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28/05/2026 ore 06.30
Politica

La proclamazione può attendere, ma l'era del neo sindaco Cannizzaro è già iniziata

La cerimonia di insediamento è stata spostata alla prossima settimana. Intanto l’analisi del voto offre interessanti spunti tanto per il centrodestra che per un centrosinistra ridotto ai minimi termini per gli errori commessi non solo nell’ultimo mese

di Claudio Labate

Lo spoglio ufficialmente non è ancora chiuso. All’appello mancano ancora alcune sezioni sulle 196 totali dislocate sul territorio comunale, ma l’era di Francesco Cannizzaro alla guida di Palazzo San Giorgio è già iniziata grazie alle straordinarie percentuali raccolte alle urne.

La proclamazione del nuovo sindaco, in un primo momento fissata alle 18 di oggi, per poi essere spostata alle 20, è stata ufficialmente posticipata alla prossima settimana in segno di profondo rispetto e cordoglio per la tragica e prematura scomparsa della giovanissima Eva Santisi. Una decisione assunta in tandem con il presidente Campagna e comunicata dallo stesso primo cittadino attraverso i suoi social. Un atto dovuto, ha scritto sui suoi social il neo sindaco che avrà a disposizione qualche giorno prima di tuffarsi nelo pieno della nuova esperienza politica che lo attende, La sua agenda per il momento è in evoluzione, mentre restano gli adempimenti, tra cui all’indomani proprio della proclamazione la scelta, ormai chiara, tra Parlamento e Comune di Reggio. Dal momento dell’insediamento infatti scatteranno i 30 giorni entro i quali il neo eletto è tenuto a comunicare al Parlamento la sua nuova carica lasciando alla giunta per le elezioni di Montecitorio di intervenire per accertare l’incompatibilità. 

Cannizzaro però non ha fretta. A caldo, il giorno dell’elezione, rispondendo ai cronisti non ha nascosto di voler sfruttare fino all’ultimo giorno utile la sua posizione di deputato «a beneficio di Reggio e della Calabria».

Il fine settimana e i giorni che lo separeranno dalla proclamazione serviranno anche a intessere i primi rapporti, intavolare discussioni, limare situazioni e stabilire regole d’ingaggio.  Dopo di che Cannizzaro potrà concentrarsi sulla formazione della giunta. 

Proprio in quest’ottica va analizzato un voto che nella sostanza premia la leadership e la forza elettorale del neo sindaco se è vero come è vero che Forza Italia e Cannizzaro sindaco sono le liste che portano più consiglieri a Palazzo San Giorgio, vale a dire 10, a cui vanno aggiunti i 2 presi da Alternativa popolare che proprio agli azzurri è federata. Dunque la metà della maggioranza ha una firma leggibile e chiara e questo al netto degli accordi presi e di quelli che verranno dovrebbe far recitare la parte del leone proprio alle liste riconducibili al sindaco quando si comincerà a mettere mano alla giunta, e quindi tramutandosi in sei postazioni nell’esecutivo.

Chiaro è che se questo impianto dovesse essere rispettato una o due postazioni in giunta spettano a Fratelli d’Italia - che supera il 10% ma resta sotto la lista del sindaco, imbottita di giovani novità e in cui non c’erano uscenti –, una anche a Reggio futura che, dopo le incomprensioni e i chiarimenti in campagna elettorale che servivano a definire i confini con il Carroccio, finisce proprio sopra la Lega che invece, a dispetto di certi trionfalismi, non raggiunge il 7% nonostante la doppia presenza del leader nazionale Matteo Salvini e che dunque può aspirare ad occupare una sola postazione. Anche per questo va sottolineata la prova di Alternativa popolare che non aveva mai partecipato ad una competizione elettorale in riva allo Stretto, finendo sopra Noi Moderati che – considerata la quarta gamba del centrodestra - di consiglieri ne ha preso soltanto uno.

Centrosinistra all’anno zero

Per l’opposizione invece si apre sicuramente un lungo periodo di riflessione. Da più parti si chiede con forza un cambio di passo che però la dirigenza locale e regionale non ha saputo garantire in questa tornata elettorale. Il dilemma “continuità o discontinuità” con i dodici anni di amministrazione Falcomatà hanno avuto il risultato di generare una campagna elettorale oggettivamente disastrosa, che per il candidato Battaglia è stata gestita in maniera non proprio brillante, con le frequenti e inopportune incursioni di un Falcomatà tutt’altro che disposto a farsi da parte. Anche in questo caso il risultato è stato evidentemente fallimentare.

D’altra parte se si guarda a Venezia, l’altra città al centro dell’attenzione nazionale, si osserva una situazione speculare, solo che a Reggio quella continuità amministrativa è stata bocciata, mentre a Venezia, nonostante le difficoltà è stata premiata. Incursioni analoghe sono anche da addebitare al segretario provinciale del Pd, Peppe Panetta, che con una serie di scelte ha contribuito a far passare l’idea che “dietro” Battaglia il “vero sindaco” sarebbe stato Falcomatà.

Si paga, insomma, e senza dubbio, come detto e ridetto anche in campagna elettorale da queste colonne, l’idea di dover difendere a tutti i costi una continuità amministrativa non certo fatta di successi, e che in realtà non aveva convinto neanche i dem a livello nazionale.

Basti ricordare la pezza che aveva provato a mettere Boccia nel tentativo di coniugare la continuità amministrativa in una «stagione nuova» targata Battaglia, praticamente cancellata dal successivo intervento di Alfieri che ha chiaramente promosso gli anni di Falcomatà.

Lettura evidentemente errata, che ha incontrato anche diversi distinguo all’interno dei dem, incapaci però di cambiare una narrazione sonoramente bocciata alle urne, vista anche la carneficina di uscenti registrata col voto. Insomma troppi errori – non ultima la spaccatura alla V circoscrizione dove le due liste del centrosinistra diviso non raggiungono la percentuale del vincente di centrodestra - che sommati alla convinzione di giocarsi la partita a perdere hanno provocato uno tsunami di proporzioni ancora non definite che boccia una intera classe dirigente ai vertici della città per dodici anni e che ha vissuto proprio all’ombra di Falcomatà, da considerare per tanti la gallina dalle uova d’oro: venuto meno lui, e la sua influenza, tutti quelli che vivevano di luce riflessa si sono attaccati al tram.

È mancata la linfa giovane, il ricambio, la nuova proposta. Lo dimostrano le vicende di Barreca e Marra, notoriamente sostenuti da Irto e Battaglia, o anche di Brunetti, Nucera, Briante e Martino. Lo dimostrano in qualche maniera anche le affermazioni di Marcantonino Malara che del Pd ha preso la tessera l’altro ieri senza beneficiarne, dimostrando anzi che il voto ha premiato l’identità, un po' come avvenuto con Demetrio Delfino che dispone di un consenso strutturato coltivato nel tempo.

Da quel che filtra Elly Schlein ha già convocato una riunione preliminare sulla questione Venezia e Reggio. Irto avrà le sue gatte da pelare considerando anche che ancora deve chiudere il cerchio della segreteria regionale.