Sezioni
21/05/2026 ore 18.00
Politica

Nuccio Azzarà: «Resto autenticamente civico, conosco bene le criticità della città perché cammino a piedi e parlo con i cittadini»

Non si arresta l’impegno del noto ex sindacalista che aveva mosso i primi passi di questa tornata elettorale con il Polo Civico, poi la decisione di schierarsi con la coalizione di centrodestra all’interno di “Reggio protagonista”. La critica a Lamberti e l’endorsement nei confronti di Cannizzaro. I nodi di Piazza del Popolo e del ponticello sul Calopinace. «Ho avuto due maestri di nome Italo...»

di Claudio Labate

«Intanto ci tengo a precisare che io rimango un civico autentico, a differenza di chi fa civismo per convenienza. La storia personale di ognuno di noi deve portare un contributo di forte credibilità. Io parto dal presupposto di conoscere molto bene la situazione critica della nostra città, che da 12 anni vive una fase di profonda disamministrazione ed è piegata su se stessa. Non lo dico certo oggi per la prima volta: già cinque anni fa, da dirigente sindacale, ho promosso in Piazza Italia la manifestazione Cgil-Cisl-Uil intitolata "Reggio Riparti". C'è un divario enorme da colmare e la ricetta del Polo Civico, guidato da un medico, non è adeguata per curare i mali di questa città».

Così senza fronzoli, o peli sulla lingua, Nuccio Azzarà, candidato al rinnovo del Consiglio comunale, per la lista “Reggio Protagonista” spiega nel salotto del truck del network LaC, che in questi giorni di fine campagna elettorale sta presidiando piazza Italia, la sua collocazione nella coalizione di centrodestra, dopo aver attivamente collaborato alla nascita del Polo civico, sotto le cui insegne si candida alla carica di sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo. Spiegando a suon di metafore anche quali sono state le ragioni profonde che lo hanno spinto a lasciare quel progetto

«Ho dovuto lasciare il Polo Civico perché è un progetto spento, un binario morto. Chi lo guida dice di avere le chiavi di un "Oriente Express", dimenticando però che su quel famoso treno si consumò un omicidio eccellente. Per me, dentro quell'Oriente Express politico, si è perpetrato un omicidio ai danni della democrazia e della libertà. Sono stato persino inserito in una lista di proscrizione interna per le mie posizioni. Ma avendo avuto spazio sui canali televisivi nazionali, non mi cruccio di questo: fortunatamente in città esistono ancora giornalisti liberi che danno voce a tutti».

Questa campagna elettorale è partita un po' in sordina, ma ora sembra finalmente entrare nel vivo dei temi dopo una fase di toni molto accesi. Qual è il tuo giudizio sul suo andamento? Si sta parlando davvero dei problemi della città?

«Credo che in alcuni elementi si stia facendo. Io parlo chiaramente per la mia parte: ritengo che in questo momento il centrodestra abbia i numeri e le capacità per governare bene. Una "catena di comando" coesa, che colleghi il Comune, la Città Metropolitana, la Regione e il Governo nazionale, rappresenterebbe una chance straordinaria per Reggio Calabria. Guardando gli altri schieramenti, lo dico con estrema franchezza e senza ideologismi, i candidati a sindaco non mi sembrano all'altezza di una città così importante lo dico senza infingimento perché la città di Reggio è una città importante, ha bisogno di protagonisti nel vero senso della parola. E al di là della presenza dell'onorevole Cannizzaro non credo che ci sia qualcuno che possa essere all'altezza, lo dico obiettivamente, non lo dico come un fatto né ideologico né di appartenenza perché io continuo a essere un uomo libero da qualunque tipo di impostazione di carattere generale. La mia è solamente un'autentica e vera passione nei confronti della mia città e devo dire la verità, desidererei che chi si appresta a voler governare la città abbia le idee chiare, questo al di là di slogan e di piccole parole non c'è. E poi ci vuole molta voglia di rischiare anche perché i temi che porta avanti la criticità della città sono tanti. Quindi manca una visione chiara e manca la voglia di rischiare».

A proposito di rischiare e di temi concreti, su quali criticità specifiche hai deciso di concentrare la tua attenzione?

«Ho deciso di accendere i riflettori su responsabilità che non sono soltanto politiche. In questa città esiste una classe dirigente amministrativa e tecnica che, a mio avviso, ha prestato il fianco al blocco di moltissime opere pubbliche, che infatti non sono mai state ultimate. Quando in passato ho sollevato il problema, il capo ufficio stampa del Comune ha replicato definendo le mie posizioni delle "amenità". I fatti però mi hanno dato ragione: l'autorità giudiziaria ha condotto un'operazione di enorme importanza. Da cittadino, prima ancora che da candidato, rivolgo un forte applauso alla magistratura e alle forze dell'ordine per aver alleggerito il clima pesante e l'atmosfera opprimente che si respira in questa città».

