Laboratori pre-occupazionali per cambiare il futuro: con “Generattivi” Reggio restituisce spazi, strumenti e dignità ai suoi giovani
Un bene confiscato nel cuore della città. Una rete di istituzioni che si parlano. E un gruppo di ragazzi che non chiedono assistenzialismo, ma possibilità. Parte da qui «Generattivi», il progetto promosso dal Comune di Reggio Calabria in sinergia con Università Mediterranea, Conservatorio “Francesco Cilea” e Accademia di Belle Arti. Un’iniziativa finanziata nell’ambito del POC Metro “Largo ai Giovani”, che mette al centro la formazione pre-occupazionale e la restituzione alla collettività di spazi rigenerati, come i locali della Galleria Zaffino.
Non corsi teorici, non l’ennesima lista di buone intenzioni. Ma percorsi veri, costruiti a partire dai bisogni espressi dai giovani e da quello che il mercato del lavoro oggi richiede. «I ragazzi ci hanno detto cosa vogliono – ha spiegato l’assessore alla Programmazione Carmelo Romeo – e noi li abbiamo ascoltati. I laboratori non sono imposti, ma generati da richieste reali. È un lavoro di restituzione, ma anche di fiducia».
Lo ha sottolineato anche il consigliere delegato Giuseppe Giordano: «“Generattivi” è nato per allargare la partecipazione dei giovani alla vita cittadina. Qui si parla di opportunità concrete: un coworking gratuito per la fascia 18-35 anni, la possibilità per i minorenni – con autorizzazione – di accedere ai percorsi, e soprattutto laboratori che puntano a una formazione moderna, spendibile, in linea con le nuove professioni».
Nel dettaglio, sono tre i percorsi chiave avviati in questa prima fase: Music Production, Storytelling digitale e BIM Design.
Sul primo si è espresso il direttore del Conservatorio “Cilea”, Francesco Romano: «Il laboratorio per music producer è stato pensato per valorizzare le competenze musicali in chiave contemporanea, con l’uso di software professionali, home studio e piattaforme digitali. La figura del producer oggi è centrale non solo nell’industria musicale, ma anche nel mondo delle colonne sonore, del gaming, della pubblicità. E noi formiamo professionisti in grado di starci dentro, non semplici dilettanti».
Sulla stessa lunghezza d’onda, il direttore dell’Accademia di Belle Arti, Piero Sacchetti, che ha puntato tutto sull’importanza dello storytelling visivo: «Per raccontare storie oggi servono competenze. Non basta un telefono e un account Instagram. Bisogna conoscere la grammatica narrativa, saper usare le immagini, dominare i linguaggi dei social. Lo storytelling è diventato una professione a tutti gli effetti, e l’Accademia ha il compito di formare chi vuole farne un mestiere, non un passatempo».
A chiudere il cerchio, il contributo del prof. Massimo Lauria, prorettore dell’Università Mediterranea, che ha illustrato il percorso dedicato al BIM (Building Information Modeling): «Si tratta di un laboratorio avanzato dedicato alla progettazione architettonica integrata. Il BIM è oggi lo standard in tutti i principali studi europei per progettare edifici, infrastrutture, opere pubbliche. Abbiamo scelto di puntare su questo perché dà competenze solide, immediatamente spendibili, e forma figure ricercate dal mercato».
Ma oltre le schede tecniche, resta il cuore del progetto: creare luoghi in cui i giovani non siano più spettatori. Lo ha detto con chiarezza il sindaco Giuseppe Falcomatà, rilanciando il valore della presenza, della cura e dell’incontro: «In questa città nessuno si salva da solo. Questo centro di aggregazione – nato in un bene confiscato – è già molto frequentato. Ora avrà una sua disciplina e uno scopo preciso: far incontrare le idee dei ragazzi, farle crescere e trasformarle in qualcosa di concreto. È questa la vera sfida: dare strumenti e dignità a chi vuole restare, creare, generare futuro».