando sul tema i Moderati vertici regionali e promulgando non uno ma due editti. Il primo riguarda la presenza di candidati che hanno amministrato insieme al centrosinistra nelle future liste del centrodestra, esteso a tutti i partiti della coalizione, che però, ingoiato il rospo, da ieri hanno appreso il contenuto del “comma due” della Legge Cannizzaro: gli assessori di una eventuale giunta guidata dal segretario regionale di Forza Italia, dovranno lasciare la propria professione dedicandosi in maniera immersiva alla città. Una scelta forte che fa il paio con l’annuncio di voler cambiare da subito alcune abitudini sedimentatesi a Palazzo San Giorgio, dove le commissioni si tengono anche on line ma dovranno tornare in presenza. Ma l’avviso ai naviganti, vale anche per i quadri dirigenti di Palazzo San Giorgio.

Una vera e propria rivoluzione, se vogliamo, che crea ancora di più attesa rispetto all’idea di mettere alla prova il centrodestra alla guida della città. Una rivoluzione che potrebbe portare anche dei problemi a Cannizzaro che però mostra di non essere uno sprovveduto. Come dire, se avete avallato tutti la mia scelta di candidarmi perché sono l’uomo forte del centrodestra, non avrete problemi ad accettare le regole d’ingaggio della mia futura squadra.

Staremo a vedere, ma questa è di gran lunga la vera novità di questo antipasto di campagna elettorale, che potrebbe riservare ancora altre novità. Basti pensare all’apertura mostrata dal candidato del centrodestra per quello che ai più è sembrato un velato appello a ritrovarsi insieme da parte di Eduardo Lamberti Castronuovo. Può rientrare questo nelle novità? Staremo a vedere anche in questo caso se son rose e fioriranno.

Di certo non appare una novità l’uscita di scena di Anna Nucera alla quale il Partito democratico – ma non si capisce perché si sia scelta questa strada, chiamata “unità” del centrosinistra - ha offerto un exit strategy dignitosa. D’altra parte la Nucera che ha fatto alcune conferenze stampa presentando programmi e simboli (quattro liste, che potevano diventare otto, aveva giurato) ha sempre messo in forse la sua candidatura, tirandosi fuori dalle Primarie perché non condivideva il metodo. Così, per non uscire di scena in maniera “traumatica”, Panetta e Battaglia sono corsi in suo aiuto, mettendo nero su bianco che «è chiaro che sarà conseguente chiedere di utilizzare le alte e riconosciute competenze che ci sono in Progetto Reggio nel caso il popolo reggino dovesse decidere di assegnarci la responsabilità e l’onore di governare questa città». Il ritiro della candidatura è arrivato a stretto giro di posta. Magari ci avessero pensato prima si sarebbero risparmiati il solito chiacchiericcio su metodi e strategie del centrosinistra.