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01/11/2026 ore 06.30
Politica

Parte civile nei femminicidi, per De Blasio un impegno che viene da lontano: «Le istituzioni siano casa per tutte le donne»

Dal caso di Angela Battaglia alla sartoria sociale “Soleinsieme”, la presidente dell’VIII Commissione consiliare racconta il percorso che ha portato alla proposta approvata in Consiglio. Il ricordo di Bruna Siviglia ed Elisabetta Gambello: «Andavamo tutte verso la stessa meta»

di Aldea Bellantonio

Il voto unanime del Consiglio comunale sulla costituzione di parte civile nei processi per femminicidio, per Daniela De Blasio, ha dentro una storia lunga. Ci sono le donne incontrate, i procedimenti giudiziari seguiti, i progetti visti nascere e diventare autonomi. C’è, soprattutto, l’esperienza di chi ha già provato a portare un’istituzione accanto a una donna in un’aula di tribunale, cercando una strada anche quando la prima si era chiusa.

La donna era Angela Battaglia, di Bianco, sopravvissuta a diciassette coltellate. De Blasio era consigliera di parità e quel caso, nel racconto affidato ai nostri taccuini, torna come il precedente dal quale partire per spiegare la proposta arrivata oggi a Palazzo San Giorgio. «Avevo tentato la costituzione di parte civile, ma non era stata accettata», ricorda, riferendosi alla richiesta presentata nella sua veste istituzionale. Da lì la decisione di coinvolgere direttamente la Provincia: «Ho proposto questa delibera all’allora presidente affinché si costituisse la Provincia, e così è stato».

Una risposta cercata dentro gli strumenti dell’amministrazione, perché la vicinanza alla vittima potesse trovare posto anche nel processo. È questa esperienza che la presidente dell’VIII Commissione ha riportato nel civico consesso del 27 ottobre, quando l’Aula ha approvato all’unanimità l’atto di indirizzo sulla costituzione di parte civile del Comune nei procedimenti per femminicidio. Un passaggio condiviso da maggioranza e opposizione, che apre un percorso da tradurre nelle valutazioni e negli adempimenti relativi ai singoli casi.

«Ho portato la mia esperienza all’interno del Comune di Reggio Calabria», spiega De Blasio. Un’esperienza che viene da lontano: fa risalire al 1999 l’inizio del suo impegno per le donne, proseguito attraverso incarichi istituzionali, collaborazione con i centri antiviolenza e progetti di sostegno. Nel parlarne, passa dalle decisioni amministrative alle persone che quelle decisioni avrebbero dovuto aiutare. È lì che cerca la misura del lavoro svolto.

«Siamo state sempre accanto alle vittime», dice. Ma la protezione, nel suo ragionamento, deve comprendere anche le condizioni che consentono a una donna di ricostruire la propria autonomia. Un lavoro, uno spazio nel quale ritrovare capacità e fiducia, una possibilità che duri oltre il primo intervento di aiuto.

Quando vuole raccontare che cosa significhi, torna alla sartoria sociale Soleinsieme. È uno dei progetti ai quali è rimasta più legata, e nella conversazione ne ripercorre la nascita con la precisione di chi ricorda anche il cantiere. L’immobile, racconta, era ancora sequestrato, prima della confisca; bisognava ristrutturarlo, renderlo adatto a ospitare un’attività, accompagnare le donne nella costituzione della cooperativa. «È stato anche un azzardo», osserva ricordando la scelta di partire in quella fase. Poi il coinvolgimento dei detenuti nei lavori, il sostegno della Provincia, le visite sul posto quando era consigliera di parità. «Andavo in cantiere. L’ho vista nascere».

La sartoria, avviata nel 2016 attraverso la collaborazione tra istituzioni, associazioni e realtà del territorio, ha offerto occasioni di lavoro e formazione a donne in difficoltà, madri sole e vittime di violenza. A distanza di anni, ciò che De Blasio sottolinea è soprattutto la capacità di quell’esperienza di continuare. «Ci sono delle cose che poi camminano da sole, come questa sartoria che sta continuando a camminare da sola. È bello».

È un risultato al quale torna con orgoglio: aver contribuito a far nascere qualcosa che altre donne hanno poi portato avanti. La durata del progetto, la sua vita quotidiana, diventano la risposta più concreta alla domanda su che cosa rimanga di una stagione di impegno istituzionale.

