Lamberti: «Per una festa il presupposto è che il lavoro ci sia. Il Comune può creare condizioni vantaggio per chi vuole investire qui»
Il candidato del “Polo civico” rilancia il progetto sulla diportistica legata ad una mobilità intermodale efficiente capace di accorciare le distanze
Di Eduardo Lamberti Castronuovo *
Il primo maggio è giustamente riconosciuta come festa dei lavoratori, però il presupposto è che il lavoro ci sia, perché se non c'è lavoro non ci possono essere i lavoratori. Il compito del Comune non è certamente quello, peraltro sospettabilissimo, dell'utilizzo dei concorsi o delle stabilizzazioni per scambiare voti, no, il compito di un Comune è quello di creare le condizioni perché si possano realizzare e istituire posti di lavoro sia nel pubblico che nel privato.
A mio sommesso parere il Comune di Reggio Calabria potrebbe mettere in pratica alcune idee che indirettamente genererebbero molti posti di lavoro, per esempio cominciamo dal porto di Reggio Calabria che al momento altro non è che uno spazio del tutto inutilizzato e che invece potrebbe portare tanti posti di lavoro anche di alto profilo, per esempio basterebbe far diventare il porto di Reggio Calabria un porto turistico con del personale che possa controllare le imbarcazioni durante tutto l'anno, la vigilanza è fondamentale. Tutta la zona dell'ex Cementir, tanto per intenderci, potrebbe essere utilizzata per una serie di artigiani e professionisti di alto livello, per esempio architetti, falegnami, elettricisti, tappezzieri e chi più ne ha più ne metta per il ricovero, gli aggiornamenti e tutto quello che può servire per il diportismo.
Notoriamente il diportista è molto disponibile per spendere e nello stesso tempo per mantenere la propria imbarcazione allo stesso livello di quando l'ha comprata. Per questo dico che Reggio Calabria può diventare il porto delle più grandi città del nord. I milanesi per esempio per raggiungere la costa Ligure, che è la loro meta preferita, ci impiegano tre ore, tre ore e mezza, anche di più nei giorni di festa.
Con un sistema di intermodalità, per esempio aeroportuale, il milanese che notoriamente ha un'imbarcazione anche di livello, potrebbe prendere l'aereo a Milano, arrivare in un'ora e venti a Reggio Calabria, trovare subito una navetta che lo porta al porto, salire sulla sua imbarcazione, veleggiare o fare quello che vuole a seconda dell'imbarcazione che ha, nello stretto di Messina, alle isole, o addirittura andare in Grecia, per poi ripartire il lunedì mattina alle sei per essere alle otto sul posto di lavoro. Ecco come Milano potrebbe avere Reggio come porto e quindi posti di lavoro a non finire. Si badi bene che il diportismo non è solo nelle mani dei magnati milanesi, ma di tutti. Ormai tutti hanno un'imbarcazione grande o piccola a seconda delle possibilità economiche, ma l'imbarca grande o piccola ha sempre bisogno di manutenzione, di meccanici, di ebanisti, di elettricisti, di tutte queste professionalità.
Ancora, la Calabria ha, e quindi Reggio in particolare, delle grosse possibilità in tutti i settori, a partire dall'agricoltura, perché da noi i frutti maturano prima, all'industria conserviera, all'industria di trasformazione, basta abolire o abbattere gli ostacoli burocratici che spesso e volentieri scoraggiano qualunque impresa a venire qua. La delocalizzazione delle imprese dal nord al sud dovrebbe essere un sistema incentivato dal Comune, ecco come il Comune può creare le condizioni, in modo tale che la grossa industria abbia economicamente dei vantaggi nel delocalizzare la propria produzione. La vicinanza col mare, col porto di Gioia Tauro e con l'aeroporto funzionante potrebbero essere delle ottime attrazioni economiche, nel senso che fanno risparmiare alle grandi aziende i costi che stando sulla pianura padana, per esempio, devono affrontare.
Ma per non parlare per esempio della viabilità o meglio della trasportistica verso tutti i centri della città metropolitana, per non parlare ancora di quelle possibilità che si chiamano punti di aggregazione oltre che scuole di vita, che sono i teatri. A Reggio Calabria non ce ne sono, mentre operatori del settore ce ne sarebbero migliaia e pronti anche a tornare a Reggio Calabria se si trovano fuori. E così tutti e tantissimi altri settori che possono essere meglio utilizzati di come lo sono in questo momento. Solo così si potrà parlare di lavoratori e di lavoro, in effetti il lavoro c'è e i lavoratori pure, bisogna trovare il sistema per far incontrare queste due forze.
*candidato sindaco per il “Polo civico”