Metodo e discontinuità, nel centrosinistra prove di unità in vista della scelta del candidato da demandare ai partiti o alle Primarie
Il tavolo allargato dei partiti e movimenti che si riconoscono nel centrosinistra si aggiornerà lunedì prossimo con l’intento di non rimanere impantanato
Si conosceranno probabilmente lunedì prossimo gli step che il centrosinistra reggino compirà nelle prossime settimane in vista delle elezioni comunali. O almeno così sperano i protagonisti dell’incontro avvenuto ieri sera nella sede della Federazione del Partito Democratico che, dando seguito alla riunione prenatalizia che aveva messo insieme i partiti che si riconoscono nella maggioranza uscente, ha allargato il tavolo anche ai movimenti civici del variegato mondo del centrosinistra. Alla riunione d’altra parte erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti di Partito Democratico, Italia Viva, Partito Socialista Italiano, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Repubblicani e Alleanza Verdi e Sinistra, i gruppi Red e Rinascita Comune, ma anche Onda Orange.
Una riunione fiume, insomma, cominciata intorno alle 16:30 e protrattasi per tutto il pomeriggio, che si è aggiornata a lunedì prossimo per arrivare ad una decisione definitiva. D’altronde le opzioni sul tavolo sono soltanto due: candidato unico capace di mettere d’accordo tutti o primarie di coalizione.
I dem quale partito di maggioranza relativa tengono le fila del discorso con l’intento di fare sintesi per unificare e rafforzare la coalizione, ma anche riconoscere i limiti registrati durante la sindacatura Falcomatà e valorizzare i meriti di chi è rimasto. Anche perché se c’è un dato incontrovertibile e difficilmente contestabile, è proprio quello della crisi di rapporti all’interno della maggioranza che sostiene l’amministrazione uscente. Più di qualcuno ha fatto notare che in questi anni quella che è mancata è stata proprio la politica, generando a più riprese un fuggi fuggi generale, a volte anche dall’altra parte dello schieramento di centrosinistra, che pure si considera più numeroso (se si guarda alla potenziale composizione delle liste) di quello degli avversari. Allora il recupero anche delle tante civiche che si sono sfaldate durante quest’ultimo scorcio di consiliatura, diventa un imperativo, che passa anche attraverso un rinnovato rapporto con il cittadino, altro elemento venuto fuori dal confronto.
Insomma il centrosinistra vorrebbe essere l’artefice del proprio destino in una tornata elettorale che se pur non si può dare per persa in partenza, vede la coalizione partire in una posizione di svantaggio.
In tal senso le primarie potrebbero svolgere anche questo ruolo, quello cioè di riparare in qualche modo al danno d’immagine, se così vogliamo chiamarlo, che ha rischiato di ingigantirsi proprio nelle ultime settimane. Anche per questo c’è chi ha chiesto continuità, ma solo nelle scelte amministrative e non certo politiche.
Va da sé che le primarie non sono considerate un toccasana da tutti. E non a caso sarebbe stato nuovamente il Movimento 5 stelle (ma non solo) a metterle fortemente in dubbio. Anzi, a scartarle. La città è profondamente cambiata dal 2014, epoca in cui si tennero le ultime primarie per la scelta del candidato e farne ricorso oggi – è il ragionamento pentastellato – servirebbe solo a dimostrare che il centrosinistra non è in grado di trovare un nome, uomo o donna che sia. Insomma, si caldeggia la “supremazia” dei partiti rispetto al tavolo allargato, considerando le primarie un errore strategico che spaccherebbe la coalizione, tenuto conto che alle primarie potrebbe andare a votare chiunque.
Per questo altri hanno chiesto regole chiare e trasparenza per uno strumento – le primarie – che spianerebbe la strada ad un programma condiviso. Altri ancora avrebbero messo alla berlina anche il sistema comunicativo del centrosinistra, battuto sonoramente dalla propaganda che è capace di fare il centrodestra.
Insomma le forze politiche e civiche presenti alla riunione si sono date sette giorni di tempo e in qualche maniera un aut-aut: portare i papabili sul tavolo e provare a capire se ce n’è uno capace di unire la coalizione, o ricorrere alle primarie.
Tra i papabili (naturali o che si sono messi “a disposizione”) ci sono naturalmente i nomi di Mimmetto Battaglia, Carmelo Versace, Massimo Canale, Anna Nucera e forse, mormora qualcuno, anche Gianni Muraca, che in molti vedono più vicino ad Italia viva che al Partito democratico. Su questa base, a cui potrebbe unirsi qualche altro nome, si terrà il prossimo confronto, con la speranza di trovare il candidato ideale per tutti. Con una regola, ribadiscono i soliti ben informati: «qualunque sia la scelta bisognerà proseguire uniti».
Un passaggio importante, questo, perché il centrosinistra intende dare la percezione di unità delle forze che lo compongono, tanto alla cittadinanza che allo schieramento avversario. E già l’unità sarebbe tanta roba.