La mano tesa dall’opposizione salva una maggioranza monca e sfilacciata, ok all’assestamento di Bilancio e ai debiti. Ora tutti uniti per le Circoscrizioni
Mattinata particolarmente movimentata in Consiglio comunale. I dissidenti dem non si presentano in aula e un ordine del giorno delle opposizioni continua a dare un senso ad una assemblea che soffre la crisi di rapporti tra Falcomatà e il Pd
Che il clima non fosse dei migliori a Palazzo San Giorgio era ormai chiaro già da ieri. Da quando cioè è cominciata a circolare la voce che i sette consiglieri dem, firmatari del documento politico indirizzato al sindaco Giuseppe Falcomatà, non avrebbero partecipato al civico consesso. Una notizia che evidentemente equivale a dire che il tavolo della trattativa affidato anche alla supervisione della segreteria nazionale è saltato.
Dopo circa due ore di attesa dall’orario di convocazione, il primo ad entrare in aula è stato proprio il primo cittadino, accompagnato dal vicesindaco Paolo Brunetti e dall’assessore Carmelo Romeo. Proprio nei minuti precedenti una riunione di maggioranza ha provato a tirare le fila di quanto sta succedendo a Palazzo San Giorgio, mentre a poche stanze di distanza anche l’opposizione e il centrodestra affinava la strategia d’aula orientata alla presentazione di un documento in cui sostanzialmente si dice: siamo disponibili a non contribuire a staccare la spina a patto che venga almeno approvato il regolamento delle Circoscrizioni.
Quando la campanella suona tre volte, in aula ci entrano si consiglieri di minoranza e otto consiglieri di maggioranza. Non ci sono i gruppi del Pd e di Rinascita Comune, ma neanche il gruppo Red, che guadagnerà l’aula solo in un secondo momento, con Nino Castorina, Carmelo Versace, Marcantonino Malara e l’assessore Filippo Burrone.
Pronti via ed è Angela Marcianò a prendere la parola. La consigliera di minoranza parla di «profondo imbarazzo» osservando la desolazione proveniente dai banchi della maggioranza. «Lo spettacolo si conferma penoso, ed è l’unica traccia di coerenza che riconosco a questa amministrazione». La prof parla di «annebbiamento» e di «pietoso egocentrismo»: «è stato un decennio di autarchia politica, ma quel che è peggio è l’esempio di una politica che si nutre di clientele e che in undici anni non ha mai premiato il merito, ma solo l’arroganza la millanteria e l’improvvisazione. Il nostro compito è ribaltare queste logiche e mi sento di dire alle persone libere di non rassegnarsi e contribuire a scrivere una storia diversa, che Reggio merita e attende da troppo tempo».
Subito dopo è il capogruppo di Forza Italia, Federico Milia a presentare un ordine del giorno che chiede il parere della segreteria generale in merito ai lavori di Commissione sulla modifica dello Statuto per l’inserimento delle 5 circoscrizioni. Giuseppe Giordano dagli scranni della maggioranza: «La Commissione ha sostanzialmente completato l’iter – sono le sue parole – che dovrà comunque vedere un percorso implementativo. Siamo arrivati all’ultimo miglio» ripete chiedendo la sospensione dei lavori, superata con l’accoglimento dell’ordine del giorno.
Il capogruppo meloniano Demetrio Marino da parte sua mette il dito nella piaga della crisi dem e pone un quesito: «In quest’aula chi è il Pd? Se i dissidenti esistono perché non si vede il dissenso in giunta? Se c’è frattura perché l’esecutivo sta compatto?». Un modo di chiedere, ma chi sta con il sindaco e chi no. Una storia quella raccontata da Marino che per lui si ripete a parti inverse: «Si concluda questa esperienza con responsabilità, insieme con dimissioni complessive», così da non fare una caccia alle streghe per trovare i responsabili. «Se arriva il commissariamento – dice Marino scongiurandolo - sarà la fine di un ciclo politico, ma anche per il Pd che ha preso la città dopo il Commissariamento e la lascia con un Commissariamento».
In altre parole, il centrodestra non vuole fare la stampella della maggioranza a costo zero.
«Comu u ciceru o crivu» ripete invece Saverio Pazzano incapace di ritrovare i veri motivi della crisi. Il consigliere de La Strada torna sulla necessità di approvare l’iter delle Circoscrizioni focalizzandosi sul Regolamento da inserire all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale.
Il successivo intervento di Massimo Ripepi (Ap) è un po' un riassunto di undici anni di amministrazione Falcomatà. Il coordinatore regionale di Alternativa popolare avverte: «L’interregno di quattro mesi può essere più pericoloso del regno Falcomatà, soprattutto perché non sappiamo chi sarà il facente funzioni». Giuseppe De Biasi (Lega) continua a rimproverare alla maggioranza di perdere tempo in manfrine e di non aver deciso nulla in dieci giorni di crisi. Da qui la richiesta di assunzione di responsabilità dell’azione amministrativa e politica. «Non potete chiedere aiuto all’opposizione solo quando vi conviene» dice il capogruppo della Lega, chiedendo nuovamente di essere protagonisti di un atto di coraggio.
Alla fine la sospensione in aula ha aiutato ad uscire dal guado. Milia ha riproposto le ragioni del centrodestra, e Giordano ha accettato le sollecitazioni venute dall’opposizione, accettando la “mano tesa” della minoranza rimandando ai prossimi giorni il licenziamento della proposta finale sulle circoscrizioni, non prima di aver ricevuto il parere dalla segreteria generale. Da qui la richiesta di rinvio dell’ordine del giorno per una completa discussione nel prossimo Consiglio comunale. L’orizzonte di offrire alla cittadinanza maggiori servizi decentrati convince anche Nino Castorina (red) che invita ad una approfondita riflessione politica e contabile prima di licenziare il progetto Circoscrizioni, chiedendo alla minoranza anche «un contributo di idee, perché se il tema non è offrire servizi, ma poltrone, noi non ci stiamo».
Passa all’unanimità la proposta Giordano di rinvio, e subito dopo il centrodestra abbandona l’aula, così come ampiamente preventivato.
Il golpe per il momento è fallito.