Onda Orange, la restanza come scelta politica: il gruppo che vuole rimettere Reggio al centro
Non un partito, ma un progetto civico aperto. Non un’operazione nostalgica, ma una proposta per il futuro. Onda Orange si affaccia sulla scena cittadina da Piazza Orange – simbolo urbano di passaggi, mercati, sguardi incrociati – con l’ambizione di trasformare l’amore per Reggio Calabria in prassi politica, impegno concreto, lavoro condiviso. Alla guida, Massimo Canale, ex consigliere comunale e oggi ideatore e promotore di questo movimento trasversale che si fonda su una premessa semplice: chi resta deve potersi mettere in gioco.
Attorno a questa visione si muove un gruppo composito, che della diversità di traiettorie personali fa la propria forza. C’è chi ha studiato filosofia contemporanea e oggi si occupa di comunicazione politica, portando con sé l’urgenza di affrontare i dati drammatici sull’emigrazione giovanile. Non si tratta solo di numeri – oltre 27.000 giovani reggini persi in dieci anni – ma della necessità di ripensare il ruolo delle università e del mondo della formazione, per agganciarli davvero al tessuto vivo del territorio.
C’è chi viene dal mondo dell’impresa, con decenni di esperienza nel settore agroalimentare, e prova a spostare il dibattito sul lavoro vero: quello da costruire, da far crescere. Le parole d’ordine sono formazione e interconnessione. Formare gli imprenditori, formare i giovani a essere lavoratori e cittadini consapevoli, creare ponti tra scuola, università e quelle realtà produttive – poche ma resistenti – che ancora credono nel Sud.
C’è chi lavora da sempre nel sociale, sul confine sottile tra fragilità e diritti. L’idea è che non si può pensare alla città del futuro senza mettere al centro il contrasto alle mafie, la tutela dei più deboli, l’attivazione di buone pratiche nel quotidiano. Servono competenze, ma serve anche gratuità: la politica, per essere civile, deve uscire dal recinto dell’interesse personale e tornare a essere dono.
C’è anche chi conosce bene le strade dell’entroterra, le coste, i sentieri invisibili del turismo che non fa rumore. Guida escursionistica, storico, operatore sul campo, porta dentro il gruppo una visione economica del turismo che non si esaurisca nei flussi, ma che ragioni su come trattenere, integrare, far fruttare. Biglietti unici, servizi integrati, accessibilità reale: perché Reggio può essere meta, non solo passaggio.
Onda Orange si muove su cinque assi tematici: turismo, legalità, lavoro, decoro urbano ed extraurbano, cultura. Ma, più che il programma, è il metodo che segna una discontinuità. L’idea è che per alzare il livello del dibattito e dell’azione politica serva innanzitutto contaminazione. Non a caso, all’interno del gruppo convivono esperienze e identità diverse, che si riconoscono però in una parola: restanza.
«Abbiamo scelto questa piazza – spiega Canale – perché è un cuore vivo della città. Un luogo attraversato da storie, mercati, voci. Il sogno è quello di restituire ai cittadini il senso della partecipazione, del contributo attivo. Non si può più essere spettatori. Chi resta, chi torna, chi ha qualcosa da dare: oggi è il tempo di mettersi in gioco».
Senza bandiere, senza steccati, senza nostalgie. L’ambizione è lavorare a una proposta concreta in vista delle prossime elezioni amministrative, dialogando con il campo moderato e con chiunque sia disposto a immaginare un’alternativa credibile. Nessuna pretesa di primogenitura, ma la volontà chiara di esserci. Perché se il centro della città è una piazza, il centro della politica – quella vera – dovrebbe tornare a essere la cittadinanza.