Hai menzionato due parole chiave: passione e voglia. Chi ti conosce, ti riconosce proprio queste qualità. Ti si vede passeggiare in lungo e in largo per la città e attraverso i tuoi canali social affronti i temi che ritieni più caldi per il futuro di Reggio Calabria. In questo senso, quali sono i tuoi veri cavalli di battaglia in questa campagna elettorale?

«I miei cavalli di battaglia sono innanzitutto la costanza e la coerenza. I cittadini di Reggio sanno bene che ci sono soggetti che si ricordano di amare questa città soltanto ogni cinque anni. Sono dei veri e propri ectoplasmi politici: compaiono per le elezioni, danno sfoggio della loro preparazione e si mettono a fare video. Io voglio tranquillizzare i reggini: dopo il giorno 25 saranno finalmente liberi da tutti questi filmati, che spariranno nel nulla. Da parte mia faccio una promessa: a prescindere da quale sarà l'esito del voto per me, io continuerò a macinare chilometri, a incontrare la gente e a denunciare quello che non va. Provengo dal sindacato e mi sono sempre considerato un cattolico impegnato; mi definisco un "sindacalista della vita". Oggi passo alla politica attiva, ma mantengo alta l'attenzione sul ruolo che l'opinione pubblica deve esercitare. La politica si muove e si allerta solo quando i cittadini si allarmano. Se alziamo il livello di attenzione e il senso critico della gente, le cose cambiano. Ho avuto la fortuna di avere due grandi maestri, Italo Falcomatà e Don Italo Calabrò — guarda caso due persone di nome Italo — da cui ho imparato che bisogna saper ascoltare, accettare le critiche e confrontarsi apertamente con le persone. Per questo cammino a piedi: camminando la gente ti ferma, ti chiede risposte e tu devi dimostrare disponibilità autentica».

Dunque, muovendoti da una parte all'altra della città, quali sono i nodi urbani che stai sollevando? Penso alla questione di Piazza del Popolo o al ponticello sul Calopinace, rimasto incompiuto dopo tantissimi anni...

«Esatto. Su Piazza del Popolo, uscendo dall'impegno sindacale, passavo di lì due volte al giorno e ho deciso che quello sconcio doveva finire. Mi sono messo a studiare le carte e ho fatto emergere verità che pochi conoscevano: quella piazza è di proprietà del Demanio dello Stato e non del Comune, e su di essa pende un vincolo storico-culturale. Di conseguenza, l'utilizzo che se ne faceva era totalmente illegittimo. Ho battuto tanto su questo tasto e ho denunciato la situazione finché, un anno e mezzo fa, la piazza è stata finalmente sgomberata. Il mio impegno però continua perché c'è chi tenta continuamente, in modo silenzioso, di riappropriarsi di quello spazio. C'è un assedio costante e su questo sono molto severo con le autorità preposte, come i Vigili Urbani, che non fanno il loro dovere. Sul ponte Calopinace, invece, ho seguito la vicenda fin dall'inizio. Alla fine, pur essendo un semplice cittadino, mi sono deciso a chiedere formalmente l'accesso agli atti, un passo che avrebbero dovuto compiere altri soggetti istituzionali preposti a queste funzioni. Se un cittadino è costretto a chiedere gli atti e persino a subire dei rifiuti, significa che qualcosa non va. Sulla scorta di questa forte pressione, il Comune ha infine rescisso il contratto con la ditta a soli 20mila euro dalla conclusione dei lavori: un motivo evidente ci sarà. Su questo argomento mantengo la parola data: il giorno 22 andrò alla Guardia di Finanza a depositare un esposto regolare. Saranno poi i finanzieri ad andare a prelevare i documenti. Il vero male di questa città risiede nella macchina amministrativa comunale, dove le competenze migliori sono state messe da parte per prediligere altri soggetti, creando responsabilità immense».

Siamo arrivati alla fine di questa intervista: perché votare Nuccio Azzarà, perché scegliere la lista "Reggio Protagonista" e Cannizzaro sindaco?

«Io ritengo di non dover fare alcun appello al voto. Arrivati a questo punto della campagna elettorale, le parole perdono di significato. È la storia personale di ognuno di noi che deve guidare gli elettori a scegliere da quale parte stare. Contano i fatti. Se i cittadini hanno la capacità e le giuste chiavi di lettura per analizzare la realtà, la scelta verrà da sé in modo del tutto spontaneo. Chi deciderà di scrivere il nome di Nuccio Azzarà sulla scheda elettorale, sceglierà di votare per la sua storia e per la sua credibilità».