In questo percorso ci sono anche i legami personali, le donne con le quali ha condiviso battaglie e pezzi di strada. Bruna Siviglia ed Elisabetta Gambello, da poco scomparse, erano state il suo primo pensiero durante l’intervento del 27 ottobre. A loro aveva dedicato l’approvazione del provvedimento, ricordandole davanti al Consiglio comunale. Nell’intervista, Elisa torna con il nome con cui De Blasio la conosceva e con ricordi che risalgono più indietro nel tempo. Con Bruna il cammino condiviso era cominciato dopo. I rapporti avevano attraversato anche periodi di distanza, senza cancellare ciò che le aveva unite. «Poi ci siamo perse, però andavamo tutte verso la stessa meta, che è quella di aiutare le donne, di fare comunque qualcosa di importante per la città».

Il ricordo delle due amiche trova così posto dentro una storia di lavoro e relazioni. Le strade potevano essere diverse, come gli ambiti nei quali ciascuna aveva scelto di spendersi, ma De Blasio riconosce ancora quella direzione comune. È il significato che affida alla dedica in Aula, nel momento in cui un nuovo atto amministrativo raccoglie una parte delle battaglie portate avanti negli anni.

Adesso il luogo nel quale intende proseguire quel lavoro è Palazzo San Giorgio. E l’obiettivo lo esprime attraverso un’immagine precisa: «Sto cercando di costruire all’interno del Comune degli spazi per le donne», perché sia le vittime di violenza sia le donne in generale «sentano il Comune come la loro casa». Una casa capace di offrire protezione giuridica, ma anche morale, e attenzione a esigenze che possono essere molto diverse.

Sul punto di partenza il suo giudizio è netto: dice di aver trovato «un terreno incolto». A questa valutazione accompagna la consapevolezza del lavoro necessario per costruire risposte. «È un percorso lungo», riconosce. E insiste su una condizione: «Non devono essere progetti e cose di facciata».

Le iniziative alle quali sta lavorando passano dalla Commissione e dal confronto con chi opera nei servizi. Racconta la preparazione di uno sportello con il supporto gratuito delle avvocate dell’Associazione matrimonialisti italiani, la collaborazione con il Comitato unico di garanzia interno all’ente e l’intenzione di portare avanti il tema della certificazione della parità di genere.

Una particolare attenzione è rivolta ai consultori. De Blasio vuole allargare il confronto ai bisogni delle donne nelle diverse fasi della vita, dall’igiene mestruale alla menopausa, fino alle necessità di ascolto e sostegno. Questioni che richiama una dopo l’altra, nella convinzione che il lavoro sulle pari opportunità debba entrare anche in ambiti spesso lasciati ai margini della discussione pubblica.

È un’attività fatta anche di contatti, telefonate, proposte che prendono forma parlando. Racconta di aver chiamato un’associazione nazionale per un progetto e di aver trovato una disponibilità tale da cominciare subito a ragionare su un’altra collaborazione. «Sembrava che ci conoscessimo da una vita», dice di donne con le quali non si era ancora incontrata. Poi aggiunge: «Ma quanto sono belle le donne, quanto si uniscono».

Dopo tanti anni, è un aspetto che continua a coinvolgerla: riconoscere in altre persone la stessa volontà di fare e provare a darle seguito. Per questo parla anche di buone prassi, di esperienze realizzate altrove da conoscere e adattare alle esigenze di Reggio. Le idee, spiega, possono arrivare dal confronto con altri territori; il lavoro consiste nel capire come farle funzionare qui.

Nel racconto del lavoro in Consiglio torna spesso il rapporto con gli altri amministratori. Rivendica il sostegno del sindaco Francesco Cannizzaro, al quale riconosce attenzione verso le iniziative proposte: «La sensibilità che ha questo sindaco su questi temi è molto importante». Sottolinea il confronto tra presidenti di commissione e la possibilità di affrontare insieme questioni che riguardano competenze diverse.

La dimensione politica, nelle sue parole, si intreccia con quella quotidiana dei rapporti. De Blasio parla infatti di familiarità nata tra i consiglieri, usa l’immagine dei compagni di scuola, che si vedono ogni giorno e imparano a conoscersi. Dei più giovani apprezza «quella voglia di fare», le idee che emergono discutendo, da unire all’esperienza di chi lavora da più tempo nella pubblica amministrazione.

È dentro questa attività quotidiana che colloca il valore del suo incarico. «Io non ho mai smesso di occuparmi di donne», sottolinea. I ruoli ricoperti in passato entrano nella conversazione, ma il ragionamento torna sempre alla possibilità che quello attuale le offre di incidere sulla vita della città. «Il ruolo del consigliere comunale è importante perché è una leva in più per poter cambiare le cose. Io l’ho interpretato in questo senso». E aggiunge: «Per aiutare la mia città questo è un ruolo chiave».