Nasce il Comitato azzurro “per il si” alla Riforma: «È solo una nuova veste architettonica a ciò che c’è già»
Nella sede del coordinamento regionale di FI presentato il Comitato presieduto da Pino Palmisani che definisce il riordino una cosa di buon senso. L’affondo di Natale Polimeni sul profilo culturale: «Oggi Il pm viene percepito dal cittadino come un giudice, ma dovrebbe stare accanto a noi»
L'obiettivo è quello di apportare un «contributo qualificato» al dibattito che si è ulteriormente acceso attorno alla Riforma della giustizia avviata dal Governo Meloni, in un periodo che ci porterà alla campagna referendaria che si concluderà il 22 e il 23 marzo prossimo con il voto sul referendum confermativo. Nasce così il Comitato per il “Si” alla Riforma, presentato questa mattina nella sede del coordinamento regionale di Forza Italia, dove a fare gli onori di casa c’era il segretario di grande città Tonino Maiolino, secondo il quale «le ragioni del “si” possono essere semplici ma molto profonde». Intanto il consigliere comunale azzurro ricorda che «questa è una vittoria di Silvio Berlusconi che ha lottato per tanti anni per una giustizia giusta ed efficace. Di una riforma costituzionale della giustizia ne ha fatto una sua battaglia e oggi è una sua vittoria». E d’altra parte Maiolino ci tiene ad evidenziare che «non è una riforma contro nessuno ma è una riforma per avvicinare i cittadini alle istituzioni». Concetto in voga anche nei successivi interventi che però sono entrati più nello specifico. «Noi vogliamo che all'interno delle aule del Tribunale – ha concluso Maiolino - i cittadini vengano giudicati da un giudice che sia terzo rispetto a quello che è il pm o l'avvocato difensore».
Il Comitato cittadino “per il SI”, sarà presieduto dall’avvocato Giuseppe Palmisani, che nelle fila azzurre riveste il ruolo anche di responsabile elettorale. Per lui questa «è una riforma sostanzialmente di buon senso perché è una riforma che in pratica allinea il nostro ordinamento giudiziario, quindi allinea il nostro Paese a quelle che sono anche le discipline di tanti altri Paesi dell'Europa occidentale che già su questo sono avanti. Un sistema produttivo, efficace ed efficiente in Austria, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Svizzera, in Olanda, in Belgio, è un sistema che sostanzialmente ha dato i propri frutti, nel senso che è un sistema che effettivamente riesce a garantire e a rassicurare i cittadini nel loro rapporto con la giustizia».
Per Palmisani il concetto che deve passare è che si tratta di una riforma che «vuole tutelare e rassicurare i cittadini, riavvicinarli al pianeta giustizia attraverso dei meccanismi, attraverso delle procedure che restituiscano fiducia in questo sistema giudiziario». Una riforma che trova fondamento nell'articolo 111 della Costituzione, che garantisce e disciplina il processo cosiddetto giusto. «Già questa affermazione di giudice terzo ed imparziale – sostiene Palmisani - sta a significare una netta demarcazione. C'è un giudice terzo, evidentemente quindi un giudice che è altro rispetto alle altre due parti che sono in causa del processo, quindi l'accusa e la difesa. Quindi un giudice terzo che abbia delle caratteristiche che non si possa confondere con chi appartiene anche a quello stesso sistema, a quello stesso ordinamento giudiziario».
Poi, l’affondo sulla situazione odierna. «Qual è il timore dell'associazione nazionale dei magistrati? Qual è la ragione fondamentale per cui ci si oppone a questa riforma? Il timore è che il pubblico ministero venga associato al potere esecutivo. Io vorrei domandare, dove è scritto? In quale parte della riforma è scritto che il potere esecutivo esercita il controllo sull'attività del pubblico ministero o del magistrato? Non mi pare che sia scritto da alcuna parte. Quindi siamo in presenza di una affermazione che è assolutamente destituita di fondamento, che non ha nessun fondamento, che è assolutamente fuorviante. La verità vera è che oggi sono i magistrati ad essersi sottoposti al controllo del potere politico, perché è proprio la stessa esistenza dell'associazione nazionale dei magistrati, che come tutti sapete e tutti sappiamo è costituita da tante correnti, ognuna riferibile ad una posizione ideologica, ed è proprio questa stessa presenza che determina il condizionamento del controllo sul magistrato. Viceversa la mancanza e l'assenza delle correnti è l'unico strumento, l'unico rimedio che possa garantire che questa sottoposizione invece non ci possa essere».
