Nasce a Reggio l’Osservatorio sulle Candidature
Enzo Cuzzola: «Il movimento attende e sollecita progetti, visioni e proposte fattibili, costruite a partire dalla conoscenza dei bilanci, dei regolamenti, degli strumenti di programmazione e degli atti già approvati»
«Raccogliendo la sollecitazione e la provocazione civile di Pino Falduto, nasce l’Osservatorio sulle Candidature, un libero movimento civico, apartitico e volontario, promosso da cittadini che ritengono non più rinviabile la necessità di riportare il dibattito elettorale su un terreno di serietà, trasparenza e responsabilità». È quanto scrive in una nota Enzo Cuzzola.
«L’Osservatorio non è un partito, non è un comitato elettorale e non sostiene candidati né liste.
Non nasce contro qualcuno, ma per la città e per i cittadini chiamati a scegliere. Il suo obiettivo è semplice e al tempo stesso decisivo: distinguere tra dichiarazioni di intenti e reali proposte di governo, verificando se programmi, manifesti e prese di posizione pubbliche siano coerenti con gli atti, i vincoli e la situazione reale dell’ente.
In una fase in cui iniziano a emergere annunci, posizionamenti e documenti programmatici, riteniamo corretto dirlo con chiarezza: il confronto sui contenuti non è ancora realmente iniziato. Prevalgono, per ora, formule generiche, visioni non misurate e affermazioni che non tengono conto dei limiti amministrativi e finanziari entro cui una città è chiamata a governarsi.
Per questo l’Osservatorio attende — e sollecita — progetti, visioni e proposte fattibili, costruite a partire dalla conoscenza dei bilanci, dei regolamenti, degli strumenti di programmazione e degli atti già approvati. Non per esercizio accademico, ma perché senza questa base ogni promessa rischia di restare irrealizzabile.
L’Osservatorio opererà con un metodo pubblico e verificabile, attraverso:
la lettura e l’analisi di documenti ufficiali;
valutazioni motivate e accessibili;
domande pubbliche rivolte ai candidati;
la pubblicazione dei contributi sulla stampa locale e sui social.
Ai candidati saranno poste domande semplici ma decisive:
quali atti intendono cambiare, con quali strumenti, entro quali vincoli e in quali tempi.
Non per spirito polemico, né per esercizio di superiorità tecnica, ma per rispetto verso la città e verso chi è chiamato a votare.
Perché governare non significa raccontare la realtà, ma assumersi il peso delle decisioni che la cambiano».