Dopo un accenno ai due Csm, Palmisani ha sottolineato come ci sia anche un'altra ragione per la quale è opportuno che questa riforma vada avanti, che è quella della specializzazione. «Noi ci troviamo sostanzialmente in presenza di due funzioni che di fatto equivalgono a due professioni e se equivalgono a due professioni queste funzioni vuol dire che hanno la necessità di avere una specificità, una specificità nella preparazione, una specificità nell'approfondimento. Per quanto riguarda il magistrato inquirente avrà la necessità di una particolare capacità investigativa, di una particolare capacità nel raccogliere le prove, se volete anche una particolare capacità dialettica. Tutte condizioni e qualità, queste, che invece al giudice non sono richieste, perché al giudice si chiede soltanto serenità, competenza ed equilibrio».
Per l’avvocato Natale Polimeni, invece, il messaggio che si dovrebbe trasmettere ai cittadini è quello che stanno vivendo un particolare momento storico, un momento storico importante, che culminerà nel referendum. «E' una data inseguita per circa 25 anni dall'avvocatura, inseguita per 25 anni dall'Unione delle Camere Penali, ed è un momento fondamentale perché si arriva, si spera di giungere ad una riforma costituzionale che riguardi un intero titolo della Costituzione».
Polimeni vorrebbe si abbandonasse tanto il terreno della conflittualità, quanto quello politico: «è giusto rivendicare la paternità delle battaglie sulla giustizia, ma in questo momento storico è giusto far passare il messaggio della terzietà, e a me basta la terzietà, non mi serve neanche sottolineare l'imparzialità, perché il giudice deve essere terzo nel momento in cui è equidistante o equivicino dalle parti del processo. E ciò che si sta verificando è un'evoluzione storica importante iniziata nel 1988. Nel 2026 si auspica che si arriverà al momento più importante che la destra riformista e liberale, ha voluto, ma che anche una sinistra illuminata, parlo di Cassese, parlo anche di chi era più rivoluzionario come Di Pietro, ma parlo anche di Giovanni Falcone, ha seguito ha voluto e ha portato avanti. Quindi, quella che si sta verificando è che la magistratura tenta di far passare come una rivoluzione culturale, giuridica e giudiziaria non è altro che dare una diversa veste architettonica a ciò che c'è già. Dobbiamo solamente dargli un'estetica diversa, ma c'è già».
Una necessità avvertita naturalmente anche dall’avvocatura nell'aula: «Qual è la nostra esigenza? È quella di allontanare quel respiro inquisitorio del giudice».
Ma di più, Polimeni si affida alle statistiche - «che non sono partigiane» - per sostenere le sue tesi: «Le richieste di archiviazione di procedimenti iscritti 444.430 alle richieste. Quelle del gip 385.633. L’87% delle richieste avallate. Le richieste d'autorizzazione a disporre intercettazioni, strumento estremamente invasivo, 94%. Convalida dei decreti in urgenza, una richiesta di sequestro d'urgenza, convalida 95%. Richieste di proroga di intercettazioni, 99%. Proroga urgente ex articolo 31 della legge 203 del 91, materia di criminalità organizzata, 100%. Sono questi i dati che dobbiamo far passare, che vi danno un riscontro effettivo di quello che è il modus operandi».
Infine, dopo aver sostenuto la validità della creazione di due Csm a garanzia di tutti gli attori, Polimeni ne ha fatto anche una questione culturale: «Il pm viene percepito dal cittadino come un giudice. La richiesta del pm, l'accettazione dell'ordinanza di custodia cautelare, è già una sentenza per il popolo. Da lì inizia il linciaggio mediatico, da lì inizia il circuito mediatico giudiziario, da lì si inizia a rovinare una persona. Perché c'è questa percezione del valore di quella figura, che invece dobbiamo portare accanto a noi».